San Marco, commosso ricordo di monsignor Comelli

Chino sul breviario, che lo accompagnava ovunque. Sorridente, sempre. A spingere i pedali della bicicletta, per portare la parola di Dio agli ammalati, ai sofferenti, ai poveri. Ecco alcune delle immagini con cui ieri la comunità, nel diciottesimo anniversario della morte di monsignor Leandro Comelli (nella foto), ha voluto rendere omaggio al sacerdote che tutti in Chiavris, definiscono un 'mistico". E per ringraziarlo la parrocchia ha appositamente abbellito la sala Comelli, accanto alla chiesa, con due gigantografie del parroco più amato, tragicamente morto, assieme alla perpetua Rosa Cipriani, in quel maledetto rogo del 29 luglio '91. Un incendio appiccato alla canonica di San Marco proprio da «quei balordi», come ancora oggi vengono additati, che don Leandro aveva sicuramente aiutato. La serenità del volto di monsignor Comelli s'irradia nell'atrio della sala parrocchiale: eccolo, col breviario in mano; il suo volto, in questa gigantografia, illuminato da una luce speciale. Accanto alla foto, la biografia e il testamento spirituale. Altro pezzo di una storia: don Leandro e la sua bicicletta, strumento di carità, mentre si avvia verso la sua missione quotidiana. È un rincorrersi di ricordi, di parole scolpite nelle menti, di gesti semplici. «Pieno di gioia», ha detto ieri il parroco don Sergio De Cecco, durante l'omelia di suffragio officiata in un'affollata chiesa di San Marco.
«Io ero al seminario, ma quel volto raggiante che diventava testimonianza lo ricordo bene. Don Leandro ha avuto per tutti una parola particolare, come il buon pastore. Il suo volto è diventato dono e bendizione», ha scandito il prete che, alla fine dell'omelia, ha chiesto a don Leandro di continuare a guardare da lassù la sua comunità. E c'è chi – come don Paolo De Re e don Bruno Buzzulini, che hanno concelebrato la messa – rievoca alcuni fatti che hanno segnato la storia personale, come quella volta, quando don Leandro diede lo schiaffo al sacerdote che osò accendere una sigaretta, oppure quando, a pochi giorni dall'orrenda morte, don Leandro consegnò la medaglietta d'oro a don Paolo, dicendogli «adesso conservala tu». I parrocchiani fanno fatica a scavare nel passato. «Troppi ricordi», dicono. Volti segnati dalle lacrime: qui ci sono generazioni di fedeli che hanno visto crescere le loro storie con don Leandro come guida. «Donava pace, serenità, sicurezza. Dal punto di vista umano era un sacerdote meraviglioso: andava a benedire personalmente le case, parlava con tutti i componenti della famiglia. Insomma, era il vero sacerdote. Un 'santo"», racconta Pia Sandra Brinis. E c'è chi non può dimenticare il rinfresco a sopresa preparato da don Leandro per un anniversario di matrimonio: «Avevamo chiesto a don Leandro una messa per i 25 anni di matrimonio», racconta Giovanna Modotti e «lui, che ci aveva sposati, alla fine della cerimonia, ci portò nel rinfresco che aveva allestito in canonica». Un soprannome con cui tanti appellavano don Leandro era 'zorro". Sì «lo chiamavamo così, perchè portava sempre la tonaca. L'avevo conosciuto al Carmine – dice Carla Paolini – quand'era cappellano là. Lo teniamo nel cuore. Nonostante gli acciacchi andava avanti, sempre, non si lamentava mai. Siamo sicuri che don Leandro ci accompagna ancora».
Irene Giurovich