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Fiume: città di vita, di luce e di sangue

di LICIO DAMIANI Incontro con Mimmo Franzinelli, domani alle 18, alla libreria Feltrinelli di Udine. Lo studioso del fascismo presenterà, nel 90 anniversario dello storico evento, Fiume. L’ultima impresa di d’Annunzio (Mondadori, 237 pagine – 23,00 euro), libro, splendidamente illustrato con immagini rare, di cui è autore con Paolo Cavassini. Interverranno Umberto Sereni e Paolo Ferrari, docenti di storia contemporanea all’ateneo di Udine. «Eravamo nella Città di vita; eravamo nella Città di luce», scriveva Gabriele d’Annunzio, ad avventura conclusa, in una lettera del 1922 ad Alceste De Ambris, sindacalista rivoluzionario, capo gabinetto del Comandante durante la Reggenza del Carnaro e pioniere di assetti sociali avanzatissimi con la Carta costituzionale del Libero Stato di Fiume.
Per il novantesimo anniversario dell’avventura dannunziana è stato pubblicato da Mondadori il fotolibro Fiume. L’ultima impresa di d’Annunzio, opera degli storici Mimmo Franzinelli e Paolo Cavassini. Brevi saggi, articolati per tema, introducono le oltre trecento immagini. È come la proiezione di un documentario cinematografico ancora vibrante dell’aura d’epoca.
La prima sequenza è dedicata al poeta-soldato nei luoghi della Grande Guerra, per le cui imprese venne decorato a Trieste, dal duca Filiberto di Savoia-Aosta, con medaglia d’oro. S’inizia così il suo apporto alle mobilitazioni nazionaliste orientate a risarcire l’Italia della cosiddetta “vittoria mutilata”. In simultanea si dispiegano le immagini delle manifestazioni messe in atto dalla stragrande maggioranza dei fiumani (l’85 per cento dei residenti dalla nascita è di nazionalità italiana) per l’annessione alla madrepatria. La folla trabocca nel centro cittadino, mentre le prime navi italiane, il 3 novembre 1918, attraccano accolte dall’esultanza popolare. Sfilano, nel maggio 1919, i reparti dei Granatieri di Sardegna, il cui compito era di prevenire il rafforzamento della guarnigione serbo-croata e del corpo di spedizione francese, apertamente filo-jugoslavo. L’allontanamento dei granatieri dalla città suscita l’appello a d’Annunzio, che attende gli eventi a Venezia, di capeggiare la riscossa. All’alba del 12 settembre i granatieri ribelli e i volontari del battaglione fiumano, preceduti dalla Fiat T4 con a bordo il Vate, muovono da Ronchi verso la città del Carnaro, raccogliendo durante il tragitto disertori del Regio Esercito, giovani entusiasti, arditi. Alle 18, dal balcone del Palazzo del Governatore, d’Annunzio acclamato dalla folla proclama l’annessione di Fiume all’Italia. Le fotografie resituiscono le cronache dell’avventura. Un ruolo di punta assume la “Filibusta futurista”, guidata da Marinetti e composta, fra gli altri, da Mario Carli, dai giuliani Mino Somenzi e Sofronio Pocarini, da Guido Keller, precursore hippy, esibizionista dionisiaco, nudista. I giornali La testa di Ferro e Yoga applicano alla battaglia mediatica i canoni grafico-stilistici del futurismo. Intellettuali catalani, maltesi, fiamminghi, americani, giapponesi, rappresentanti arabi e della Bessarabia sono richiamati dall’esperimento dannunziano. Contatti vengono avviati con il ministro degli esteri sovietico. Secondo Antonio Gramsci, Fiume dà «forma politica a uno stato di coscienza diffuso e profondo».
Solidarizza con i legionari Guglielmo Marconi, fotografato insieme con d’Annunzio e con una schiera di arditi. Arturo Toscanini dirige un concerto dell’Orchestra della Scala e partecipa a un’indiavolata performance futurista. Amico di Keller è il giovanissimo Giovanni Comisso, che ricordò l’esperienza fiumana nel romanzo d’esordio Il porto dell’amore e in altri scritti: «Mi sentivo senza superiori, in una città comandata da un poeta». Una città nella quale «si fa senza alcun ritegno tutto ciò che si vuole, le forme di vita più basse e più elevate s’alternano non altrimenti che la luce e le tenebre». Consenso entusiasta viene dal mondo femminile. Donne della borghesia e popolane divengono “madrine del gagliardetto”, crocerossine, insegnanti dei legionari. Anche lo sport è coinvolto e si crea addirittura una nazionale di calcio.
A Fiume approdano eroi e opportunisti, coraggiosi e pavidi, futuri gerarchi fascisti e future vittime nei Lager nazisti. Ambiguo l’atteggiamento di Mussolini, preoccupato della popolarità di d’Annunzio. Con la firma del trattato di Rapallo nel 1920 la situazione precipita. Il governo italiano decide l’offensiva militare. È il Natale di Sangue, documentato dalle foto degli scontri fra volontari e soldati dell’esercito regolare, dalle immagini delle rovine dei ponti sull’Eneo e dello studio del Comandante, nel Palazzo del Governatore, devastato da un proiettile esploso dall’Andrea Doria. Fiume capitola e il 18 gennaio 1921 d’Annunzio lascia la città. Nell’ultima foto saluta gli ex legionari dal balcone della sua dimora sul Garda.