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Polemiche sui blocchi tra azienda e operai

Termini Imerese TERMINI IMERESE. Nervi sempre più tesi a Termini Imerese, dove per il secondo giorno consecutivo le linee di produzione nello stabilimento della Fiat sono rimaste ferme. Tra Fiat e sindacati ormai si è aperto un braccio di ferro, proprio alla vigilia della riunione a Roma con il ministro per lo Sviluppo, Claudio Scajola, per discutere del futuro del sito siciliano.
Il Lingotto va avanti con la sospensione delle attività di assemblaggio delle auto, decisione assunta due giorni fa per «motivi di sicurezza» dovuti alla presenza di 13 lavoratori della Delivery mail (ditta dell’indotto alla quale non è stato rinnovato l’appalto) da 9 giorni sopra il capannone per protestare contro i licenziamenti. L’azienda lamenta anche la carenza delle forniture, per via della manifestazione di martedì scorso delle mogli degli operai sul tetto, le quali hanno bloccato i tir davanti alla fabbrica.
Ma è proprio sui presunti blocchi ai cancelli che ieri la tensione è salita, con la polizia che ha dovuto mediare tra dirigenti e operai. Per l’intera giornata gruppi di tute blu della Fiat e delle aziende dell’indotto hanno stazionato davanti al sito industriale, con i camion posteggiati nel piazzale antistante. Secondo la Fiat, i lavoratori ieri mattina avrebbero impedito il transito ad alcuni tir, accuse contestate dai sindacati; la polizia a metà mattinata ha verificato che gli operai non erano in sciopero e non stavano attuando blocchi. Uno dei tir, da due giorni bloccato all’interno della fabbrica, intorno alle 13 è uscito dallo stabilimento, un altro camion in entrata è stato dirottato dall’azienda in deposito, non essendo presente in azienda personale sufficiente per lo scarico della merce. Alcuni operai hanno riferito di avere ricevuto a casa una lettera dalla Fiat con la quale viene comunicata la sospensione dell’attività, già formalizzata con telegramma alle autorità competenti martedì sera.