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Carraro, sì dei lavoratori all’accordo

IL FUTURO
Lo stabilimento locale
diverrà il riferimento
per l’automotive MANIAGO. E’ stato accolto favorevolmente dalla quasi totalità dei lavoratori presenti ieri, al teatro Verdi, all’assemblea maniaghese del gruppo Carraro l’accordo tra azienda e sindacati in seguito alla ristrutturazione aziendale. Dopo la discussione, il risultato delle assemblee sarà portato martedì al ministero del Lavoro per la sottoscrizione dell’accordo. Tra gli elementi più caratterizzanti ci sono la cassa integrazione per un anno, gli incentivi all’uscita e una riduzione complessiva degli esuberi. Soltanto due astensioni e tutti voti favorevoli per la sottoscrizione dell’accordo che interessa i lavoratori della Siap di Maniago. Rispetto ai 167 esuberi previsti a settembre dall’azienda, le cose sono notevolmente cambiate, con soddisfazione dei sindacati. Anzitutto, si apre la prospettiva della cassa integrazione, al momento sino a settembre, successivamente opzionabile per altri due anni a fronte di investimenti da parte della proprietà. Inoltre, sono previsti incentivi all’uscita, cioè nei confronti di chi, volontariamente, decide di lasciare l’azienda. Tali lavoratori, che dovessero decidere di licenziarsi entro il 31 marzo 2010 (escluso chi ha maturato l’età pensionabile), riceverebbe 19 mila euro, entro il 30 giugno 16 mila, entro il 30 settembre 13 mila. Chi fosse invece in prospettiva di pensione entro il 31 dicembre 2010 non riceverebbe alcun incentivo, che invece viene elargito successivamente a seconda dell’anno di maturazione: chi entro il 31 dicembre 2010 accetta un anno di mobilità e uno di cassa integrazione e quindi matura la pensione avrà diritto a 5 mila euro, con due di mobilità e uno di Cigs 8 mila, infine con tre di mobilità e uno di Cigs 12 mila.
Il futuro sarà segnato per i 20 dipendenti ai quali il 23 dicembre scade il contratto: per loro non è previsto alcun rinnovo. In complesso, inoltre, gli esuberi sono stati ricalcolati con un otto per cento in meno rispetto a quanto preannunciato alcuni mesi fa: da 167 sono stati ridimensionati a 145. Lo stabilimento di Maniago diverrà anche il punto di riferimento per il settore dell’automotive, ovvero della componentistica per automobili, un reparto che viene “sottratto” all’azienda di Padova e che diverrà prerogativa maniaghese: se questo da un lato significa godere della possibilità di realizzare una lavorazione di qualità, dall’altra richiede una ancor maggiore specializzazione, con una richiesta di errore di zero su milione di pezzi prodotti.
«Sappiate che la crisi non è finita – ha sottolineato Massimo Albanesi della Fim – e non finirà così velocemente. Rischiamo di stabilizzarci ai livelli in cui siamo attualmente». Il reparto che chiude a Maniago sarà quello del montaggio, ma alcuni di questi lavoratori sono stati ricollocati in altri settori, «quindi – ha dichiarato Albanesi – bisogna rivedere anche il sistema di gestione del personale. Ciò che comunque è scritto nero su bianco è che non ci saranno decisioni prese in modo coattivo». «Lo stabilimento maniaghese – ha rilevato Gianluca Pitton della Fiom – diverrà un punto di riferimento per l’automotive, con un miglioramento produttivo. Ci si focalizzerà su una produzione con un maggiore valore aggiunto, garantendo a Maniago l’eccellenza». «L’accordo rappresenta il meglio di quanto si poteva ottenere», è stato il commento finale del rappresentante delle Rsu, Mario Alzetta.
Laura Venerus