Da Quarto verso la Sicilia: ecco i 22 garibaldini del Friuli che s'imbarcarono con Nievo

di MAURIZIO CESCON Cella, Luzzatto, Morgante. La sera del 5 maggio 1860 sono lì anche i 22 friulani, davanti allo scoglio di Quarto, pronti per imbarcarsi con lo scrittore Ippolito Nievo, forse il garibaldino più noto vissuto, ma non nato, in Friuli. Sono lì per partecipare alla più incredibile epopea che la storia d'Italia, non ancora unita, ricordi. L'impresa dei Mille, la scintilla che rende possibile la nascita, il 14 marzo 1861, del Regno d'Italia. Un manipolo di uomini in camicia rossa (in realtà solo 150 indossano la divisa-simbolo, gli altri sono "variovestiti", come li definisce il generale con un efficace neologismo non appena li vede), sono quasi tutti del Nord, bergamaschi e liguri la gran parte, agli ordini di Garibaldi. Pronti a prendere il mare per liberare la Sicilia. E fare l'Italia.
I preparativi sono concitati. Le cronache dell'epoca lo testimoniano, come riportano i libri che si studiano a scuola e in particolare questa biografia dell'Eroe dei Due Mondi realizzata dello storico Alfonso Scirocco. «La sera del 5 maggio nel porto di Genova una quarantina di uomini si raccolgono alla spicciolata su una tartana. (...) Il 2 Cavour con una rapida corsa in treno si è incontrato a Bologna col re, giunto in carrozza da Firenze. Non si sa (e non si saprà in seguito) cosa si siano detti: resta il fatto che Garibaldi è lasciato libero di condurre i preparativi. Il commando, agli ordini di Bixio, si avvicina a due piroscafi alla fonda, il Piemontee il Lombardo, di proprietà della compagnia Rubattino. (...) I nuovi venuti vanno all'arrembaggio. (...) Garibaldi alle otto e mezzo è uscito da villa Spinola. Ha indossato la camicia rossa, che d'ora in poi porterà sempre: non è la tunica di Montevideo, ma una vera camicia, che s'infila nei calzoni; di sopra ha messo il poncho americano, al collo ha un fazzoletto colorato. È armato di tutto punto, con sciabola, pugnale e pistola. Vede scorrere le ore. Teme che sia sorto qualche impedimento. Balza su un canotto, va incontro alle due navi, sale sul Piemonte, assume il comando della flottiglia. C'è uno splendido chiaro di luna».
A Marsala, dopo giorni di navigazione, arrivano in 1089. E negli elenchi ufficiali dei garibaldini, agli atti parlamentari della XV legislatura del Regno, che va dal 1882 al 1886, sono stati registrati 22 friulani. Il più noto, come accennato, non è però nella lista: Ippolito Nievo, infatti, è nato a Padova nel 1831, anche se la sua breve vita trascorre per anni nel castello di Colloredo e si conclude nel mar Tirreno. Distintosi a Calatafimi e a Palermo, gli viene affidata la nomina di "Intendente di prima classe" dell'impresa dei Mille con incarichi amministrativi e ne sarà anche attento cronista (
Diario della spedizione dal 5 al 28 maggioe Lettere garibaldine). Avendo ricevuto l'incarico di riportare da Palermo i documenti amministrativi della spedizione, trova la morte durante il viaggio di ritorno dalla Sicilia, nella notte tra il 4 e il 5 marzo 1861, nel naufragio avvenuto al largo della costa sorrentina, in vista del golfo di Napoli, del vapore Ercole sul quale viaggiava.
Degli altri eroici 22, i cui nomi sono scolpiti in una rara e preziosa cartolina postale commemorativa del 50º anniversario (e risalente quindi al 1910) oggi in possesso dell'udinese Giacomo Ferrari, a distanza di un secolo e mezzo rimane un ricordo, purtroppo, sbiadito. I friulani, tutti tra i 20 e i 30 anni, appartenevano a ogni ceto sociale. Erano studenti, importanti professionisti, uomini di legge. Rappresentanti della piccola borghesia che sbocciava allora: venditori, sensali, negozianti. E anche semplici popolani, fornai, calzolai, artigiani. Qualcuno finì la sua esistenza in modo oscuro, molti morirono in giovane età. Tre gli udinesi di nascita. C'è Giovanni Battista Cella (al quale in città è dedicato il grande piazzale nella zona sud-ovest), nato il 5 settembre 1837, uno dei soldati in camicia rossa più valorosi. Laureato in legge, combatté con l'Eroe dei Due Mondi nel 1859, nel 1860, nel 1866 e nel 1867. Nel 1864 fu tra i principali promotori della fallita insurrezione del Cadore, detti i moti di Navarons. Nella terza guerra di indipendenza si arruolò volontario nei Bersaglieri Milanesi e, come sottotenente, fu il primo soldato italiano a passare il confine di Stato. Difatti si coprì di valore nella battaglia di Ponte Caffaro del 25 giugno ove fu ferito dopo un epico duello a sciabola con un ufficiale austriaco. Il coraggio del Cella fu anche riconosciuto per l'occasione da Garibaldi che scrisse nelle sue
Memorie: «Mio caro Cella, in tutte le circostanze voi sarete sempre un valorosissimo e tale foste al Caffaro, nuova gloria per le armi italiane. Vi raccomando caldamente di aver cura della vostra salute, perché tra breve avremo bisogno di voi. Vostro per la vita. G. Garibaldi».Nel 1867 ebbe una parte importante nel tentativo di far insorgere Roma. Doveva impadronirsi di porta San Paolo, ma all'ora fissata si trovò innanzi non i cento romani promessigli, ma cinque soltanto! Tornato in Friuli, aderì politicamente all'estrema sinistra, ma, deluso moralmente e materialmente, Cella si ferì mortalmente con due colpi di pistola, il 16 novembre 1879, sulla sua carrozza, davanti al cimitero di Udine. Soccorso, morì poco dopo all'ospedale.
