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«Gandhi e Italia, liberatemi dalla fatwa»

di MICHELE MELONI TESSITORI «Perché non chiedete a Sonia Gandhi, che è italiana come voi, di sciogliermi dalla fatwa e di permettermi di vivere in India? Il suo partito è al potere e se lei, sollecitata dal vostro governo, dicesse che posso tornare, nessuno si opporrebbe a questa volontà». Taslima Nasreen, la poetessa bangli da quindici anni in fuga da due condanne a morte del fondamentalismo islamico, alza ancora una volta la voce e torna a rivendicare il suo diritto a vivere nel suo mondo, l’India, se non proprio in patria, il Bangladesh. Testimonial d'eccezione, campionessa per la difesa dei diritti umani, oggi nella seconda giornata della prima edizione di UdineTraduce. Attesissima la lectio magistralis della poetessa Taslima Nasreen, intitolata non a caso I'm not understood (Non sono compresa). Si terrà alle 18, all’università di Udine in via Petracco 8. Dalla lotta per i diritti si passerà poi a una vera e propria transcreazione, quella che andrà in scena, in prima assoluta, stasera alle 21, al Palamostre. Transcreando Shakespeare è uno spettacolo ideato da Lello Voce, direttore artistico della kermesse Absolute (Young) Poetry, che vanta la drammaturgia musicale e le musiche live di uno dei maggiori musicisti e registi italiani, Roberto Paci Dalò, fondatore dei “Giardini Pensili”. Un evento di richiamo nazionale dove i poeti che hanno affiancato i docenti-relatori nella giornata inaugurale sui Sonetti diventano al tempo stesso voce e parola: saranno infatti Elisa Biagini, Pierluigi Cappello, Gabriele Frasca, Isabella Panfido, Massimo Rizzante, Sara Ventroni a far calare le traduzioni dei Sonetti di Shakespeare nel mosaico sonoro, nel puzzle artistico-estetico creato da clarinetti e live electronics by Roberto Paci Dalò. Parole in musica e musica in composizioni verbali: un lavoro originalissimo sull'immaginario barocco, grazie agli inserti del flauto dolce contralto (dal vivo) e ai campionamenti di voci cantanti, contrabbasso, clavicembalo, viola da gamba.
Lo fa dal Friuli, ospite da ieri di
UdineTraduce, la manifestazione che precede e affianca il festival Absolute Poetry di Monfalcone, «che è prima di tutto un luogo di libertà» ha ricordato il direttore artistico Lello Voce, artefice di questo colloquio con la poetessa, egli stesso per primo sostenitore della battaglia di Nasreen contro la costrizione all’esilio.
«Le ho scritto - ci rivela l’interessata, che appena giunta in Friuli è stata sottoposta a una vigilanza serrata, eppure discreta -; ma dalla Gandhi non ho avuto altra risposta se non nel fatto di essere qui, in Occidente». Nasreem ricorda la sua “colpa”: «Ho detto che le donne devono essere libere, ma in una comunità islamica dove domina la tradizione religiosa, molto oppressiva, ciò non è ammesso. Tante fedi sono rigide nei loro confronti, però in Occidente c’è la separazione tra Stato e Chiesa. Là, invece, cala il velo».
«Il Corano è il libro piú importante che ho letto in versione tradotta: quello che ha maggiormente cambiato la mia vita» ribadirà oggi nella lectio magistralis che pronuncerà alle 18.30, a Udine, a palazzo Antonini. «Dopo aver letto la traduzione di quello che ripetevo meccanicamente sono diventata atea, perché ho realizzato che l’Islam non è una religione di pace e discrimina le donne. Non mi è sembrato che Dio fosse gentile e misericordioso e non ho trovato radici valide per farmi prendere in giro. Era chiaro, in effetti, che quelle parole erano state scritte da un uomo, o da un gruppo di uomini per i loro interessi sociali e politici».
Nasreem ha sul collo due fatwa: «Ho cominciato a battermi per le ragioni delle donne negli anni Ottanta e lo sto ancora facendo - spiega -. Molte persone hanno preso coraggio e hanno cominciato a parlare come me, quindi è importante che continui e lo farò. Non mi faranno tacere».
La prima minaccia di morte fu lanciata in Bangladesh, la seconda «quattro anni fa, quand’ero riparata in India. Ma il fatto che sia stata pronunciata vuol dire che c’è chi è stato influenzato dalle mie parole e questo ai fanatici non piace». «Taslima sta inseguendo la libertà e la giustizia, che sono i termini fondamentali della poesia, la ragione essenziale del suo persistere - commenta Lello Voce -. Il poeta vive di libertà». «Io sono nei miei versi, le mie idee sono tra le mie rime e nel mio paese ci sono tante persone che amano leggere poesie» osserva Taslima. «La nostra letteratura si tramanda oralmente, di voce in voce, e ha una tradizione millenaria. La poesia si pubblica e si recita molto dal vivo. I poeti sono ascoltati, dunque le mie parole potevano abbracciare tanta gente», precisa.
«A volte da noi la poesia è messa all’angolo, mentre altri mondi, e penso anche all’America Latina, coltivano questa grande forma di civilizzazione», constata Lello Voce. «I vostri poeti sono immensi, hanno influenzato anche noi e sarebbe molto bello se potessimo scambiare le nostre idee» gli risponde Taslima.
La poetessa ricorda poi «che in India i poeti sono comparsi molto prima di Cristo, ciascuno in fondo è poeta ed è il motivo per cui amo il mio paese. Ma questa cultura oggi è ignorata: dominano altri valori, ben altri poteri che non quello della parola». Comunque lei non si tira indietro: «Non ho paura delle fatwa - rivela - e non sono scappata come Rushdie. Ho vissuto nel mio mondo fino a quando il governo indiano non mi ha ingiunto di andarmene. Vivevo tra i fondamentalisti, sotto la protezione della polizia. Stando qui in Occidente non penso di essermi posta in salvo: la mano assassina dei fanatici è lunga. Ma non voglio avere paura. Se temessi qualcosa smetterei di scrivere. Non l’ho fatto e non lo farò».
«Ci sono due ragioni per invitare una poetessa come te - osserva Lello Voce -. Il fatto che il festival di quest’anno è incentrato sulle lingue minori e il multiculturalismo intesi come strumenti di tolleranza e di dialogo, come una ricchezza da condividere». E poi c’è quel richiamo del festival di Monfalcone al valore della libertà «che per i poeti è come l’aria che respiriamo». Lello Voce si chiede poi qual è il valore universale racchiuso nella lingua bangli. La risposta della Nasreen coglie di sorpresa: «Il significato è nel suono - spiega -. Ricordo una mia lettura dal vivo a Parigi, accompagnata da una traduttrice: il pubblico si relazionò piú con i suoni delle mie parole, colse le emozioni al di là della comprensione. I suoni, appunto, che sono come i gesti».
«Io con i gesti parlo - ha condiviso Lello Voce, vellicato nel suo orgoglio di napoletano -. E il primo poeta della tradizione, San Francesco, parlava al lupo e agli altri animali».
«Talvolta è meglio sentire il suono di belle poesie in una lingua che non capisci, anziché sentire una cattiva traduzione nella lingua che conosci» osserva la poetessa prima di congedarsi rimandandoci all’incontro che terrà oggi, all’università, nella sala convegni di palazzo Antonini.