24 febbraio 2010 —
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sezione: Cultura - Spettacolo
A Cividale
Una sorta di monologo interiore mediato da una fede radicata, di cui la scrittura narrativa continuamente si nutre. È lultimo libro di Pier Angelo Piai
Report sul 21esimo secolo. John Ethan Titor 2 dal futuro, pubblicato dalleditore milanese MJM (14 euro) che sarà presentato oggi a Cividale, alle 15 allUte di via IX agosto. Docente di materie letterarie nella scuola superiore, Piai, con questo lavoro continua idealmente il percorso introspettivo e di riflessione delle sue opere precedenti. E dopo La paura di pensare per le edizioni Segno del 2004, ritorna in libreria con Report. Novità la scelta stilistica di straniamento che solo apparentemente si riallaccia al filone della fantascienza. John Ethan Titor 2 è un uomo del 2345, ma viene proiettato, grazie a una macchina del tempo sofisticata, nel ventunesimo secolo, con lo scopo di redigere un report, il suo rapporto sulluomo del 2000. Il report è in realtà «unindagine storica, esegetica e antropologica» scrive Piai nellintroduzione, per non ripetere nel futuro gli errori del passato. E loccasione del viaggio permette il parallelismo e lemergere della dicotomia tra luomo del 2000 e quello di piú di tre secoli piú tardi, o meglio, attualizzando, tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere.
Ecco allora che lescamotage dello shift temporale diventa lente dingrandimento straniante sullhomo informaticus del 21esimo secolo partendo dalla sua scuola, chiusa alla creatività con insegnanti che «si limitano ai libri» e «non sono aperti al libro della vita», lontana da un approccio che implica approfondimento, conoscenza stupore, percezione della ricchezza, della fragilità e della complessità. Titor registra un uomo «frammentato» che si nutre male, infelice, sempre piú preoccupato a «sopravvivere nel caos quotidiano», depresso o esaltato da se stesso, vittima di momentanee illusioni. Diverso è «luomo integrale» del 24esimo secolo, ma non perché tecnologicamente avanzato, o capace di muoversi nella dimensione spazio temporale in un mondo utopico dove «nessuno soffre la fame, la sete, la nudità, lemarginazione sociale», ma perché consapevole del mistero, del miracolo della vita, sempre oltre il fenomenico, «perché in noi cè un principio divino», una religiosità dellanimo «che va sempre oltre, verso lessenziale» e che percepisce anche la morte come parte dellesistenza, necessaria per liberare lo spirito nella dimensione dellInfinito.
Manuela Battistutta
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