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Il suono dell’“Assenzio”

Artemisia Insegnavano i maestri francesi che poche gocce d’assenzio possono portare lontano. Tre anni e mezzo alle spalle, album d’esordio nel 2008, i goriziani Artemisia tornano con un lavoro ancora più convincente, intitolato appunto Gocce d’assenzio. In questi 11 nuovi pezzi Anita Ballarin (voce), Vito Flebus (chitarra e cori), Fabio Corsi (basso) e Matteo Macuz (batteria) confermano i loro progressi sulla strada del rock italiano (più che power), dove la deriva esistenzialista ha una forte presenza, forgiando crudamente e asciugando con equilibrio le liriche, mai banali e mai troppo solari. Se una registrazione di maggiore qualità sarebbe stata la benvenuta, questo poker di musicisti seri e autentici comunque sa prenderci (Il tempo e Il sentiero sono i nostri preferiti), soprattutto perché sa ben equilibrare energia ed emozione, visioni sonore e battiti antichi anche più forti della desolazione ritratta in Umana forma o in Angelo Nero. Artemisia è/sono un volto importante del rock (non solo regionale), da mettere più a fuoco, ma anche un percorso creativo – musicale e lirico – da seguire con attenzione nella sua sicura maturazione artistica. Intanto ci dissetiamo con queste 11 Gocce d’assenzio. (n.c.)
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