CI CONSIDERA SUOI NEMICI
17 settembre 2009 —
pagina 05
sezione: Attualità
(segue dalla prima pagina)
di FERDINANDO CAMON
Uccisa come un animale non da noi, non dalla nostra società, non dal razzismo, ma dal cuore del cuore della cultura di suo padre, che (inutile girarci intorno e cercare formule attenuanti) si riduce a questo: un musulmano e un cristiano non possono convivere, dove cè un musulmano il cristiano deve morire. Oppure: se un musulmano, e sia pure una figlia, non la pensa così, va ucciso lui. Avendo un lavoro, questuomo è il perfetto esempio di quelli che noi consideriamo integrati: fa quel che facciamo noi, guadagna, sbarca il lunario, siamo a posto. Invece no. Evidentemente, anche fra quelli che noi consideriamo integrati ce ne sono che considerano la nostra civiltà inammissibile sulla faccia della terra. Così facendo, questuomo (va detto onestamente che sono pochi come lui, ma altrettanto onestamente che non è il solo) mostra di non accettare niente dei cardini che regolano la nostra vita individuale, familiare e sociale e cioè, i codici e la Costituzione. Con questo delitto, li ha infranti tutti. Perché non si sentiva in obbligo di rispettarne alcuno. Quindi, come mai era qui? Come mai era entrato? E sera insediato? E viveva tra di noi? Lavorava regolarmente? E restava da anni? Per una nostra colossale incomprensione: ci comportiamo con la più grande stupidità nel momento in cui stabiliamo chi entra in casa nostra e chi torna indietro, rispediamo a casa tanti disperati che nella nostra vita (cultura compresa) troverebbero il paradiso e accettiamo, di riffe o di raffe, elementi come questo, che sono nuclei di una civiltà nemica e inconciliata. Uccidere una figlia, per un padre, è il massimo dei delitti. Più che uccidere un figlio. Mi domando come abbia fatto a tirarla fuori dallauto per accoltellarla, vibrare le prime pugnalate sul fidanzato che sopponeva, inseguire come un animale predatore la figlia che scappava strillando, raggiungerla, girarle la faccia e tagliarle la gola, guardandola negli occhi. Come ha fatto? Non succede spesso, per fortuna. Siamo i primi a dire che non bisogna generalizzare.
Niente guerra di religioni. Però, quando succede, un caso come questo è un fulmine in una notte nera: quel che illumina ti spaventa. Dicono che questo figlicidio ricorda quello di Hina, la povera ragazza pachistana sgozzata dal padre e sepolta nel cortile di casa, nel 2006, nel Bresciano, perché indossava i jeans e viveva alloccidentale. Sì, ci sono delle somiglianze. Il caso di Hina è più tremendo di come lo riassumono oggi. Perché Hina fu sgozzata dal padre, sì, ma i parenti collaboravano tenendola ferma per le mani e per i piedi e quando fu sepolta nel cortile, di notte, cera un intero clan, più famiglie, a scavare con le vanghe. E poi è successa una cosa ributtante per un occidentale: la madre è sempre rimasta zitta per giorni e mesi; è andata al processo contro il marito e solo quando il marito è stato condannato è svenuta. Lo sgozzamento della figlia lo aveva tollerato (con dolore, mi auguro e le auguro). La condanna del marito no, quella era intollerabile. Possono vivere tra noi, padri, madri, fratelli e parenti come questi? Sono pochi, certo. Pochissimi. Ma sono i peggiori prodotti di un paio di principi nientaffatto marginali, tra gli islamici: luomo val più della donna e il fedele val più dellinfedele. In Occidente, principi del genere sono inammissibili. Gli islamici che si integrano li rielaborano o li accantonano. Ma ci vuole un po di cultura. Chi non ce la fa, come il padre di Sanaa e il padre di Hina, è perché viene dagli strati profondi dellignoranza.