06 novembre 2009 —
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sezione: Pordenone
Il caso Mentre gli improvvisati politici che ci amministrano riempiono la città descrementi a forma di panettone o fanno fiaccolate davanti ai cimiteri, quelli che contano (in tutti i sensi) vogliono svendere una delle risorse del Friuli, in altre parole: lacqua. Vista limpostazione sempre più ideologica dei nostri rappresentanti, non ho dubbi che, mentre si daranno del comunista e/o del fascista a vicenda, la svendita di un bene primario andrà in porto, con somma soddisfazione di chi gestirà le future concessioni. Una volta privatizzato il servizio idrico, quali saranno gli strumenti per garantire che gli interessi di chi lo gestisce non siano lunico parametro per lo sviluppo della rete idrica? Riguardo poi al sistema tariffario, andranno chiariti anche quali saranno i costi che possono rientrare nella determinazione della tariffa. Volendo schematizzare, oggi un gestore del servizio idrico, soprattutto se privato, non ha alcuna convenienza a diminuire i consumi idrici. Infatti, se vuole guadagnare, il mezzo migliore è quello di incentivare i consumi, soprattutto nel caso di una rete già ammortizzata. Il gestore non ha inoltre particolare interesse a fare grandi interventi di manutenzione straordinaria (se non ricompensati dalla bolletta) o interventi di prevenzione idrica, se non sono imposti dallente cessionario. Da ultimo, i ridicoli canoni di concessione, che le varie aziende pagano alle Regioni, inferiori a quanto ogni cittadino paga per lacqua di rubinetto. Canone oltretutto pagato a ettaro e non ai litri prelevati e/o imbottigliati. In Friuli una famiglia ogni anno spende mediamente 172 euro (nonostante un +2,5% daumento), più economica di noi solo la Valle dAosta con 142 (Legambiente 2009). Mentre tra i comuni capoluogo più economici, troviamo Udine e Pordenone al terzo posto, con una spesa media di 132. Superati da Isernia 114 e Milano 106. Poniamo il caso che domani la gestione delle acque del Friuli (1.232.000 abitanti) sia nelle mani di unazienda privata esterna alla regione e che i suoi interessi siano in Veneto (4,9 milioni dabitanti) ed Emilia-Romagna (4.354.455 abitanti), due regioni limitrofe cui vendere lacqua, visto lelevato numero dabitanti e la forte vocazione agricola che assorbe mediamente il 60% di tutta lacqua prelevata. Quali sarebbero i vantaggi per i friulani? Nessuno! Tariffe più basse? Non credo! Investimenti sulle strutture? Sicuramente. Ma per portare lacqua fuori della regione, salvo poi caricare il costo nella bolletta di tutti.
Caio Russo
Udine