Canfora: questo Friuli serio e operoso è all'avanguardia nella cultura italiana

Dal professor Luciano Canfora, storico, saggista e massima autorità nel campo della filologia classica, promozione convinta (anzi, a pieni voti) per il Friuli Venezia Giulia, realtà territoriale che gli evoca «l'immagine di un'avanguardia operosa, in un Paese differenziato com'è l'Italia». Nell'ultima giornata del convegno internazionale dei latinisti, promosso a Cividale dalla Fondazione Niccolò Canussio, il maestro - cosí lo chiamano i colleghi - si è prestato a un salto all'attualità. E il quadro che ne emerge plaude, appunto, alla nostra regione, ma decisamente meno al panorama nazionale. - Il Friuli Venezia Giulia lo conosce bene, professore. Che idea se ne è fatto sul fronte delle politiche culturali, in rapporto ad altre zone della penisola?
«Non sono un cittadino di questa terra, quindi è evidente che il mio giudizio non può essere che quello di un lettore di giornali. Seguo sulla stampa le vicende friulane, mi piace tenermi aggiornato: e noto che, in genere, il Friuli Venezia Giulia spicca per serietà. Serietà che definirei estrema. Considero la vostra regione, appunto, una sorta di avanguardia, in ambito italiano. E tutto ciò senza che traspaia un orgoglio odioso: al contrario, il tratto friulano è un tratto di grande umanità».
- Eppure non tutto fila liscio, per quanto ciò non dipenda dall'azione locale. Durante la cerimonia di apertura del convegno dei latinisti, i professori Gino Bandelli e Gianpiero Rosati, portavoci degli atenei di Trieste e Udine, hanno rinnovato il grido d'allarme del mondo universitario regionale: i tagli ai finanziamenti decretati dal Governo stanno condannando a morte la biblioteca del Dipartimento di scienze dell'antichità dell'università triestina, fino a qualche tempo addietro una delle piú fornite e importanti del Nord Italia. La presidente della Fondazione, Carla Canussio, ha da parte sua stigmatizzato la falcidia di contributi per l'organizzazione del congresso, pari addirittura al 66%.
«Certo, la situazione è pesantissima. I tagli sono spaventosi. Il mondo accademico ha piena ragione di protestare per le condizioni di enorme disagio in cui si vede costretto ad operare. Purtroppo le nostre rimostranze sono considerate posizioni di parte, la classe docente universitaria viene catalogata come un'élite che pensa solo ai propri privilegi. Ma attenzione, la politica in corso è pericolosa: le discipline umanistiche hanno una ricaduta complessiva su una nazione, è inutile che si dica che non producono risultati concreti. Contribuiscono a plasmare la classe dirigente, le future generazioni di insegnanti. Adesso userò una parola grossa, che forse farà sorridere, ma io la penso cosí: la formazione classica ha un risvolto spirituale. È fondamentale, insomma. Ai competenti Ministeri non possiamo quindi che lanciare, anzi, rinnovare il nostro appello, immaginando peraltro che rimarrà inascoltato. La verità è che il Governo sta approfittando della crisi globale per colpire là dove ritiene di poterlo fare impunemente».
- Sembra rassegnato.
«Sono amareggiato. La situazione che si è venuta a creare è grave. Il punto è che nel campo della cultura non esiste una politica programmatica, vige la regola del giorno per giorno, regna l'equilibrio delle forze. Ma senza una programmazione, mi pare evidente, non si va da nessuna parte».
- Torniamo al convegno dei latinisti. Il tema di questa edizione era particolarmente accattivante,
Dicere laudes: elogio, comunicazione, creazione del consenso. Un bilancio dei lavori?
«Un'esperienza importante, significativa. L'elemento geniale dell'intuizione del professor Rosati, che lo scorso anno propose il tema dell'appuntamento congressuale 2010, è stato il capire che quella che a noi può apparire oratoria panegiristica inutile, scontata, talvolta falsa, è invece il concreto dispiegarsi della politica sia nella singola città - si pensi ad Atene - sia nell'enorme realtà dell'impero romano. Le dinamiche del potere sono sempre legate al problema del consenso, prendono forma facendo leva sul giudizio veicolato da una ristretta cerchia di intellettuali gravitanti intorno alla corte. Scandagliare queste tematiche e meccanismi, insomma, è una scorciatoia per guardare da vicino il funzionamento della politica antica».
Lucia Aviani
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