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Nessun vantaggio dall’acqua ai privati

Il caso Mentre gli improvvisati politici che ci amministrano riempiono la città d’escrementi a forma di panettone o fanno fiaccolate davanti ai cimiteri, quelli che contano (in tutti i sensi) vogliono svendere una delle risorse del Friuli, in altre parole: l’acqua. Vista l’impostazione sempre più ideologica dei nostri rappresentanti, non ho dubbi che, mentre si daranno del comunista e/o del fascista a vicenda, la svendita di un bene primario andrà in porto, con somma soddisfazione di chi gestirà le future concessioni. Una volta privatizzato il servizio idrico, quali saranno gli strumenti per garantire che gli interessi di chi lo gestisce non siano l’unico parametro per lo sviluppo della rete idrica? Riguardo poi al sistema tariffario, andranno chiariti anche quali saranno i “costi” che possono rientrare nella determinazione della tariffa. Volendo schematizzare, oggi un gestore del servizio idrico, soprattutto se privato, non ha alcuna convenienza a diminuire i consumi idrici. Infatti, se vuole “guadagnare”, il mezzo migliore è quello di incentivare i consumi, soprattutto nel caso di una rete già ammortizzata. Il gestore non ha inoltre particolare interesse a fare grandi interventi di manutenzione straordinaria (se non ricompensati dalla bolletta) o interventi di prevenzione idrica, se non sono imposti dall’ente cessionario. Da ultimo, i ridicoli canoni di concessione, che le varie aziende pagano alle Regioni, inferiori a quanto ogni cittadino paga per l’acqua di rubinetto. Canone oltretutto pagato a “ettaro” e non ai litri prelevati e/o imbottigliati. In Friuli una famiglia ogni anno spende mediamente 172 euro (nonostante un +2,5% d’aumento), più economica di noi solo la Valle d’Aosta con 142 (Legambiente 2009). Mentre tra i comuni capoluogo più economici, troviamo Udine e Pordenone al terzo posto, con una spesa media di 132. Superati da Isernia 114 e Milano 106. Poniamo il caso che domani la gestione delle acque del Friuli (1.232.000 abitanti) sia nelle mani di un’azienda privata esterna alla regione e che i suoi interessi siano in Veneto (4,9 milioni d’abitanti) ed Emilia-Romagna (4.354.455 abitanti), due regioni limitrofe cui vendere l’acqua, visto l’elevato numero d’abitanti e la forte vocazione agricola che assorbe mediamente il 60% di tutta l’acqua prelevata. Quali sarebbero i vantaggi per i friulani? Nessuno! Tariffe più basse? Non credo! Investimenti sulle strutture? Sicuramente. Ma per portare l’acqua fuori della regione, salvo poi caricare il costo nella bolletta di tutti.
Caio Russo
Udine