ARCHIVIO Messaggero Veneto dal 2003

Senza Titolo

ROSARNO /1
Un livellamento

verso il basso
Ho seguito con attenzione la vicenda della rivolta avvenuta a Rosarno e collateralmente mi son ritrovato a leggere lo scritto di Alcide Paolini sull’avvenimento. Dal punto di vista umano mi ha rattristato constatare come le necessità dell’economia abbiano ridotto le condizioni di vita sia degli immigrati in questo particolare caso sia, silenziosamente, una larga fascia di persone del paese intero. È inutile nascondersi dietro un dito: si vive giornalmente sul filo del rasoio in molti casi e le frustrazioni che covano in molti di noi solo Dio sa che frutti potranno dare se la situazione dovesse peggiorare. Leggendo l’articolo sono rimasto ancora una volta nauseato dal concetto secondo il quale l’Italia non possa fare a meno dei lavoratori stranieri. Sono convinto che senza poter far leva sulla possibilità di braccia disperate l’imprenditoria sarebbe stata costretta a fare quegli investimenti logistici e tecnologici che avrebbero permesso di affrontare lo sviluppo della domanda seguita all’attentato alle torri gemelle mantenendo pressoché costante il numero degli occupati. Mal che vada durante un periodo di crisi i macchinari possono essere spenti o possono lavorare a regime ridotto, ma non hanno una famiglia da mantenere, invece ora ci troviamo in una situazione di surplus di manodopera dopo aver illuso per anni persone che sono giunte immaginando di trovare il paradiso. Proviamo a pensare a quanti lavoratori da oltre confine sono stati immessi nel sistema nell’ultimo decennio; se ora non ci fossero molto probabilmente non si parlerebbe di crisi, ma di ciclico rallentamento dell’economia e i lavoratori italiani sarebbero commisurati alla reale necessità di manodopera. Finiamola di sostenere che gli italiani non vogliano più fare certi lavori: la verità è che molti lavori sono sottopagati e sono proprio quei lavori che se valutati secondo il rischio, la fatica fisica e l’orario di lavoro dovrebbero essere tra i più pagati, anche di più di chi si permette di dare del razzista a chi non ne può più della situazione, stando seduto comodamente nel proprio ufficio. Ho lavorato per molto tempo come operaio e ovviamente sono stato a contatto con numerosi immigrati; fra italiani e stranieri non ho mai visto tensioni, anzi, i rapporti umani sono sempre stati buoni, ma nessun italiano ha mai digerito questa presenza sempre più numerosa: con il tempo si è notato che invece di innalzare la loro qualità di vita al pari nostro, si è dovuto progressivamente rinunciare a qualcosa... C’è stato un livellamento verso il basso delle condizioni lavorative che poi si rispecchiano su diritti e potere d’acquisto. Mi sono laureato e ho cambiato lavoro, non sento più quel senso di competizione che si annusa nel mondo operaio, ma non mi stupisco della rabbia dei lavoratori italiani nei confronti di chi gode degli stessi diritti e ammortizzatori sociali dopo solo qualche anno di tasse versate. È facile parlare di razzismo quando non si subisce la concorrenza dello straniero e si continuano a mantenere le proprie condizioni sociali come se nulla fosse. Ma vorrei vedere se persone come il Paolini per scrivere sul nostro giornale fossero costrette a condizioni di lavoro al limite della sopportazione, se qualsiasi persona potesse prendere il suo posto da un giorno all’altro. Invece continuerà a scrivere remunerato mentre io, gli altri lettori e qualsiasi immigrato avranno le loro lettere pubblicate in fondo al giornale gratis solo guidati dallo spirito di esprimere il nostro punto di vista riguardo quel che accade intorno a noi.
Loris Cao
Caneva
ROSARNO /2
Prima colpire

gli sfruttatori
Siamo alle solite. Bisognerebbe dirlo al signor ministro con gli occhiali rossi e un perenne sorrisetto sotto i baffi che prima di prendere e spedire gli immigrati clandestini bisognerebbe prendere e spedire in tribunale o alla tributaria tutti quelli che li sfruttano nei campi per quattro soldi,quelli che li sfruttano nell’economia sommersa, quelli che non gli affittano gli alloggi oppure li concedono a un prezzo fuori di testa, tutti i caporali che gli succhiano il sangue e che se si fanno male li buttano nei fossi,quelli che dopo che li hanno sfruttati come schiavi non li pagano,quelli che pensano che sono una sottospecie di esseri umani con cui non devono dividere il diritto a un tetto, a un pasto, a un lavoro pagato onestamente.
Giorgio Malagnini
Corno di Rosazzo
ROSARNO /3
I morsi

