Venezia e il "miracolo" del ponte

A Pordenone sarà inaugurata oggi, alle 11, al Civico Museo d'arte la mostra Michelangelo Grigoletti, Venezia e il nuovo mondoche presenta il dipinto di Grigoletti (1801-1870) raffigurante la famiglia Busetto-Petich e recentemente donato all'istituto dall'ingegner Vittorio Modigliani. Eseguito nel 1845, è uno dei capolavori del pittore (ed è anche la prima iconografia conosciuta del ponte ferroviario di Venezia) mai prima esposto. Il dipinto avrà accanto una serie di modellini lignei di ponti ferroviari coevi e documenti d'epoca. Il catalogo porta i saggi di Ganzer, Cosmai e Vecchiet mentre una mostra fotografica di Marzio de Santis illustra il tema dei ponti nelle terre strappate al mare tra Anversa e Rotterdam. Oggi interverrà il professor Ennio Concina della Ca' Foscari di Venezia. E qui sotto pubblichiamo un intervento in cui il dottor Gilberto Ganzer spiega il significato della mostra e del dipinto,. di GILBERTO GANZER

L'11 gennaio 1846 si inaugurava lo straordinario ponte ferroviario di Venezia, terminato il 27 ottobre 1845 con la chiusura dell'ultima delle 222 arcate che tutt'ora lo sostengono, seguendo il progetto presentato da Giovanni Milani e rivisitato dal suo collaboratore Andrea Noale.
La prima pietra era stata posta il 25 aprile 1841 alla presenza dell'arciduca Ranieri, viceré del Lombardo-Veneto, dopo il contratto preliminare con l'impresario Antonio Busetto, detto Petich, siglato il 7 aprile 1841 con una fidejussione di trecento mila lire austriache per il contratto da onorare in quattro anni e mezzo. Contratto comprensivo anche delle tubature per l'acquedotto che avrebbe convogliato a Venezia l'acqua del Sile (risolvendo così lo storico problema dell'approvvigionamento idrico della città lagunare).
La realizzazione dell'opera fu, per quell'epoca, un'impresa davvero eccezionale, richiedendo l'impiego di enormi risorse economiche, materiali e umane. Buona parte dei meriti per l'esito positivo dei lavori fu riconosciuta all'appaltatore Busetto che, per celebrare degnamente la conclusione dell'operazione, decise di commissionare all'Accademia di Belle Arti di Venezia un grande ritratto della sua famiglia che celebrasse e conservasse memoria dell'avvenimento. L'incarico fu affidato per 11 mila fiorini, forse nel 1843, o nel 1844, a Michelangelo Grigoletti che lo portò a termine in tempi piuttosto ristretti, considerando che il grande dipinto figurava ormai terminato all'esposizione accademica tenutasi a Venezia nell'agosto del 1845.
Nella Gazzetta Privilegiata di Venezia, il 28 di quel mese si descriveva, in toni altamente elogiativi, la tela come «opera sorprendente, magnifica». Poi l'articolista si domandava: «E chi avrebbe potuto fare di più in una tela? Parlante è il padre, che con la manca mano accenna al figlio il grandioso ponte sulla laguna, quale impresa da esso assunta e presso al suo termine».
In un interno arredato in stile Biedermeier, sono ritratti i membri della famiglia di Antonio Petich, raccolti attorno al tavolo a cui è seduto l'impresario.
Il capofamiglia sostituisce il protagonismo del proprio io (come si usa invece oggi, ingigantito dai mezzi di comunicazione) e un impegno etico per un lavoro «ben fatto» che dava anche un senso «morale» alla propria identità, visibile nella decorazione sul bavero della giacca: l'insegna della gran croce di cavaliere attribuitagli dal governo.
Il ponte ferroviario sulla laguna, ormai compiuto, è visibile dalla finestra che si apre sul fondo dove compare la nuora che tiene per mano due dei suoi sette figli. Dominano la tela le calde tonalità della tavolozza di Grigoletti sulle quali spicca, come un assolo cromatico, l'azzurro dell'abito serico della nuora; lo sguardo diretto è indirizzato fuori dello spazio pittorico richiamando l'attenzione del fruitore sul tavolo al centro della composizione dov'è poggiato il progetto del ponte che l'impresario indica al figlio di fronte a lui. In piedi, alle sue spalle, la nipotina più piccola è in braccio alla moglie, ritratta con una finezza quasi 'miniaturistica".
In quegli anni la ferrovia diveniva una vera e propria impresa, simbolo di accelerazione dei tempi e della stessa rivoluzione industriale. L'opera rispondeva all'intensificazione e all'aumento degli scambi dando maggiore efficienza a un sistema di trasporti sino allora supportato dalle strade e dalle idrovie, aumentando inoltre la mobilità della popolazione. A Venezia, e poi anche a Pordenone, cambiò fisionomie urbane e superò significativi ostacoli morfologici. Si modificava il rapporto spazio-tempo con un'organizzazione di lavoro che tuttora ci stupisce se pensiamo agli odierni cantieri d''alta velocità".
La Milano-Venezia, iniziata nel 1840, si concludeva cinque anni dopo e la costruzione Vienna-Trieste, incominciata nel 1841, si concludeva il 27 luglio 1857 grazie alla genialità dell'ingegnere Carlo Ghega che risolse il tratto del Semmering, la prima ferrovia di montagna del mondo. Tale arteria si sarebbe subito poi collegata alla rete del Lombardo-Veneto con l'asse portante Como-Monza-Milano-Venezia, connessa poi con la Mestre –Treviso-Pordenone-Casarsa. Altri tempi e di certo altri 'protocolli".
Il dipinto, mai esposto prima d'ora, sarà adesso visibile al Civico Museo d'arte di Pordenone, nato proprio da un legato artistico del pittore pordenonese Michelangelo Grigoletti. L'ingegner Vittorio Modigliani, grazie ai rapporti maturati con la direzione museale, l'ha donato con sensibile generosità nel luglio di quest'anno alle raccolte del Civico Museo assieme ai quattro bellissimi disegni preparatori raffiguranti i volti delle figure principali.
Una testimonianza di quel 'mondo nuovo" che avrebbe trasformato Venezia attraverso l'era del vapore e di un progresso assecondante un progetto a lungo termine razionalmente proiettato senza sperperi e abusi di risorse.