29 ottobre 2009 —
pagina 14
sezione: Pordenone
CLAUT. Scoppia la guerra delle indicazioni alpinistiche tracciate direttamente sulla roccia: 150 amanti delle escursioni che risiedono tra il Pordenonese e il Bellunese hanno denunciato «lo scempio che da qualche anno viene sistematicamente perpetrato ai danni di pareti rocciose, valloni e alberi stabili». La segnalazione parte da Luca Visentini, noto alpinista di Cimolais e referente del Club alpino italiano. «Succede sempre più spesso che un privato, del quale conosciamo nome e cognome, vernici in modo ossessivo le vie di salita, anche le più remote ha spiegato Visentini . Il soggetto sta apponendo enormi bolli, frecce e scritte tracciandoli direttamente sulla roccia. Non si contiene per nulla: lungo un vallone di appena cinque metri è capace di reiterare il vandalismo addirittura cinque volte. Il danno è evidente, soprattutto sui versanti di quelle Dolomiti che lUnesco ha appena voluto tutelare».
Lintento dellescursionista sarebbe del tutto nobile: aiutare i turisti a trovare la via del rientro, senza perdersi o incorrere in pericoli. Ma, a detta dei firmatari della petizione, il danno ambientale e paesaggistico è enorme. Visentini ha interpellato i Comuni interessati alla problematica e, in particolare, quelli di Cimolais e Claut. La speranza è che i sindaci emettano unordinanza per vietare in modo categorico ogni opera di antropizzazione in quota, cartellonistica fai da te compresa.
Altre missive sono partite per il Veneto, dove limbrattatore avrebbe colpito decine di volte. Ma non è finita qui: la comitiva di alpinisti che ha sottoscritto lappello a smetterla con bombolette spray e indicazioni varie, ha promesso anche unazione di forza. I partecipanti al forum Fuori via hanno già cominciato a cancellare numerose scritte di indicazione lasciate lungo i sentieri dellAlta Valcellina. Cai e Soccorso alpino hanno avvallato liniziativa. «Peccato che in alcune zone le frecce e gli inviti a prestare attenzione siano ricomparsi subito dopo», hanno fatto notare i sostenitori della raccolta di firme.
Fabiano Filippin