ai poliziotti
Durante i fatti di Rosarno un poliziotto è stato morsicato all’orecchio da un immigrato. Il senatore leghista Giovanni Torri ha commentato: «Mi chiedo se questi “selvaggi” possono essere considerati fratelli dalla Chiesa» (la Repubblica). Come si può definire il ministro leghista degli Interni Maroni, che è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale con sentenza definitiva, proprio per aver morsicato la caviglia a un poliziotto?
Bruno Ventura
San Giorgio di Nogaro
ROSARNO /4
Un giudizio

da respingere
L’altro giorno quasi tutti i quotidiani nazionali hanno pubblicato l’opinione (in seguito ai fatti di Rosarno) che lo stato Vaticano – Papa in testa –, ha di noi Italiani: siamo dei razzisti! Scusate, ma non ci sto! Non mi va di essere accomunata a questo gregge di pecore servili che son diventati i miei connazionali. Più che razzisti il Santo Padre farebbe bene a definirci di memoria corta e poco acculturati, forse. Sì, perché leggendo tali affermazioni (quasi dei dogmi, per rimanere in tema) mi è sorta alla memoria la storia della Chiesa, nel suo itinere. Uno dei 7 sacramenti (se non ricordo male) è il matrimonio, e come tale indissolubile: però fu proprio un Papa a imporre a Carlo Magno di ripudiare la moglie Ermengarda, quando si vide accerchiato dai Longobardi... Papa Borgia ebbe tre figli: Cesare (il Machiavelli scrive per lui Il Principe), Lucrezia e Giovanni (le cronache dicono affogato nel Tevere)... Ma la classe ecclesiastica non è tenuta al voto del celibato? Il povero Lutero, dopo aver visitato Roma – depravata e corrotta – decise – tornato in Germania, di affiggere sulle porte della Cattedrale di Wuttemberg la sua protesta – articolata in quasi 100 tesi – da cui il nome di Protestantesimo. A questa Riforma (seria – in ogni albergo all’estero c’è nel cassetto del comodino il loro testo sacro) dei costumi e comportamenti palesemente corrotti, la Chiesa scese in campo con la tristemente nota Controriforma, in cui le camere a gas riservate agli ebrei nei lager nazisti erano, al confronto, degli zuccherini... E il povero Galileo qualcuno se lo ricorda? Ha dovuto subire di tutto e di più e per un uomo di scienza qual egli era deve essere stata una terribile violenza! Poco importa che poi nel secolo scorso, uno dei pochi Pontefici illuminati che la Chiesa ha avuto, lo abbia pubblicamente riabilitato... E del Tribunale della Sacra Rota cosa mi dite? Ha motivo di esistere – in seno alla Chiesa – un istituto creato per annullare i matrimoni (dietro pagamento di cifre astronomiche), quando la Chiesa medesima ha stabilito che il matrimonio è un sacramento indissolubile?! Ho citato solo alcuni dei fatti più salienti, che mi son balzati prepotenti alla memoria nel sentirmi definire razzista. E gli esempi che ho elencato come potrebbero essere definiti? Non son forse forme di razzismo abilmente camuffate e imposte in nome della fede? Un razzismo che la cara Chiesa perpetra da anni, in nome e per mano dei suoi rappresentanti contro tutto ciò che non le aggrada e contro tutto ciò che è diverso... La cattolicissima Spagna da anni ha approvato e legalizzato le nozze fra gay... Da noi non è consentito... Eppure i Patti lateranensi che testualmente recitano «Libera Chiesa in libero Stato» non li ho certo firmati io... Beppino Englaro – povero – solo l’altro giorno è stato definitivamente scagionato dal Tribunale di Udine... Ma non sarebbe ora di aver un moto di orgoglio, di prendere – attraverso le persone che abbiamo votato a rappresentarci – in mano le redini dei nostri destini, e cercare di essere finalmente una Nazione autonoma e libera?
Janilia Jannucci
Gorizia