«Clandestini, gli ambulatori vanno chiusi»

di ANNA BUTTAZZONI

UDINE. Il parere c'è e rivela che non possono esistere gli ambulatori per clandestini. La lettera è firmata dall'avvocato della Regione Enzo Bevilacqua ed è il parere che attendevano in molti, dall'assessore alla Sanità Vladimir Kosic ai partiti di centro-destra, Lega in testa. Quanto riporta sarà quindi la base della circolare che uscirà dalla Direzione centrale salute e che attende la firma dell'assessore. Il parere è datato 4 marzo e riporta la versione precedente della circolare, che ha fatto sbattere la porta al Carroccio perchè ritenuta troppo criptica, e quella che invece dovrà essere inserita nel documento, decisamente meno enigmatica. La lettera parte dal decreto legislativo che prevede che 'allo straniero comunque presente alla frontiera o nel territorio dello stato, sono riconosciuti i diritti fondamentali della persona umana previsti dalle norme di diritto interno, dalle convenzioni internazionali in vigore e dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti". In particolare ai clandestini è previsto che vengano 'assicurate, nei presidi pubblici e accreditati, le cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia e infortunio. E sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva". Il parere sottolinea però che, per gli stranieri senza permesso di soggiorno, sta alle Regioni individuare le modalità più opportune per garantire che le cure essenziali e continuative possano essere erogate nelle strutture e nei presidi sanitari della regione, pubblici e privati accreditati, anche in collaborazione con organismi di volontariato. 'L'indirizzo prioritario del legislatore – sottolinea quindi Bevilacqua – è quello di assicurare le prestazioni sanitarie anche per i cittadini stranieri non in regola con le norme relative all'ingresso e al soggiorno. Spetta alla Regione individuare le relative modalità. Nell'individuare le modalità la Regione – continua l'avvocato – deve tener conto che il quadro normativo nazionale valuta in termini di non coerenza la previsione di strutture sperate e differenziate per l'assistenza sanitaria dei fruitori del servizio sanitario nazionale, siano essi cittadini italiani, stranieri regolarmente o soggiornanti o clandestini". E Bevilacqua specifica anche che nemmeno la collaborazione con organismi di volontariato può essere tradotta in forme sostitutive di assistenza.
Da questi presupposti, quindi, l'Avvocatura della Regione prende le mosse per specificare meglio le frasi 'incriminate" dalla Lega perchè ritenute troppo vaghe. E le specifica scrivendo che 'non sono inseribili negli atti di programmazione aziendale, nè sono rinnovabili, eventuali convenzioni che consentano l'attivazione e/o il mantenimento di servizi e strutture specificamente o prevalentemente dedicati a tipologie di utenze, quali gli stranieri non regolarmente soggiornanti". Che, tradotto, significa proibire l'esistenza di ambulatori per clandestini, perchè non possono esistere strutture separate o differenziate per gli utenti.
Questo era dunque il parere tanto atteso dal Pdl, dalla Lega e anche dall'assessore, convinto, come ha più volte ripetuto, che la sua firma debba essere accompagnata da un parere legale. Ma chi firmerà la circolare resta ancora un'incognita, forse Kosic, forse il direttore centrale Paolo Basaglia. Ma dovrà accadere entro martedì, quando il piano socio-sanitario passerà al vaglio della Commissione.