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Csm, voto a oltranza. E anche oggi fumata nera

ROMA. Quinta fumata nera ieri in Parlamento per l’elezione degli otto membri laici del Csm, che sarà seguita probabilmente questa mattina da una sesta. La maggioranza non ha trovato la quadra sui cinque nomi che le spettano, il che ha portato a votare scheda bianca. I parlamentari del Pdl riferiscono che si attende un «jolly» dal premier Berlusconi, vale a dire un nome che possa ambire al consenso dei membri togati del Consiglio per la vicepresidenza. In ogni caso i presidenti di Senato e Camera hanno deciso le votazioni a oltranza da parte del Parlamento in seduta comune, in modo da arrivare entro il 31 luglio a eleggere gli otto laici.
Ieri la quinta seduta del Parlamento, pur concludendosi con un nulla di fatto, ha fatto segnare una novità, letta come un avvicinamento alla soluzione: per la prima volta è stato raggiunto il numero legale richiesto per eleggere gli otto consiglieri laici, dato che i parlamentari presenti erano 661, più dei 572 richiesti dal quorum dei due terzi.
La fumata nera era comunque preannunciata e in mattinata i capigruppo del centro-destra avevano comunicato ai colleghi del centro-sinistra che essi «non erano pronti», come ha raccontato Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd. Quest’ultima ha svolto una riunione tra il segretario Pier Luigi Bersani, il responsabile Giustizia, Andrea Orlando, e gli uffici di presidenza dei gruppi di Camera e Senato, dove è emersa l’intenzione di votare l’Udc Michele Vietti, oltre a due nomi del Pd. Sull’esponente centrista si punta per la vicepresidenza dell’organo di autogoverno dei magistrati.
Il ragionamento è che per l’incarico oggi tenuto da Nicola Mancino occorre il consenso dei togati, che in consiglio sono i due terzi. Questi, ha spiegato Orlando, hanno fatto capire che non voteranno nomi con forte connotazione di centro-sinistra (come Vittorio Grevi); per evitare una saldatura del consenso dei togati su un nome del Pdl, è bene far quadrato su Vietti, anche se ci sono mal di pancia nel Pd, specie in chi lo ricorda come sottosegretario alla giustizia nel precedente governo Berlusconi. Vietti, assai attivo ieri in Transatlantico, si è mostrato sicuro. Gli altri due nomi del Pd sono Guido Calvi o Luca Petrucci, per l’area progressista, e uno tra Pasquale Stanzione, Pietro Carotti e Glauco Giostra per l’area cattolica.
La quadra non è invece stata raggiunta nel centro-destra. Regge il patto tra Berlusconi e Fini, per cui il finiano Antonino Lo Presti è sempre in gioco: «Direi che è l’unico sicuro», ammette il berlusconiano Osvaldo Napoli. Senza problemi anche Mariella Ventura Sarno, in quota Lega Nord. Il Pdl punta ancora su Annibale Marini, presidente emerito della Corte costituzionale, che si è detto disponibile anche se non ha la garanzia di essere successivamente eletto vicepresidente. Lo potrebbe affiancare Giuseppe Gargani. Manca il quinto nome, ed è su questo che si punta per concorrere alla vicepresidenza del Csm. Tra i parlamentari del Pdl si parla di un «jolly» che il premier dovrebbe tirar fuori dalla manica.
A giudicare dallo slittamento a domani della riunione dei gruppi parlamentari del Pd, non sarà la seduta di oggi a essere decisiva.

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