30 ottobre 2009 —
pagina 12
sezione: Cultura - Spettacolo
di NICOLA COSSAR Il Sunsplash se ne va, lascia Osoppo, il Friuli e lItalia. È una perdita per tutti: per il mondo della musica giovane, per il turismo e per leconomia regionale. Gli operatori del mondo dello spettacolo e della cultura che abbiamo interpellato esprimono questa amarezza, assieme alla certezza che le iniziative giudiziarie in corso (che hanno coinvolto il presidente del Rototom Filippo Giunta, di cui riferiamo in altra pagina) faranno piena luce. Loris Tramontin
(promoter di Azalea) «I raduni reggae, lo sappiamo tutti, portano con sé una cultura che comprende anche il
fumo. Per me Giunta non centra direttamente, però chi organizza una responsabilità oggettiva ce lha: deve fare attenzione se circola droga o meno, e sicuramente non deve promuoverne luso. Comunque, al di là delle responsabilità che la legge assegna a chi organizza e gestisce un evento, credo sia fondamentale dialogare e collaborare sempre con le forze dellordine: è un aspetto irrinunciabile del nostro lavoro. Nessuno negherà che il problema droga esiste, ma non è certo Filippo Giunta che può e deve risolverlo, soprattutto quando ci si trova di fronte a maree di folla. Per quel che mi riguarda, se ai nostri concerti capita di trovare uno che spaccia, lo cacciamo a calci e stop. Tornando al Sunsplash, questo è un festival che ha sempre funzionato: se lo perdiamo, ci rimettiamo un po tutti».
Andrea Del Favero
(direttore artistico di Folkest) «Sono daccordo con Tramontin. Noi che aderiamo ad Assomusica sappiamo bene che droga e superalcolici devono restare fuori. Il Sunsplash? Difficile immaginare un raduno reggae senza
fumo: è il loro stile di vita, la loro, diciamo così, filosofia. Il problema principale non è se la gente va lì a farsi uno spinello, ma se ci sono o non ci sono gli spacciatori: più cresce il numero degli spettatori, più aumentano gli
appetiti e il rischio di una presenza di delinquenti. Non credo vada criminalizzato Giunta, ma le leggi vanno sempre rispettate».
Giancarlo Velliscig (
direttore artistico di Euritmica) «Un organizzatore non è autorizzato a verificare cosa ha addosso un utente e quindi certe cose non possono essere imputate allamico Giunta, anche se cè gente va al Sunsplash per farsi uno spinello. Ci sono tante iniziative musicali, sociali e culturali nel segno della pace e della convivenza che il Rototom ha portato avanti con successo in questi anni: perché non ne parlano adesso? E poi quelli del Sunsplash hanno investito molto in sicurezza. Caso mai non bastasse, allesterno del Rivellino cera sempre una folta presenza di forze dellordine. Filippo ha incitato alluso di droghe? Mi pare unaffermazione fuori luogo. Approfitto però di questoccasione per ribadire che siamo fin troppo controllati, quasi si volesse seminare la paura dellaltro, del diverso, del forestiero, di chi non la pensa come te. Invece di investire fin troppo in non entusiasmanti iniziative per la sicurezza, perché non danno un po di ossigeno a questo tanto martoriato mondo della cultura? È con la cultura che si crescono generazioni migliori».
Antonio Devetag
(presidente di Mittelfest) «Sono sempre stato un garantista: in partenza nessuno è colpevole. Ho fiducia che la cosa si risolverà al meglio per Filippo Giunta, capace in questi anni di far crescere straordinariamente il suo festival reggae. Una musica molto lontana dalla mia cultura, ma che ha richiamato in regione e questo è un dato importantissimo giovani da tutta Europa. Però so anche che lo spinello fa parte della cultura rasta. Tuttavia, da qui a trasformare Giunta in un capro espiatorio credo ce ne corra».
Renato Pontoni
(dj e promotore musicale) «Sto nel mondo dello spettacolo da decenni e sono fermamente contro ogni droga, perché penso che il divertimento possa e debba essere tale senza luso di sostanze. Le generazioni cambiano, ma quel quel manca oggi a molti giovani è un fondamento etico, dei valori, delle regole: la droga attecchisce lì, riempie quei vuoti. Se parliamo del Sunsplash, so quanto difficile sia controllare tanta gente. La droga nei grandi raduni ha sempre girato, ma prestare la maggior attenzione possibile è vitale: per chi organizza e per chi frequenta questi festival»
Tullio Angelini
(direttore artistico di More music) «La vicenda non ha contorni ancora ben definiti e non ci sono certo sentenze alle porte. La droga ai festival? Cè sempre stata. Ma che droga è? E lalcol,
droga di stato visto che si vende nei locali pubblici, non è forse più devastante di uno spinello? Provocazioni a parte (altrimenti inquisiscono anche me!), questa storia che coinvolge Filippo pone ben altri e più ampi problemi: la sicurezza, la cultura la correttezza dellinformazione. Qui si stanno creando fabbricanti di paure, capaci di trasformarci in poliziotti di noi stessi, facendoci così perdere di vista cose ben più serie e importanti. Cosa serve, allora? Una nuova e più serena società, con valori più solidi e regole più a misura duomo».
