Fidenato continua la guerra al fisco

Dallo scorso gennaio l'imprenditore Giorgio Fidenato, presidente e fondatore del movimento Agricoltori federati di Pordenone, versa ai propri sei dipendenti lo stipendio lordo, rifiutandosi di esercitare la funzione di sostituto di imposta e, di conseguenza, di fare le trattenute di legge (come Irpef, Inps, addizionali regionale e comunale). Fidenato ha informato della sua decisione l'Agenzia delle entrate, che insiste nel chiedere il versamento al fisco di tali trattenute. La storia di Fidenato, già raccontata dal nostro giornale nel giugno scorso, è ora approdata sui media nazionali e in particolare il Corriere della Sera gli ha dedicato un editoriale. «Sono persuaso – ha detto Fidenato, interpellato dall'Ansa – che la norma che impone di versare le trattenute di legge sia anticostituzionale. Per questo motivo mi sono rivolto al tribunale di Pordenone che, il 19 novembre, si pronuncerà sulla mia eccezione». Nel frattempo l'Agenzia delle entrate, seppur preventivamente avvisata delle nuove modalità di pagamento, ha inviato la prima cartella esattoriale, pari a circa 1.800 euro, sollecitando il pagamento dei contributi non versati. «È una battaglia di principio – ha sottolineato Fidenato – e per questo non pagherò. I soldi sono stati consegnati ai dipendenti e metà di loro ha anche inviato personalmente un libretto al portatore con la cifra equivalente al debito. Tale modalità di pagamento è stata rifiutata».
La decisione di interrompere il pagamento dei contributi ai sei dipendenti liquidando loro lo stipendio lordo era stata resa nota da Fidenato nel corso della campagna elettorale della scorsa primavera, quando lo stesso Fidenato si è candidato, con una lista civica, alla carica di sindaco di Arba, senza essere eletto. La sua decisione fu interpretata come una mossa elettorale per ottenere visibilità e consensi. «Niente di più sbagliato – ha commentato l'imprenditore –. La battaglia era nata molti mesi prima, ma si seppe in quei giorni quando dissi che l'ex ministro delle Finanze, Giancarlo Pagliarini, era disposto a svolgere le funzioni di assessore all'economia in caso di mia elezione. In quella circostanza, ricordai le tante battaglie che da anni conduco contro la burocrazia e i palazzì romani, tra le quali questa contro una norma chiaramente anticostituzionale».