I Tallone, dalle tasse alla Filologica

di MARIO BLASONI Lea D'Orlandi, Andreina Ciceri, Novella Cantarutti, Maria Tore Barbina, Piera Rizzolatti – donne di spicco della Società Filologica Friulana – sono i suoi riferimenti, ma solo la Ciceri potè vantare, come lei, una vicepresidenza del sodalizio di via Manin. Monica Tallone, da tre anni vice per la Carnia, è quindi la seconda donna entrata a far parte dell'Ufficio di Presidenza della Filologica. Un bel piazzamentoin novant'anni di vita della prestigiosa istituzione (storicamente a conduzione maschile) fondata nel 1919 da un gruppo di uomini di cultura (fra i quali Giovanni Lorenzoni, primo presidente, Ercole Carletti, Bindo Chiurlo e Ugo Pellis), e intitolata al glottologo goriziano Graziadio Isaia Ascoli. Ma, parlando di Monica, Tallone significa anche altro: papà Walter era il mitico capo dell'Ufficio Tributi del Comune di Udine negli anni '60-70 e nonno Pietro uno dei poliziotti che nel 1910 arrestò gli assassini dopo la sanguinosa rapina alla Posta centrale udinese.
Cominciamo dal nonno, che la giovane Monica (è del 1964), non ha conosciuto. Pietro Tallone (1884-1934) era originario di Bernezzo, in provincia di Cuneo. Non si sa come sia arrivato a Udine («Mia sorella Piera andrà a Bernezzo per fare qualche ricerca», spiega Monica), dove nel 1911 ha sposato la friulana Luigia Bianchi. Ma per contrarre matrimonio, in ossequio ai regolamenti di allora, ha dovuto lasciare la Polizia. E si è messo a fare il panettiere nel forno comunale di via Stringher. L'anno prima c'era stato il fattaccio alla Posta, ampiamente rievocato da Mario Quargnolo negli anni '80 sul Messaggero Veneto(l'articolo è stato poi inserito nel libro Udine o cara, pubblicato come supplemento del giornale nel 1989). La notte del 14 aprile 1910, due giovani balordi, col volto coperto da maschere di carnevale, irrompono, verso le 2, nell'ufficio telegrammi, aperto 24 ore su 24. Uno dei due impiegati, Giuseppe Piemonte, li affronta e viene ucciso a coltellate. Il giornalista Riccardo Filipponi, che passava per la via della Posta (oggi via Vittorio Veneto) sente le urla della vittima e va a chiamare aiuto. «Accorrono – scrive Quargnolo – la guardia scelta Fortunati e le guardie Dominici e Tallone... Così, quasi subito dopo il delitto, gli assassini sono arrestati». «Mio padre, già anziano e malato, lesse l'articolo e si commosse per quella citazione», ricorda Monica. Walter Tallone (1922-1988) era un personaggio molto conosciuto. «Era amico di tutti – prosegue la figlia – per il suo lavoro che lo portava a trattare un settore delicato come quello delle imposte. C'era allora la famigerata tassa-famiglia e lui aveva il compito di concordare, caso per caso, l'ammontare che il cittadino doveva versare. Davanti al suo ufficio si formavano lunghe code. Ma era paziente, signorile nei modi e soprattutto noto per la sua umanità: sapeva valutare le varie situazioni senza essere impositivo». Lo chiamavano, parafrasando un famoso verso del Pascoli, «il Tassator cortese!». «Sono trent'anni che è andato in pensione ed è morto da venti, eppure tanti lo ricordano ancora!».
Rimasto orfano del padre a 12 anni, Walter Tallone aveva fatto il commesso e persino, durante la guerra, l'operaio ai cantieri di Monfalcone (che raggiungeva col treno), prima di diplomarsi allo Zanon, da privatista. «Andavano in quattro a lezione di ragioneria dalla Bernardinis: lui, Emilio Del Gobbo, Luigi Pertoldi (poi economo della Provincia) e Aldo Zuliani. Nel 1950 si è sposato con Wilma Fiappo, oggi 85enne, che faceva la sarta. È entrato in Comune prima all'Annonaria (distribuivano le famose tessere), poi all'Ufficio Legati. E dal '62 ai Tributi. Andato in pensione nel '79 è stato il fondatore e primo presidente del Circolo dipendenti comunali».
Nata, assieme alla sorella Piera, che lavora in banca, all'ombra di un padre pieno di interessi («eravamo piccole e già ci portava alle conferenze e alle mostre d'arte»), e popolarissimo («la gente lo fermava per la strada»), Monica Tallone ha frequentato lo Scientifico al Bertoni e si è laureata, nel '93 col professor Gri, in lettere moderne, indirizzo Storia delle tradizioni popolari. Alla Filologica si è avvicinata grazie a Lelo Cjanton, amico d'infanzia, oltre che collega (lavorava ai Civici Musei) del padre, che nell'85 aveva dato il via ai corsi di friulano. «Vi partecipai con molto impegno e lo stesso Lelo mi convinse poi a insegnare». Superato, nel '92, l'esame interno, Monica ha esordito come prof a San Vito al Tagliamento, accanto a Eddy Bortolussi («un altro grande amico!»). Le tappe successive sono state un mandato come segretaria e, dal 2006, la vicepresidenza per la zona della Carnia (gli altri vice del presidente Pelizzo sono Federico Vicario per Udine, Piercarlo Begotti per Pordenone e Carlo del Torre per Gorizia; assieme al segretario Piergiorgio Sclippa e al tesoriere Giannino Angeli fanno parte dell'Ufficio di Presidenza). Vent'anni di Filologica hanno portato Monica Tallone a contatto con il meglio della cultura friulana a cavallo del secolo. Indimenticabili, per lei, le compiante Andreina Ciceri («una grandissima persona») e Maria Tore Barbina («con Maria avevo più confidenza, ci davamo del tu»). Ha conosciuto, e apprezzato, il presidente Manlio Michelutti, prematuramente mancato nel 2001, e ha lavorato con l'attuale, Lorenzo Pelizzo, figlio – ci tiene a sottolineare – del senatore Guglielmo, che fu a capo del sodalizio dal '63 al '74 e «al quale dobbiamo l'acquisto della sede di via Manin, il prestigioso palazzo Mantica». Ai presidenti citati, a Cjanton e a Bortolussi, nonchè all'ex segretario Gianfranco Ellero («con lui ho cominciato a scrivere nelle pubblicazioni della Filologica»), Monica deve «molta riconoscenza». E, a proposito di scrivere, va aggiunto che è lei la coordinatrice della pagina Marilengheche il Messaggero Veneto,dal 2005, pubblica ogni primo martedì del mese.
Monica Tallone abita a Verzegnis e lavora in un ufficio della Regione a Tolmezzo (dopo esperienze con l'Azienda di promozione turistica ad Arta, Sauris e Ravascletto). Di qui il suo impegno geograficonella Filologica. A Verzegnis, in particolare, cura il premio di poesia dedicato – dal Comune e dal sodalizio friulano – a Giso Fior, «il poeta delle piccole cose», giunto all'ottava edizione. Anche tra Fior, scomparso nel 1978, e i Tallone ci fu, ed è rimasta, «un'amicizia di famiglia». E a proposito di famiglia, Monica è sposata, dal '98, con un udinese, Guglielmo Favi, dirigente d'una piccola azienda di programmazione europea, conosciuto a Sauris quando lei lavorava per il turismo. Hanno una bambina, Eleonora, che proprio in questi giorni ha cominciato le scuole elementari.