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Senza Titolo

SAN VITO AL T.
Colpevoli

giochetti
Nel corso dell’ultimo consiglio comunale, con apposita delibera approvata all’unanimità, è stata risolta e superata l’ultima difficoltà che si era frapposta all’esecuzione dell’opera (la circonvallazione di San Vito al Tagliamento); reperire cioè quasi quattro milioni di euro ulteriormente necessari, ma che la Provincia non aveva più modo di mettere a disposizione. Pare quindi giusto dare atto al sindaco e a tutti gli altri con lui di aver ben operato per procedere senza ulteriori indugi. Almeno si spera. La notizia di stampa è di questi giorni, ma ha dell’incredibile. Dover constatare la becera contrarietà insita a Casarsa nei confronti della strada – sanvitese – il cui progetto risale a oltre vent’anni addietro. Ma come si permettono i casarsesi di interferire così pesantemente negli affari altrui? Meriterebbero, quanto meno, una diffida. Ma è strabiliante l’intervento di una componente del direttivo Pdl che, nel dichiarare il suo dissenso, invita gli amici sanvitesi del partito che – ribadiamo – hanno votato compatti la delibera sopraccitata a un ripensamento! Poiché il sindaco di Casarsa e altri del mandamento, qualche assessore regionale e ora anche la locale sezione Pdl manifestano interesse per una nuova strada il cui tracciato si snoderebbe da Bibione al ponte della Delizia. Bene, questi signori la progettino e fra venti anni, se tutto andrà bene, la costruiscano a beneficio del traffico a venire. I sanvitesi invece vogliono risolvere ora i problemi del traffico cittadino, che continuamente crea gravi danni e incidenti, dopo aver troppo atteso a causa di colpevoli giochetti di potere.
Luciano Girardi
San Vito al Tagliamento
ANIMALISTI
Civile il circo

senza animali
Come sezioni locali dell’associazione Animalisti italiani di Udine e Arta Terme vogliamo esprimere indignazione riguardo all’articolo pubblicato sul Messaggero Veneto di mercoledì 11 agosto inerente al ritorno del circo Orfei a Lignano dal 13 al 29 agosto. L’articolo, di grande impatto visivo, descrive ampiamente i vari spettacoli in cui sono impiegati gli animali, mettendo in risalto solamente l’aspetto divertente del circo, invogliando i genitori a portare i propri figli, senza però menzionare cosa si nasconde dietro il circo stesso. Vogliamo ricordare che gli animali sono tenuti in gabbia e molto spesso anche incatenati, a volte, come già successo in precedenza, senza acqua dentro container sotto il sole estivo, mentre in natura vivono liberi nel loro ambiente. Inoltre sono umiliati, bastonati, domati con violenza per insegnargli a eseguire gli spettacoli che per loro non sono naturali e che li privano della loro dignità in quanto esseri viventi senzienti. Tutto ciò crea disperazione e tristezza.
Vogliamo sensibilizzarvi in modo che prima di essere complici (inconsapevoli) di questa violenza gratuita pensiate che portare i vostri figli al circo non insegna il rispetto verso altri esseri viventi. Gli animali soffrono esattamente come noi. Ricordiamo che nel mondo esistono circhi che hanno scelto di non utilizzare più gli animali, valorizzando invece la bravura di giocolieri, clown eccetera. Il circo senza animali è in sintonia con una società civile. Speriamo di poter comunicare ai cittadini la nostra opinione attraverso le pagine del vostro quotidiano, che per altro ospita anche una pagina che ha sempre rispettato i diritti degli animali.
Andrea Moretti
rappresentante locale
Animalisti italiani
Udine
Michela Kofler
rappresentante locale
Animalisti italiani
Arta Terme
EQUITÀ SOCIALE
Tranquillità

