Umberto Zanfagnini, un esempio attuale

Ricorrono domani i 25 anni della morte dell'avvocato friulano Umberto Zanfagnini, parlamentare della prima legislatura repubblicana, figura esemplare e mai dimenticata di uomo impegnato nella società civile. Eccone di seguito una biografia con le tappe più importanti della sua vita, scritta dal figlio, l'avvocato Piero Zanfagnini.
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Ricordare che venticinque anni or sono – il tratto di una generazione – è scomparso l'avvocato Umberto Zanfagnini, parlamentare della prima legislatura repubblicana, ha forse un'eco ormai attutita in una temperie politica e di costume che concentra l'attenzione sull'effimero della cronaca in cui solo il presente – in realtà l''apparenza" del presente – interessa. In via generale, penso che la – per lo più inconsapevole – damnatio memoriae che affligge diffusamente il nostro modo di vivere e che porta a seppellire vicende, fatti e persone, debba in ogni possibile occasione essere contrastata, per rispetto alla storia, ma, soprattutto, per ciò che un'esperienza di vita può, ove conosciuta, contribuire ad arricchirsi. Così può essere anche per l'esperienza di vita civile e politica di mio padre. Umberto Zanfagnini, nato a Lauzacco di Pavia di Udine il 2 marzo 1903, figlio di un artigiano falegname, autodidatta, crebbe nel cenacolo familiare del poeta Emilio Girardini e dell'onorevole Giuseppe Girardini, eminente uomo politico friulano e principe del Foro udinese. Dalla loro memoria e dal loro stile di vita attinse esempio e valori. Avvocato per quarant'anni di grande esperienza e cultura, visse esclusivamente dell'attività professionale, che onorò fino alla fine, anche se costretto a sacrificarla all'impegno politico, che per lui fu soltanto oneroso e che non lo fece diventare mai un 'professionista della politica". Visse infatti in tempi in cui fare politica costituiva anzitutto un rischio personale e poi un duro impegno. Non prese mai la tessera del fascio. Partecipò alla lotta di Liberazione quale partigiano combattente nelle file della formazione Osoppo Friuli e rappresentò nel Comitato di Liberazione provinciale la Democrazia cristiana. Vissuto oltre un anno in clandestinità, nella giornata della Liberazione, il 1º maggio 1945, assieme a Giovanni Cosattini e ai comandanti partigiani, dalla terrazza del municipio parlò – e quello fu in assoluto il primo discorso politico a Udine del dopoguerra – alla folla degli udinesi e dei Volontari della libertà.
Nell'autunno del 1945, quando più acceso era il dibattito sulla scelta istituzionale (repubblica o monarchia), esce dalla Dc, che non aveva compiuto allora una scelta precisa per la repubblica, ed entra nel Partito socialista al fianco di Giovanni Cosattini, sindaco della Liberazione. Impegnato nel travaglio che investì il Partito socialista del 1947 di fronte al patto di unità di azione col Pci, non condivise la scelta del Fronte popolare e si schierò con Giuseppe Saragat nel Psli, di cui divenne deputato nella Legislatura 1948-1953. In Parlamento fu impegnato nella riforma agraria, affiancando direttamente le lotte contadine nella Bassa friulana, nel Fucino contro il latifondo di Torlonia, nella Sila calabrese, e concorse alle prime attuazioni legislative dei princìpi costituzionali sullo Stato sociale. Dissentendo però dalla scelta fatta dai partiti dell'alleanza di governo nel 1953 per l'attribuzione di un premio di maggioranza alla coalizione che fosse uscita vincitrice dalle elezioni, esce dalla socialdemocrazia e partecipa alla campagna elettorale politica del 1953, assieme a Ferruccio Parri, Antonio Greppi e Piero Calamandrei, nelle file di 'Unità Popolare", che non esprimerà alcun rappresentante dalla Camera dei deputati, ma che col suo risultato contribuirà a non far scattare a favore della coalizione di governo il premio di maggioranza. Con Zanfagnini nel collegio Udine - Gorizia - Belluno, 'Unità Popolare" conseguì la percentuale di voti più elevata a livello nazionale. Nell'autunno del 1953, precedendo molti altri esponenti di 'Unità Popolare", rientra nel Psi, ove ormai aveva sempre più preso consistenza, caduto il frontismo, la linea di Nenni, di autonomia socialista, che vide Zanfagnini convinto e impegnato assertore. È stato, quando il Psi era all'opposizione (amministrazione Centazzo), capo della delegazione socialista nel Consiglio comunale di Udine. Fu presidente della Cassa di risparmio di Udine nel primo quinquennio dopo la Liberazione. Non vanno dimenticati il suo lungo impegno quale presidente della Lega Friulana Cooperative e Mutue, quando il mondo della cooperazione viveva una fase difficile e pionieristica, e la presidenza dell'Azienda di soggiorno di Lignano, che gestì con lungimiranza negli anni di avvio della politica turistica regionale.
