Rubini, una dinasty a Spessa

Suo nonno Domenico (1864-1961), dottore e grand'ufficiale, è stato un pioniere della moderna agricoltura in Friuli. Suo papà Pietro (1899-1983), ingegnere, ha lavorato in Ecuador, in Colombia, nel Sud Italia e in Etiopia, per rientrare in Friuli "ormai alle soglie della pensione" e dedicarsi all'azienda agricola di famiglia, a Spessa di Cividale. E lui, Leone Rubini, classe 1947, medico con studio nella città ducale, ha scelto la chirurgia orale e l'ortodonzia (ma sta completando una specializzazione in psicoterapia a Milano). Sua moglie Rosa Serafini, laureata in Conservazione dei beni culturali e appassionata ricercatrice, è la memoria storica dei Rubini, una dinasty che affonda le sue origini nel Trecento: commercianti, bachicoltori, "setaioli", viticoltori... E oggi è la loro figlia trentenne Diletta - assieme al marito, un enologo di origine austriaca - a occuparsi della storica azienda Villa Rubini, produttrice di vini e spumanti nonché di olio extravergine. Ma la "cittadella verde" di Spessa, a pochi chilometri da Cividale (e a un tiro di schioppo dal Bosco Romgno), comprende, oltre alla villa-residenza nell'ultima versione ottocentesca, anche un agriturismo e una "fattoria didattica" per i bambini delle scuole, dagli asili nido in su, curata personalmente da Diletta.
Questa è la realtà dei Rubini - famiglia e azienda - oggi. Ma, guardando indietro, le prime notizie che li riguardano risalgono al 1346. Siamo a Venezia e si parla di commercianti di seta e sapone. Trecento anni dopo, nel 1646, al tempo della guerra di Candia la famiglia viene aggregata alla nobiltà veneta (previo versamento di centomila sesterzi!) ed entra a far parte del Maggior Consiglio della Serenissima. A Venezia ci sono ancora un palazzo Rubini e una calle che porta lo stesso nome.
E dalla laguna al Friuli. I Rubini (Pietro e Domenico sono i nomi più ricorrenti) sono arrivati nel Seicento insediandosi a Spessa, nella tenuta detta di Prà d'Uccello (o Praduccello) che in precedenza era appartenuta al vescovo di Caorle, Daniele de Rubeis. La residenza del prelato, secondo le ricerche della signora Rosa, più che una villa allora era una casaforte. Subì poi varie trasformazioni finché, nel 1814 (ormai tipica dimora di campagna, classificata come villa veneta) venne acquistata da Domenico Valentino Rubini (1776-1848).
Il primo della famiglia ad approdare nel Cividalese, appunto nel Seicento, è stato Pietro Rubini, che si è dedicato soprattutto alla filatura e tessitura della seta. "Setaioli" erano anche i suoi due figli, Francesco e Domenico, e il nipote, il già citato Domenico Valentino (agli inizi dell' Ottocento le filande Rubini - che avevano anche una succursale a Vienna - davano lavoro a un centinaio di operai e producevano più di 10 mila libbre venete di seta greggia). Arriviamo, quindi, a Pietro Antonio (1832-1904), bisnonno del dottor Leone, il quale diede ulteriore sviluppo all'azienda agricola. Un suo fratello, Giobatta Carlo, - racconta Leone Rubini- sposò la cantante lirica inglese Emma Forbes che abitava a Trivignano in quella che oggi è nota come villa Rubini - Cipollato - Orgnani.