e invidia
Mi nascono spontanee due righe di risposta al signor Giorgio Malagnini di Corno di Rosazzo. Desidero stigmatizzare la trita e ritrita invidia e il livore verso la disparità economiche che lei definisce «ingiustizie» e che emergono dalla sua lettera. Le sue argomentazioni, tra l’altro evidenziate con scarsa rielaborazione critica e secondo un trito copione da manuale affisso alla bacheca della casa sindacale, vedono nel fattore economico l’unica discriminante tra felicità e infelicità, tra il ricco infame e ladro e il povero onesto e sfortunato. La casa sindacale vi ha adusi a porre sulla bilancia della vita solo il peso del denaro, trascurando e omettendo valori etici e ricchezze interiori che possono distribuire felicità e infelicità in maniera diversa dalla bilancia del denaro.
Ma, constatato che il livore che lei cova è radicato sulla differenza tra l’uso di un pattino o di un vascello, le vorrei sottoporre alcune considerazioni. 1) La maggior parte di coloro che usano il vascello contribuiscono a “mantenerla” in cassa integrazione. 2) Se il destino ha voluto per lei la cassa integrazione e l’albergo a 1 stella (non sono queste le disgrazie della vita che lei invece ritiene come tali!) le motivazioni vanno ricercate nel suo status personale e non nel vascello che le taglia la strada: a) lei, come me, non è riuscito a raggiungere una soddisfacente crescita culturale e intellettuale tale che le avrebbe permesso di pilotare il vascello; b) lei, come me, non ha avuto sufficiente capacità di attivismo imprenditoriale tali che le avrebbero permesso di pilotare il vascello; c) lei, come me, non ha avuto la ventura (non la chiamo fortuna) di ereditare beni di famiglia che le avrebbero permesso di pilotare il vascello. 3) Se imputa al sistema scolastico (in ciò concordo!) la poca erudizione ed educazione dei suoi figli non può non riconoscere che il peccato originale della poca serietà della scuola va attribuito proprio alla sua casa sindacale e al sistema livellatorio ed egalitario al basso che a forza di abbuoni e perdonismi non ha permesso la crescita intellettuale di un giovane e ora lo sospinge nelle braccia dei «quattro spiccioli della Fiat» che lei paventa, ma che non può avere l’ardire di pretendere di più. Mi creda, l’invidia del capitale altrui è una bestia cattiva, che inasprisce l’animo e non le porta né il capitale né la tranquillità dell’animo.
Impari a godere del suo pattino e del suo albergo a 1 stella e colga la pace e il benessere che sanno procurarle forse molto di più del rapace vascello fonte del suo malessere.
Tinuccia Lo Curto Somma
Udine
RESIA
Determinazione

ingiusta
Dopo le dichiarazioni del console, del primo ministro e del presidente sloveni che ci hanno assimilato alla Comunità nazionale slovena, ora giunge anche l’ingiusta e temuta determinazione espressa il 6 luglio 2010 dal comitato istituzionale paritetico per i problemi della minoranza slovena, che con la sola astensione del consigliere Ritossa, ha proposto al presidente della Regione Friuli Venezia Giulia l’emanazione di un primo decreto presidenziale relativo all’applicazione del disposto dell’art. 10 della legge numero 38/01. Con l’emanazione di questo decreto gli enti gestori di servizi pubblici (Autovie venete Spa, Anas Spa, Friuli Venezia Giulia strade Spa, Autoservizi Friuli Spa - Saf di Udine, Trenitalia Spa, Aeroporto Friuli-Venezia Giulia, Poste italiane Spa) delle province di Trieste, Gorizia e Udine dovranno applicare il bilinguismo italiano-sloveno su tutti i loro servizi: cartelli stradali, indicazioni per il pubblico, indicazioni alle fermate, biglietti, bus, treni, timbro postale, orari e località. Per esempio, la corriera che fa servizio a Resia riporterà la dicitura italiana (Resia) e quella slovena (Rezija). Inoltre, il sindaco di Resia Sergio Chinese, su ordine della Prefettura di Udine, deve consegnare la prima carta d’identità bilingue a un extra-resiano che della val Resia non conosce né storia né lingua né cultura. Questo atto, che obbliga anche l’esposizione della bandiera slovena, conferma una falsa realtà, perché pone il popolo resiano come comunità nazionale slovena, sloveni in Italia. È così lesa la dignità dei resiani violando gli articoli 2, 3, 6 e 9 della Costituzione italiana nonché la Carta costituzionale europea sui diritti dell’uomo. Malgrado l’esito degli studi sulla genetica resiana – “etnia unica” – e l’insediamento millenario di 1.400 anni in valle, siamo condannati a essere Comunità nazionale slovena, derubati della nostra identità, delle nostre tradizioni e della nostra cultura.
Alberto Siega
presidente Identità
e tutela val Resia
Udine
CALDO
Piantare

più alberi
Nei prossimi anni avremo sempre più a che fare con estati caratterizzate da picchi di caldo più o meno duraturi. Le prime cause del surriscaldamento delle case sono il cemento e la pietra: occorre quindi ombreggiarle con alberi ad alto fusto e con una folta chioma. La casa ne ricaverà subito un abbassamento della temperatura di qualche grado. Ottima infine l’idea di ricorrere al tetto ricoperto da erba per aumentare l’isolamento termico e acustico della costruzione. Bisognerebbe, pertanto, più che seguire le mode del momento, scegliere gli alberi autoctoni adatti a questo scopo.
Andrea Toso
Udine