CHI SI PREPARA PER IL DOPO
16 ottobre 2009 —
pagina 04
sezione: Attualità
(segue dalla prima pagina)
di ALCIDE PAOLINI
Poniamo, a ogni modo, che ciò possa avvenire più presto di quello che si possa temere o sperare, occorre tenere presente che se in politica questi casi giungono spesso imprevisti è dovuto unicamente al fatto che o sono rifiutati perché troppo desiderati o sono rifiutati perché molto temuti. In ogni caso, pensando alla successione, il primo nome che viene in mente è, ovviamente, quello di Gianfranco Fini. Colui che, come un bravo pifferaio, ha guidato la sua destra fascista attraverso terreni sempre più nuovi e inesplorati, arrivando allemozionante momento in cui è stata ammessa nel consesso democratico a tutti gli effetti. E questo, sia chiaro, lo deve in buona parte a Berlusconi Lalternativa a Fini, altrimenti, potrebbe essere Tremonti, anche se è molto difficile che il nemico del mercatismo possa superare le troppe ostilità che si è guadagnato nel corso non solo di questa legislatura, ma anche di quelle precedenti. Ostilità dovute in primis al suo carattere e in parte alla sua preparazione, superiore a chiunque altro del suo partito. Quanto a Fini, peraltro, anche lui si è guadagnato molti nemici in questi ultimi tempi, con le sue alzate dingegno irrituali, riguardanti il rispetto per il capo dello Stato, leccessiva tolleranza per gli immigrati e, quel che è peggio, la svolta laicista, che rischia di guastare quel clima opportunista, ma tutto sommato gradito alle gerarchie ecclesiastiche, che si era instaurato con Berlusconi sui temi sensibili, a partire dal testamento biologico per finire con la pillola abortiva. Atteggiamento che ha consentito al Cavaliere di superare, almeno in parte, sia le contrarietà sorte in Vaticano con le sparate del giornale di famiglia contro Boffo sia la mondializzazione della sua visione piuttosto sessista della donna, vista soprattutto come un dono di Dio per il maschio. Senza contare, tornando a Fini, che i suoi ex colonnelli (con lui issato al terzo scranno istituzionale della repubblica e perciò distaccato dal partito) si sono nel frattempo ben sistemati, occupando posti di prestigio nel governo e dimenticando troppo spesso la sua esistenza, se non per mostrare di non condividere le sue più recenti esternazioni.
È certo, a ogni modo, che una buona parte degli stessi berlusconiani avrebbero qualcosa da obiettare a uninvestitura di Fini e più ancora potrebbe mettersi di traverso la Lega, che non è certo in linea con molte, forse troppe delle sue idee, ormai riaffermate talmente tante volte da meritare non solo di essere messe in discussione, ma anche di essere nettamente respinte. Il che produrrebbe nella destra una lotta per il potere con molti, troppi rischi, che alla fine potrebbero sfociare in una nuova tornata elettorale. Nel qual caso lunica alternativa alla Lega percorribile per una destra finiana sarebbe quella di unalleanza con lUdc di Casini. Per il quale, in assenza di Berlusconi, potrebbe essere forse la soluzione più accettabile. Anche se non tranquillizzante per Fini, in caso di una nuova tornata elettorale. Insomma, per la destra si aprirebbe un periodo di grandi incertezze, se non di sbando vero e proprio, che darebbe luogo a tensioni non facilmente componibili. E il Pd? Nel Partito democratico, concluse le primarie, nominato finalmente il segretario, comunque vadano le cose, ci saranno come sempre troppi scontenti. Di qui il rischio che si ricominci cocciutamente con la solita, incorreggibile manfrina, tesa a privilegiare più le cose che dividono che quelle che uniscono. Vizio atavico tra i più nefasti, perché molte delle sconfitte del centro-sinistra discendono proprio di lì. Lunica speranza, a questo punto, potrebbe essere quella dei giovani, portatori di istanze nuove, che però poco hanno a spartire con quelle delle generazioni più anziane. Perché si tratta di stanze o, meglio ancora, di esigenze, difficilmente compatibili, per esempio, col socialismo vecchia maniera: quello della classe lavoratrice.
Lindividualismo ormai imperante, anche per motivi legati al progresso, la scomparsa dei giovani lavoratori solidali fanno sì che perfino i paria dei call center, finito il turno, non vadano in sezione, ma si mettano alla console e si colleghino col mondo. Sarà bene che il Pd lo tenga presente.