Rocco Burtone (
presidente Associazione Musicisti Tre Venezie) «Il Sunsplash se ne va, allora? È un brutto passo indietro per tutti noi. Ci girava la droga? Gira di più da altre parti. E poi smettiamola di criminalizzare subito tutto e tutti! A Osoppo in questi anni ci sono sempre andate le famiglie, anche con i bambini in carrozzella. Tutti drogati? Chiudo con unaltra provocazione
statistica: è più facile trovare uno spacciatore fra dieci o fra diecimila persone? E fra queste diecimila ci può essere magari un ladro o, addirittura, un assassino. Basta demonizzare!».
Louis Armato (
rocknotes.it) «Sono un rocker e Giunta non lo conosco, però se il Sunsplash se ne va abbiamo perso un treno importante: questo festival ha dato visibilità a tutta la regione, ben più di Friuli Doc. Permettimi una considerazione su questa vicenda: non siamo ancora pronti a confrontarci serenamente con laltro, con una cultura diversa. E se una cultura non è istituzionale o funzionale alle istituzioni, spesso la si guarda con sospetto, giungendo persino a odiarla. Qualcosa del genere deve essere accaduto anche per quelli del Rototom: credo si sia cercato di trovare a tutti i costi qualcosa di negativo per metterli in cattiva luce».
Stefano Montello
(musicista e scrittore) «È una cosa sorprendente. Ma cosa significa tutta questa storia? Cosè questo neo-proibizionismo trasversale che semina la cultura del sospetto? Neanche la
buoanima del senatore McCarthy, con la sua fervida fantasia a tinte... rosse, sarebbe mai arrivata a tanto. Ma dài! Fin dai tempi gloriosi di Woodstock la droga ha girato nei festival, e ancora prima in tutto il
sistema: in chi fa la musica e in chi la consuma. Cosè allora questo moralismo di ritorno? Mi irritano questi atteggiamenti fasulli. La verità è unaltra: di fronte al dilagare della droga, nessuno ha risposte, né a destra né a sinistra».
Luigi Reitani
(assessore alla cultura del Comune di Udine) «Va rispettato nel modo più alto il lavoro dei magistrati e non cè dubbio alcuno che la piaga della droga va combattuta. Si confonde però una grande manifestazione come il Sunsplash (capace di produrre eccellenti spettacoli, di offrire a giovani di tutta Europa momenti di aggregazione e acculturaziome di assoluto livello) con un fenomeno criminale. Allora dico che perdere il Sunsplash è un danno notevole. Non ho mai frequentato il festival, ho gusti diversi, ma ho rispetto per tutti. E poi mi permetta una digressione da comune cittadino: il problema droga non sono gli spinelli, è la cocaina. Infine, ricordiamoci che un avviso di garanzia non è una sentenza».
Gian Mario Villalta
(curatore di pordenonelegge.it) - «Non conosco né Giunta né il Sunsplash, perché i nostri orizzonti sono diversi, ma credo che non bisogni fabbricare martiri a priori. Penso anche che la libertà delle persone di dire e agire sia inviolabile, sempre nel rispetto della legge. Le confido, infine, che temo di ricevere un avviso di garanzia per presunto uso dell... intelligenza.»
Paolo Patui
(direttore artistico di LeggerMente) «In tempi di escort e transessuali, cocaina
et similia viaggiano di pari passo con chi amministra, fa quasi sorridere il polverone (più che altro la
polverina) sollevato dagli usi e consumi di chi frequenta il Rototom. Censurare tutto ciò in modo drastico vorebbe dire per coerenza ascoltare i Beatles, che alluso dei lisergici dedicarono persino una canzone che magari di tanto in tanto canticchiamo in modo indecente (
Lucy in the Sky with Diamonds). Ci sono insomma molte cose più scandalose di cui scandalizzarci, ma purtroppo in questi casi non è l
erba del vicino a essere più luccicante, ma quella di casa nostra. Personalmente, credo che se hai la vita piena di cose belle e importanti da fare hai poco tempo per
sballarti. Daltra parte, perdere una convention così importante e tutto sommato pacifica in nome di una crociata cieca che nega situazioni più scandalese, ma meno evidenti, sia per il nostro territorio una sconfitta: perdere pezzi è sempre perdere occcasione per migliorare il migliorabile».