Una lapide per il fucilato Le Terrier il francese che ideò palazzo Caiselli

di PAOLO FORAMITTI Una lapide posta nel cortile di palazzo Caiselli nel cuore di Udine ricorda che quest'edificio, oggi sede universitaria, fu progettato dall'architetto francese Jean Le Terrier de Manetot, ma pochi immaginerebbero che, due secoli fa come oggi, il progettista terminò la sua avventurosa vita a quarantaquattro anni, di fronte a un plotone di esecuzione.
Jean-Gabriel Le Terrier signore di Montigny, Mennetot, Clermont ed Esquainville, questo il suo nome completo, fu infatti un emigré, ossia un nobile che nel 1792 abbandonò la Francia rivoluzionaria per combattere in favore della monarchia contro il proprio paese.
Serví nelle cavalleria dell'Armée di Condé, fu ferito in battaglia e si ritirò dal servizio attivo trasferendosi nella Serenissima Repubblica di Venezia, dove si dedicò alla progettazione di alcuni palazzi, tra i quali quello udinese. Nel 1805, quando i francesi occuparono il Veneto e il Friuli, passò a Trieste e nell'Istria asburgica. Nel 1809 le truppe di Napoleone invasero anche questi territori e Le Terrier riprese le armi e guidò un'insurrezione di popolani istriani contro i francesi, in favore degli Asburgo. Nell'occasione assunse il nome di conte di Montechiaro. Nel mese di ottobre i soldati napoleonici repressero l'insurrezione e al termine di un ultimo scontro a Umago catturarono Le Terrier e lo incarcerarono, assieme ad altri otto insorti istriani, nel castello di San Giusto a Trieste.
Il 31 ottobre i prigionieri furono giudicati da un tribunale militare, riconosciuti colpevoli di insurrezione armata e il giorno dopo vennero fucilati. L'abate triestino Giuseppe Mainati ci ha lasciato questa testimonianza sulla fine di Jean-Gabriel Le Terrier: «Sentita anch'egli la sua condanna la sera innanzi non si scompose. Il rimanente della notte riposò tranquillamente; la mattina vegnente concentrato in sé stesso, e con sembiante ilare, attese l'ultimo momento del suo fatale destino. Ricevuto finalmente tutti a un colpo le palle di fucile in fronte e nel petto, caddero sul fatto a terra; ma il Montechiaro (Le Terrier), con sorpresa universale degli astanti, dopo ricevuto il colpo rimase genuflesso ritto e immobile, sinché una replicata salva lo fece cadere».
Era il primo novembre 1809, dunque duecento anni fa, anche allora «ricorrendo la festa di tutt'i Santi».