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Piai tra fede e fantascienza presenta il nuovo romanzo “Report di Titor dal futuro”

A Cividale

Una sorta di monologo interiore mediato da una fede radicata, di cui la scrittura narrativa continuamente si nutre. È l’ultimo libro di Pier Angelo Piai Report sul 21esimo secolo. John Ethan Titor 2 dal futuro, pubblicato dall’editore milanese MJM (14 euro) che sarà presentato oggi a Cividale, alle 15 all’Ute di via IX agosto. Docente di materie letterarie nella scuola superiore, Piai, con questo lavoro continua idealmente il percorso introspettivo e di riflessione delle sue opere precedenti. E dopo La paura di pensare per le edizioni Segno del 2004, ritorna in libreria con Report. Novità la scelta stilistica di straniamento che solo apparentemente si riallaccia al filone della fantascienza. John Ethan Titor 2 è un uomo del 2345, ma viene proiettato, grazie a una macchina del tempo sofisticata, nel ventunesimo secolo, con lo scopo di redigere un report, il suo rapporto sull’uomo del 2000. Il report è in realtà «un’indagine storica, esegetica e antropologica» scrive Piai nell’introduzione, per non ripetere nel futuro gli errori del passato. E l’occasione del viaggio permette il parallelismo e l’emergere della dicotomia tra l’uomo del 2000 e quello di piú di tre secoli piú tardi, o meglio, attualizzando, tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere.
Ecco allora che l’escamotage dello shift temporale diventa lente d’ingrandimento straniante sull’homo informaticus del 21esimo secolo partendo dalla sua “scuola”, chiusa alla creatività con insegnanti che «si limitano ai libri» e «non sono aperti al libro della vita», lontana da un approccio che implica approfondimento, conoscenza stupore, percezione della ricchezza, della fragilità e della complessità. Titor registra un uomo «frammentato» che si nutre male, infelice, sempre piú preoccupato a «sopravvivere nel caos quotidiano», depresso o esaltato da se stesso, vittima di momentanee illusioni. Diverso è «l’uomo integrale» del 24esimo secolo, ma non perché tecnologicamente avanzato, o capace di muoversi nella dimensione spazio temporale in un mondo utopico dove «nessuno soffre la fame, la sete, la nudità, l’emarginazione sociale», ma perché consapevole del mistero, del miracolo della vita, sempre oltre il fenomenico, «perché in noi c’è un principio divino», una religiosità dell’animo «che va sempre oltre, verso l’essenziale» e che percepisce anche la morte come parte dell’esistenza, necessaria per liberare lo spirito nella dimensione dell’Infinito.
Manuela Battistutta
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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