La figura centrale della dinastia è nonno Domenico, dottore in agraria e cavalier ufficiale, quinta generazione dei Rubini "friulani", nato nel 1864 e vissuto ben 97 anni. E' stato consigliere comunale di Udine, consigliere provinciale e sindaco di Ipplis, allora comune, per vent'anni. Ha presieduto la Stazione chimico-agraria sperimentale, la Cattedra ambulante provinciale agricola, dando impulso alla viticoltura, alla bachicoltura e alla coltivazione del tabacco. Fu chiamato a Roma nella Commissione per la fillossera, realizzò l'acquedotto del Poiana, partecipò alle bonifiche nella Bassa. L'illustre agronomo ebbe cinque figli maschi tra i quali divise le ragguardevoli proprietà: mille ettari disseminati da Aquileia a Trivignano, da Spessa a Udine fino a Gemona. Su Domenico Rubini c'è una ricca aneddotica. Già a vent'anni, nel suo campo era un vero enfant prodige
. Conseguita la doppia licenza di perito agrimensore e agronomo allo Zanon, prima di iscriversi all'università di Portici, dove si laureerà in Scienze agrarie, "questo bravo giovane" - come si legge sulla Patria del Friulidel 20 ottobre 1885- teneva "conferenze di enologia" ai contadini del paese. «Ci si dice - riporta il cronista- che ier sera (a conclusione del ciclo, ndr) i contadini di Spessa gli abbiano fatto una dimostrazione, venendolo a trovare a casa con la musica e dichiarandogli la loro riconoscenza con replicati evviva».
Ancora un Pietro, con la sesta generazione, e stavolta ingegnere. Nacque nel 1899 alla vigilia del nuovo secolo e si laureò a Torino nel 1923. Non trovando lavoro, andò in Sudamerica al seguito di imprese italiane, impegnandosi in vari settori (impianti elettrici, strade, acquedotti), passando poi in Africa (settore minerario) dove resterà, con un periodo di internamento a Mombasa, fino alla fine della guerra. Rientrato in patria nel 1946, sposatosi con Camen Suttora, di Lussino, e diventato padre di Leone, tre anni dopo partì con la famigliola per la Colombia, dove rimase fino al 1964. In quell'anno l'ingegner Pietro tornò in Italia. Era «alle soglie della pensione: troppo tardi - ha lasciato scritto in un curriculum vitae- per reinserirmi nell'attività tecnica, così mi dedicai all'agricoltura».
Leone Rubini, nato a Udine nel 1947, ha seguito i genitori in Colombia, dove ha compiuto gli studi fino alla maturità. Si è quindi laureato in medicina, a Padova, specializzandosi in neurochirurgia e odontoiatria. I suoi due fratelli (la famiglia, in Colombia, si è allargata...) sono diventati ingegneri come papà Pietro: Domenico è mancato nel 1999, Maria Teresa vive a Padova. Leone ha saputo dividersi tra la professione e l'azienda familiare, trovando un notevole aiuto nella consorte Rosa Serafini. Due lauree, Conservazione e Storia dell'arte, la signora Serafini proviene da un'antica famiglia di Valle di Cadore («Tutti notai dal Seicento al Novecento e ora papà e due zii farmacisti!»).
E adesso, da qualche anno, ha preso in mano l'azienda la figlia primogenita Diletta (la minore, Vittoria studia Psicologia al San Raffaele di Milano). E' sposata con Dimitri Pintar, goriziano di origine austriaca, e hanno due bambine, Anniken e Jennifer. Entrambi enologi (lei è anche perito agrario) oltre che ai vini si dedicano alla produzione dell'olio. Offrono degustazioni alle comitive di visitatori e nella bella stagione aprono anche l'agriturismo. Ma fra le tante attività di Diletta («Una Rubini con la grinta del bisnonno Domenico») va segnalata la fattoria didattica, dove è lei che si occupa di cani, cavalli, carpette, conigli e pulcini, spiegando dal vivo ai bambini anche la vendemmia e la raccolta delle olive. E cura in particolare l'allevamento dei cavalli Norici, una razza friulana in via di estinzione («Ne esiste ancora una quindicina e noi ne abbiano quattro!»).
La fattoria di Spessa, insomma, è una specie di fiore all' occhiello in questo microcosmo della campagna friulana che guarda verso il Natisone e il Matajur.
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