26 luglio 2010 —
pagina 13
sezione:
Pordenone
di NICOLA COSSAR
Abbiamo cantato con Bobby Mc Ferrin! Chi? Tutti quelli che hanno affollato ieri sera il Giovanni da Udine per il clou del clou di Mittelfest: la prima volta del Re Stregone della voce, il primo abbraccio del Friuli Bobby McFerrin. Un coro di ottocento voci in uno stadio più che in un teatro, tanto era il calore, tanto lentusiasmo
intonatissimo per questo happening nel segno della buona musica e di un maestro assoluto della vocalità, il cui termine di paragone (pur azzardato, visti lo stile e i tempi diversi) può essere unicamente Demetrio Stratos.
Il calore del pubblico friulano è stato ripagato da un concerto più lungo del solito e con un «beautiful audience» firmato da un Bobby felicemente rilassato al termine dello spettacolo. Ma è stato ripagato anche con linvito a cinque ragazzi, chiamati sul palco a inventarsi una danza sulle improvvisazioni vocali, oppure nella seconda parte con i ben riusciti duetti assieme ad una decina di spettatori (da
Mustang Sally a
Summertime, da
Dont worry be happy, in cui Mc Ferrin fa da accompagnatore, addirittura ad una canzone in friulano!), o con una formazione corale a 16 reclutata istantaneamente in platea. Questa serata, loro (Elsa, Elisa, Stefano e gli altri), se la ricorderanno fin che vivono, ma crediamo che questo valga anche per tutti coloro che hanno canticchiato nella penombra, compreso un divertito assessore regionale alla cultura Roberto Molinaro.
Chiamare Mc Ferrin Re Stregone allora non è azzardato: la tecnica trascendentale, la forte spiritualità e il magnetismo assoluto del grande artista americano ti tiene lì, ti inchioda. Lo ubbidisci quasi trasognato quando ti chiama sul palco per una notte con il Re, quando divide il Giovanni da Udine in due cori, li istruisce e li dirige, quando domanda complicità per uno
scat trasformando la gente in una sorta di
sequencer umano, o quando, infine, ti fa cantare l
Ave Maria di Gounod o
I can see cleary now di Johnny Nash. La cosa straordinaria è che tutto questo accade con semplicità, con spontaneità e gioia, sua e nostra, felici complici di un concerto altrettanto straordinario.
Non cè scenografia. Uno spot sopra Bobby seduto quasi contemplativo, gli fa compagnia una bottiglia dacqua.Poi parte con il suo leggendario
beatboxing (si percuote il petto per sostenere la ritmica e per definire la precisione dei toni bassi): il pezzo è, guarda caso,
Drum. Chiudi gli occhi e senti unintera orchestra di suoni, ricca di armonie e armonici, una visione polifonica che soltanto un artista di genio riesce a pensare e poi a trasmettere improvvisando sul tema dato con questi stupefacenti risultati. Lo stile? Nessuno. E tutti. Qui cè il funky, cè il soul del citato Nash, cè il gospel festoso che ha
ispirato agli U2
Still havent found what Im looking for. E poi ecco la musica classica, ecco il
Concierto de Aranjuez in cui Rodrigo abbraccia il jazz di Chick Corea (
Spain). Sempre presenti i Beatles, stavolta con
Blackbird (basso, accordi di chitarra, voce e volatili...). Poi Bobby si trasforma in Cab Calloway per
Sweet home Chicago delleroe del blues Robert Johnson e fa una carezza a Charlie Parker con
Donna Lee. Come dire: il signor Mc Ferrin le musiche belle le conosce tutte! Fino alla struggente
Over the rainbow che commuoverebbe anche Judy Garland, fino al
Volo del calabrone degno di Rimskij Korsakov.
Magia pura, interminabile, grazie al Re Stregone e alla sua voce, unica per varietà di colori e per estensione (quattro ottave e più, senza forzare), nonché per una capacità straordinaria di esplorazione tecnica e artistica di timbri e fonìe: Mc Ferrin, come abbiamo già detto, non ha eguali. I ragazzi che hanno avuto la fortuna di duettare con lui e il coro degli ottocento lo possono confermare a tutti: è Bobby il Re del Mittelfest!
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