Costantemente attento ai problemi della solidarietà, guidò per quasi trent'anni la Lega Friulana per la lotta contro i tumori, e concorse a reggere il centro tutela minorile di Barazzetto per l'assistenza ai figli dei carcerati, trovando spesso occasioni di collaborazione con don Emilio de Roja. Fu esponente del Foro udinese, stimato da colleghi e da magistrati, raffinato nello stile dell'argomentazione difensiva scritta e orale. Geloso difensore delle prerogative e del prestigio dell'avvocatura, restò sempre legato all'amico e maestro Piero Calamandrei. In politica fu socialista, ispirato alla tradizione, impersonata da Filippo Turati e da Giacomo Matteotti, del riformismo empirico e gradualista che, come metodo per affrontare il confronto politico in termini costruttivi, ritenne sempre essenziale e attuale, rifuggendo dal massimalismo, da un lato, e dalla pratica trasformista, dall'altro, che aborriva. Fu cristiano, amico di don Primo Mazzolari e ammiratore di don Lorenzo Milani. E coerentemente fu laico, intendendo la 'laicità" essenzialmente quale espressione dei diritti fondamentali di libertà dell'uomo che lo Stato deve garantire nella legislazione, e quale lotta contro ogni forma di intolleranza e di discriminazione. È in quest'ottica che egli favorì l'adesione di Loris Fortuna al Psi dopo la repressione sovietica in Ungheria del 1956, e che con la parola e l'azione poi lo sostenne nella vittoriosa battaglia referendaria nazionale contro il tentativo di abrogare la legge sul divorzio. Umberto Zanfagnini compendiò le sue riflessioni sulla propria esperienza politica in un saggio, uscito nel 1977, 'Dalla Liberazione alla Legge truffa – Una battaglia democratica e socialista". Di tale riflessione, scritta nell'immediatezza di una vicenda politica, quella delle elezioni del 1976, che aveva segnato una sconfitta delle aspirazioni del Psi, valga trascrivere, tutta intera, una considerazione che l'autore svolge in premessa.
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Il deterioramento del clima politico interno dei partiti è dovuto al fatto che non basta, per una democrazia, vera e non falsa, che la vita politica si svolga nei partiti e per mezzo dei partiti: questa è solo la facciata esteriore della democrazia, ma essa è prima di tutto un problema di educazione e di costume: occorre cioè che la lotta politica si combatta dai politici e non dagli avventurieri della politica e dai politicanti di mestiere, fauna oggi cresciuta a dismisura: non da coloro che lottano in funzione del potere e di calcoli personali, dando luoghi a fenomeni di opportunismo, di arrivismo, di corruzione e di forme clientelari, che sono ovviamente la più turpe negazione del Socialismo, a da coloro che si battono per l'ideale, così come si usava fare una volta, con nobiltà ed elevatezza di convinzioni e di sentimenti e con sensibilità morale spinta sino allo scrupolo, inseparabilmente congiunta al disinteresse personale, al servizio esclusivo del bene pubblico, sia pur considerato dall'angolo visuale della propria concezione sociale! Altrimenti ne viene quell'abbassamento del tono politico e quella mediocrità cui si devono ascrivere gran parte dei malanni, se non tutti, che affliggono oggi il nostro Paese».
Ha forse perso di attualità tale amaro ammonimento? O merita invece di essere attentamente meditato? Nel mese di marzo scorso, nel borgo di Lauzacco ove nacque, la comunità di Pavia di Udine ha intitolato a Umberto Zanfagnini la nuova piazza di fronte alle scuole. Che il nome di quest'uomo sia ricordato in un luogo frequentato dai ragazzi, dagli insegnanti e dalle famiglie, in cui pulsa il cuore di quel simpatico e vivace paese del Friuli, consideriamolo come un segno di buon auspicio.