Luigi e Lucina, un amore impossibile

di PAOLO MEDEOSSI Come puoi tenere nascosto un amore? Semplice: non puoi. Però puoi parlarne ammantandolo di nebbie e distanze tanto da far perdere di vista i luoghi e i personaggi veri, per collocarlo in altri mondi e renderlo così irriconoscibile. È quello che fece nel 1517 lo sfortunato Luigi Da Porto, uomo gravemente ferito due volte. La prima sul campo di battaglia, vicino a Gradisca d'Isonzo, dove riportò conseguenze che lo segnarono nel fisico e nello spirito. La seconda per l'amore impossibile che provava per Lucina, la cugina di cui si era follemente invaghito durante una festa la vigilia del giovedì grasso del 1511. Amore ostacolato e arduo perché i ragazzi appartenevano a due rami della grande famiglia Savorgnan in lotta feroce fra loro. Quando lei dovette sposare un altro uomo, pure del casato Savorgnan, e sparì dal suo orizzonte per sempre, Luigi si ritirò in un castello nel Veneto e scrisse la novella Giulietta, assolutamente autobiografica, ma non ebbe il coraggio di usare i riferimenti esatti. Anzi, temendo anche la sua ombra, il testo rimase nel cassetto fino al 1530 quando, morto Luigi, il fratello lo pubblicò anonimo, per poi farlo riapparire nel 1535 sotto il titolo di Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti.
Non volendo danneggiare Lucina, ormai coniugata, Da Porto collocò la vicenda a Verona e chiamò i protagonisti Romeo e Giulietta. Settant'anni dopo, attraverso una serie di versioni in più lingue, il testo della novella arrivò perigliosamente a William Shakespeare in Inghilterra che ne trasse la tragedia celeberrima, quella che ci consegna uno dei più grandi e assoluti miti d'amore nella letteratura mondiale. E a quel punto cominciò anche la fortuna universale di Verona, che venne identificata come la città in cui tutto accadde e dove naturalmente non ci hanno pensato due volte a fornire quanto occorreva, a partire dalla sedicente casa di Giulietta, in via Cappello, che invece al tempo in cui la vicenda è ambientata era solamente una stalla.
Quello che stiamo qui raccontando è già noto, per gli articoli scritti in merito, soprattutto da qualche tempo in qua, e per la pubblicazione del prezioso libro di Albino Comelli e Francesca Tesei, Giulietta e Romeo. L'origine friulana del mito, uscito nel 2006, ma incredibilmente ogni sforzo per suscitare a Udine e in Friuli un po' di attenzione, in particolare tra gli amministratori pubblici, è stato praticamente vano. Non si dice che adesso bisogna cambiare le carte in tavola ed entrare in concorrenza con Verona, che per sempre giustamente conserverà la sua fama legata alla tragedia scespiriana, ma insomma con un po' di buona volontà si potrebbe far conoscere la radice, storicamente provata, di questa straordinaria vicenda dei due infelici amanti.
Il più stupito dalla freddezza udinese alla fine resta il professor Cecil H. Clough, il docente di Oxford che per primo, ancora nel 1985, in occasione di una conferenza a Vicenza, luogo di origine di Luigi Da Porto, dopo aver riesumato la novella Giulietta, diffuse le sue sorprendenti conclusioni su chi aveva ispirato il grande William. E allora viene da pensare una cosa: se Luigi Da Porto, in un sussulto di coraggio, non avesse camuffato la sua storia e avesse parlato apertamente di Udine,molto probabilmente anche Shakespeare senza problemi avrebbe situato la tragedia proprio dalle nostre parti e così fiumi di turisti accorrerebbero da secoli qui a cercare i segni, i luoghi, le tracce della infelice love story, vivissima ancora a tanti secoli di distanza. Anche perché Luigi Da Porto, pur parlando di Verona, adoperò chiari riferimenti udinesi, come nel caso della chiesa di Giulietta e Romeo, che altro non era se non quella di San Francesco, in centro a Udine. Infatti il palazzo di Lucina-Giulietta, nel quale avvenne l'incontro fatale fra i due giovani amanti, si trovava nell'attuale piazza Venerio, dove ora c'è il parcheggio sotterraneo. L'edificio venne abbattuto nel 1549 con l'ordine che sopra non vi si costruisse più nulla per la condanna inflitta da Venezia ai Savorgnan. Più tardi la famiglia costruì un altro palazzo in via Stringher e anche in questo caso la costruzione venne demolita nel 1938, ma per motivi legati al riordino del borgo. Di quello stabile si conserva ancora il pozzo davanti all'osteria Al Grappolo d'oro, e quello fu probabilmente uno dei pozzi dove vennero gettati i corpi delle vittime durante la rivolta della 'Zobia grassa", scoppiata proprio la notte in cui Lucina e Luigi si videro e si amarono perdutamente.
Dunque, com'è evidente, attorno a questa storia c'è un intreccio veramente incredibile di vicende davanti alle quali però Udine finora non si è mai intenerita e non ha mosso un dito. Nulla che in qualche modo accenda un po' di passione e di attenzione. In un articolo che abbiamo pubblicato nell'aprile del 2008 la dottoressa Francesca Tesei scriveva: «Perché non inserire nei programmi culturali la valorizzazione e la promozione della conoscenza di questi eventi e di questa storia d'amore di cui fu teatro Udine e il Friuli, da Brazzacco a Cividale e a Gradisca d'Isonzo? Per cominciare basterebbe una lapide in piazza Venerio o nei pressi della chiesa di San Francesco. Non si tratta di entrare in antagonismo con Verona, bensì di compiere un'operazione di serio recupero storico e di intelligente marketing culturale, sia per rivendicare con orgoglio l'originale matrice friulana di questo mito, che per promuovere un indotto turistico di qualità».
Di tutto ciò torniamo adesso a parlare perché domani sera, alle 21 – come abbiamo già annunciato sul giornale di ieri – in corte Morpurgo sarà proposto uno spettacolo sulla vicenda, a cura di un gruppo inedito di artisti, formatosi per l'occasione su idea della compositrice Giulia D'Andrea. Gli altri protagonisti sono Chiara Pippo (per il testo), lo Stravinskij Ensemble, Massimo Somaglino, Angela Babuin, Michele Baggio, Marco Melchior, con presentazione di Marco Maria Tosolini. Occasione davvero da non perdere. Forse finalmente si alzerà un velo e qualcosa accadrà. Perché l'amore è fatto di sogno, sì, ma anche di realtà.