Pochi chiari e molti scuri per l'agricoltura Fvg

Agri@Cultura di CLAUDIO FABBRO Giovedì 18 febbraio scorso, a Udine, Confagricoltura Fvg ha tenuto l'incontro annuale con la stampa regionale. A spiegare le ragioni dell'associazione c'erano il presidente regionale Giorgio Colutta, assieme ai 'provinciali" Giorgio Pasti (per Udine), Piergiovanni Pistoni (Pordenone) e Claudio Cressati (Gorizia e Trieste). Nella sua relazione, Colutta ha elencato una serie di problemi e situazioni di preoccupante attualità ricordando che «il 18 gennaio la Commissione europea sul fronte degli aiuti da inviare a Haiti dichiarava che non ci sono nell'Ue scorte alimentari sufficienti. E i redditi degli addetti del nostro settore si sono contratti notevolmente (-25,3%): in misura decisamente maggiore di quanto accaduto a livello europeo (-11,5%)». Colutta ha avanzato una serie di richieste e proposte in materia di energie (non è possibile che le amministrazioni comunali siano lasciate sole a decidere la realizzazione o meno di impianti spesso complessi – centrali a biogas o parchi fotovoltaici – con criteri discrezionali che talvolta facilitano, ma più spesso bloccano la realizzazione di tali impianti), semplificazione (è quanto mai urgente una semplificazione burocratica in particolare proprio nei settori innovativi per il mondo dell'agricoltura), Ogm (una seria sperimentazione è meglio farla che subirla), zootecnia (è una risorsa della nostra regione), Ersa (l'Ersa deve sperimentare e fornire all'imprenditore agricolo know-how e progetti), promozione (è un settore strategico per rilanciare la nostra agricoltura poiché il Vigneto Friuli è oramai quasi scomparso dalle carte vini del mondo). Inoltre: Psr, pianificazione e distretti energetici, elettrodotto, piano urbanistico regionale, strumenti finanziari e altro ancora. Viticoltura e frutticoltura: Colutta ha confermato che «il settore è in affanno; bisogna recuperare l''ex misura f" per l'agroambiente, l'assicurazione del credito agevolata per le aziende che commercializzano, ma non incassano, sostegno agli investimenti nel settore della spumantizzazione; per un Prosecco friulano non Veneto-dipendente». Anche se Colutta, giovin signore d'altri tempi, con lo stile tanto composto e sereno quanto concreto e decisionista che lo contraddistingue, ha palesato un invidiabile ottimismo, è impossibile non leggere criticamente le sofferenze di mercato proprio nel settore vite & vino che notoriamente regge da anni il comparto agricolo. Rispetto al 2008, nel 2009 si è registrato un crollo dei prezzi per Pinot grigio (-44,73%!), Merlot (-25,45%), Sauvignon (- 20,96%). Ma è in crisi anche la mela Golden (- 21,28%) e poi, via via, tutti gli altri settori, dai cereali al latte, ai suini; tutti in forte perdita! Un unico dato con segno positivo in una valle di lacrime: il coniglio, con un +0,49%. Un 'ruggito" davvero, ancorché simbolico nei numeri. Ipotizziamo una chiave di lettura? Nella dieta un po' di carni bianche in più e di colesterolo in meno non guasta. Il buon vino giace nelle cantine, sotto tiro incrociato di chi spaccia il proibizionismo per prevenzione e, a colpi di etilometro, ha una mission: far andare a piedi il Friuli diurno (cioè quello che lavora), non essendo politicamente corretto appiedare il popolo baby della notte, cui le nonne girano le pensioni, illudendosi che siano destinate a 'pizza e novello" e non allo 'spinello". Il Pinot grigio ha retto per trent'anni grazie al nome e alla bontà. A forza di esaltarlo, gli Usa hanno pensato bene di impiantarselo da sé anziché acquistarlo da noi. Oppure rivolgendosi ad australiani e sudafricani, che pure ne producono a volontà e a prezzi che ci spiazzano.