"Il Piccolo Re Leone", standing ovation per il musical dal cuore tutto friulano

UDINE. Standing ovation meritata, giovedì sera al Giovanni da Udine, per i 130 protagonisti de Il Piccolo Re Leone, il musical liberamente ispirato al successo trionfale di The Lion Kingfirmato da quella regista geniale che è Julie Taymor, con le musiche di Elton John e le liriche di Tim Rice. I free climbersdi questa produzione friulana, che si è avvalsa di un contributo della Fondazione Crup e dei Comuni di Tricesimo e Tarcento, portano i nomi di Gianni Zanella, regista della versione italiana, e Cristian De Marco, direttore artistico del Piccolo coro del Friuli Venezia Giulia e produttore principale del musical. Vista due anni fa la versione originale a Londra, Gianni e Cristian ne sono rimasti folgorati e hanno deciso di metterla a loro volta in scena. Due anni di lavoro con l'intento – come hanno asserito più volte – «di dimostrare che nella nostra regione ci sono un sacco di ottime risorse per fare spettacolo».
Al di là di tutti i distinguo che un recensore deve fare, diciamo subito che si tratta di un lavoro fatto con il cuore. Un trip di entusiasmo. Bravura. Serietà. Tenendo conto che l'età media si aggira sui 22 anni e che nessuno lavora professionalmente nel musical, il risultato è davvero eccellente. Visivamente Il Piccolo Re Leonenon possiede la grandeur, per ovvi motivi, della versione di Broadway, ma si difende bene. Anzi, più che bene, ricalcando in parte le scene e le atmosfere dell'originale (queste italiane di Michele Ugo Galliussi e Matteo Milanese), catapultando gli spettatori nel cuore dell'Africa con quei cieli incendiati al tramonto di gialli e arancioni mentre le silhouette degli abitanti della savana invadono la platea e l'immaginifico regno di Mufasa (Mario Calore) e Simba (Andrea Sonvilla). Alessandro Passerini, tenendo a mente le maschere e i pupazzi inventati dalla Taymor, li ha ricreati, potremmo asserire, quasi uguali per le leonesse e per Timon, un po' più semplici ma sempre di grande effetto per tutti gli altri. Ci sono le zebre, gli uccelli, le giraffe, le gazzelle... Figure animate dal vivo dalle ragazze della scuola di danza Ceron (in tutto 95!) che sulle coreografie della stessa Elisabetta Ceron e di Cinzia Pittia hanno danzato anche degli assoli dei passi a due e dei pezzi d'insieme con molta disinvoltura.
Quattordici i protagonisti della storia. Ustione d'amoreper la voce di Flavia Quass che interpreta Rafiki. la voce più bella del cast, ma che anche dal punto di vista interpretativo è promossa con lode. Perché sull'interpretazione e dizione degli altri, esclusi ancora Alessandro Gropplero (Timon) e Nicola Fraccalaglio (Pumba) e le tre iene, le giovanissime Maria Elisa Zonta, Federica Iacuzzi e Rachele Fragiacomo, c'è ancora molto da lavorare. Comunque, anche la fonica in qualche momento non ha aiutato. Vocalmente se la cavano tutti, coaudiuvati dai giovani del Piccolo coro. Ma ripetiamo ancora: bravi, bravi e bravi.
Ottimo il lavoro della costumista Emmanuela Cossar e di Annamaria Papais per i trucchi. Regia in qualche momento un po' lenta, perché non riesce a integrare le coreografie nel tessuto narrativo, ma la storia del piccolo Simba, allontanato dal regno dal perfido zio Scar (il convincente Alessandro Piovesanel), ma che poi riuscirà a ripristinare l'ordine scacciando l'usurpatore e uccisore del padre, e diventando re, affascina sempre e comunque. I bambini si sono divertiti un mondo con il personaggio di Zazu, appannaggio di Erik Pagnutti. Disinvolta la Nala cucciolo di Grazia Sangoi e buona presenza scenica per Sarah Del Medico che interpreta Nala adulta.
Nuovi arrangiamenti per lo scoreoriginale. Fra l'altro, le canzoni sono state tradotte proprio bene e l'inserimento di brani inediti come Terra mia, Notte infinita, Mangiare La pazzia di Scarè stato azzeccato.
Alla fine, tutti i protagonisti si sono festosamente mescolati con il pubblico nel foyer.
Erica Culiat
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