Natura e animali: il mondo migliore di Luigi Zuccheri

Mostra a Pordenone Omaggio all'arte di Luigi Zuccheri: 150 opere tra quadri, sculture, grafica e materiale inedito. Uno scrigno di opere preziose, rivelatrici di un artista ingiustamente incompreso dalla critica e tanto apprezzato da un pilastro della pittura come Giorgio de Chirico. Luigi Zuccheri. Un mondo migliore, che si apre sabato a Pordenone, nella sala consiliare della Provincia, è un'antologica che propone il percorso dell'artista, friulano di nascita e veneziano per formazione, a partire dalla prima fase (dagli inizi degli anni 30 fino al 1940) fino alla maturità, nella quale l'originalità d'espressione fu il suo punto di forza. L'esposizione, coordinata e curata da Daniele Tarozzi (fino al 18 luglio: 15-20 da martedì a venerdì, 10-20 sabato e domenica, lunedì chiuso, ingresso libero), è l'appuntamento cloudella stagione artistico-culturale promosso dall'ente di largo San Giorgio. «È un evento che, per pregio e completezza, ben rappresenta il fermento artistico che ha sempre contraddistinto il territorio – spiega il presidente della Provincia di Pordenone, Alessandro Ciriani –: per questo lo abbiamo voluto e inserito nella rassegna PordenonePensacome unico appuntamento d'arte e di sicura attrazione». «Questa mostra ci permette di dare evidenza ad artisti locali che hanno lasciato il segno nella nostra storia – sottolinea l'assessore alla cultura, Giuseppe Bressa –: troppo spesso, infatti, siamo attratti da ciò che è esotico e lontano, e dimentichiamo di possedere un vero e proprio patrimonio che è solo in attesa di essere valorizzato». Dalle opere pittoriche alla vasta produzione di sculture, dalla sezione dedicata ad acquarelli e pastelli a disegni e litografie, l'esposizione propone il lavoro di Zuccheri lungo quasi 50 anni, permettendo di seguirne l'evoluzione creativa. Zuccheri nacque a Gemona nel 1904 e passò infanzia e adolescenza a San Vito al Tagliamento. Appartenente a una famiglia agiata, poté frequentare privatamente maestri di fama come Alessandro Milesi e Umberto Martina, dai quali mutuò, rispettivamente, il senso del colore e la padronanza del gesto. I suoi studi si sviluppano dunque tra Venezia (dove morirà nel 1974) e Udine, passando da paesaggi, scene di vita paesana e animali a nudi femminili, dalle nature morte fino alla scomparsa della figura umana, dalla ricomparsa dell'uomo (ma in condizioni di inferiorità rispetto agli animali e alla natura) fino alle statue di cera. Si passa, quindi, da una fase iniziale improntata al realismo a una sorta di ermetismo. Si denota una vena religiosa che persisterà in tutta la sua successiva opera e che lo porterà a ingigantire gli animali a dispetto degli uomini, quasi sempre in secondo piano. E alla sua volontà di far prevalere il mondo naturale rispetto a quello umano allude Un mondo migliore, ovvero senza l'ingiustizia e la meschinità dell'uomo.