Altro udinese doc è l'orefice Francesco Carlutti, classe 1813, che morirà ad Alba, in Piemonte, nel 1863. Figura di spicco è ancora l'avvocato Riccardo Luzzatto, che si imbarcò per la Sicilia quando aveva 18 anni, essendo nato nel 1842, il più giovane universitario ad arruolarsi. Sua madre andò da Udine a Quarto per scongiurarlo di non partire con la spedizione dei Mille, ma non riuscì a dissuaderlo. Fu poi avvocato e uomo politico di idee repubblicane e radicali. Nel 1860 fondò a Milano uno studio legale specializzato in diritti d'autore e brevetti. Nel 1915 fu acceso interventista, morì nel 1923 a 81 anni. In via del Lauro, in centro a Milano, c'è una lapide commemorativa con questa epigrafe: «Riccardo Luzzatto, dei Mille fanciullo a Quarto, vegliardo sul Grappa, partecipe non testimone ai perigli e alla gloria di due epopee».
E poi i sandanielesi, dove è ancora fortissimo il legame con il Risorgimento. Sono Marco Antonini, nato nel 1834, di professione negoziante, che morirà a Udine nel 1895 e Emilio Perselli, classe 1832, indoratore, che trovò la morte nel paese di nascita nel 1870, ad appena 38 anni. In questa galleria di personaggi scolpiti nelle pagine di storia c'è spazio per il dottor Alfonso Morgante, di Tarcento, nato nel 1835, con studio di avvocato per lunghissimi anni nella perla del Friuli, ancora vivo nel 1910 riuscì a festeggiare i 50 anni dell'impresa di cui fu tra i protagonisti. A scorrere l'elenco troviamo Valentino Cossio, che seguì Garibaldi giovanissimo, essendo nato a Talmassons il 13 aprile 1843, morirà in Lombardia, a Seghebbia sul lago di Como nel 1908, il fornaio Coriolano Gnesutta di Latisana (1839-1887), l'ingegner Cesare Michieli di Campolongo (1838-1889), l'agente di commercio Luigi Riva di Palazzolo dello Stella (1837-1884), l'ingegner Paolo Scarpa di Latisana, nato nel 1839 e trasferitosi poi a Bologna dove morirà, l'impiegato del dazio consumo Francesco Zamparo di Tolmezzo (1844-1904), trasferitosi a Chiari, in provincia di Brescia e il dottor Enrico Zuzzi di Codroipo, nato nel 1838. Tra gli originari dell'attuale provincia di Udine c'è da menzionare anche Francesco Bidischini (o Bideschini, secondo altra grafia), nato a Burnova nel 1835 e morto a Roma nel 1909, ma di famiglia con origini palmarine.
Da non dimenticare, infine, le camicie rosse friulane della Destra Tagliamento. Ci sono l'ingegner Giovanni Battista Bertossi, di Pordenone, classe 1840, deceduto a Varazze nel 1861, l'anno dopo l'impresa per la quale è ricordato, il dottor Pietro Cristofoli, di San Vito al Tagliamento dove nacque nel 1841, medico chirurgo a Genova, l'avvocato pordenonese Enea Ellero (nato nel 1840), Antonio Fantuzzi (classe 1833) di professione artigiano barbiere a Pordenone, morto in un ospedale di Torino nel 1865, Giuseppe Paulon Stella di Barcis nato il 3 febbraio 1842, venditore di vino, che risulta ancora in vita nel 1910, Pietro Pezzutti calzolaio di Polcenigo (1837-1890) e il possidente Eugenio Sartori nato il 15 giugno 1830, l'unico morto in battaglia a Calatafimi «colpito al petto da palla borbonica» il 15 maggio 1860. Anche se non partecipò direttamente alla spedizione dei Mille, nome indimenticabile del Risorgimento friulano è lo spilimberghese Leonardo Andervolti (1805-1867), comandante della difesa di Osoppo nel 1848. Da menzionare anche l'isontino Marziano Ciotti, commerciante gradiscano nato nel 1839, trasferitosi a Montereale Valcellina e morto a Udine nel 1887. E non manca, infine, un cenno a Giuseppe Mreule di Turriaco che non si imbarcò a Quarto, ma raggiunse la Sicilia in modo autonomo e avventuroso, abbandonando i suoi studi. Medaglia d'argento a Gaeta, quando tornò nel suo paese che allora apparteneva all'Austria-Ungheria, fu imprigionato per diserzione. Morì nel 1910 a Turriaco, dove lo raggiunse anche il suo compagno d'armi Amedeo Venuti di Ruda (1846-1926).
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