Messaggero Veneto — 30 giugno 2009
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sezione: CULTURA - SPETTACOLO
D eus ex machina del Sunsplash è da sempre Filippo Giunta (presidente dellassociazione culturale Rototom Sunsplash) che come nel teatro antico è capace di scendere a sorpresa dallalto sciogliendo gli intrecci di una trama altrimenti non risolvibile dai protagonisti sulla scena, agendo in modo da condurre a buon fine situazioni molto intricate. Come lannoso problema legato alla location del festival, da anni ospitato in quel di Osoppo ma sempre almeno sulla carta in procinto di emigrare verso altri territori. Abbiamo chiesto a Giunta qualche altra anticipazione sulledizione che si sapre domano e sul futuro di questo evento che molti invidiano al Friuli. Filippo, quali sono gli appuntamenti di questanno per i quali vai particolarmente fiero? «Uno su tutti: dopo infiniti tentativi, per la prima volta siamo riusciti a convincere Bunny Livingstone Wailer a venire in Italia. Dai tempi di Marley, assieme a Peter Tosh è uno dei tre musicisti al mondo che è riuscito ad esportare il reggae fuori dalla Giamaica». Quante e quali soddisfazioni comporta organizzare il Sunsplash? «Tante, perché è un festival che è nato 16 anni fa senza laiuto di nessuno e che si è sempre finanziato da solo, a parte gli ultimi cinque anni, nei quali qualche contributo economico è arrivato, ma in misura poco significativa rispetto al giro daffari che il Sunsplash genera con le proprie forze. Possiamo perciò definirci autosufficienti e indipendenti finanziariamente, sia dagli sponsor sia dalle istituzioni pubbliche». Anche voi siete stati vittime della mannaia sui contribuiti alla cultura? «Sì, dalla prima tabella, che comprende gli eventi di importanza regionale, siamo scesi forse alla terza o giù di lì. Probabilmente, è il festival che ha subìto più tagli. Ogni edizione ci costa quasi 2 milioni e mezzo di euro, quindi questo aiuto è risibile: è più simbolico che pratico». È possibile che questo dipenda anche dalle polemiche sul fumo e da un certo tipo di pubblico dalla presenza più ingombrante ? «Ufficialmente le critiche che ci sono arrivate riguardano la tolleranza alle droghe leggere e credo sia lunico motivo per cui una parte della scena politica ci contesta, senza mettere sulla bilancia il fatto di portare in regione dibattiti, musica con impegno sociale, presenze turistiche e fatturato. La cosa che più lascia perplessi è che lattacco nei nostri confronti arriva proprio dagli assessorati che maggiormente beneficiano dellindotto del nostro festival: Turismo e Attività produttive». Cosa cè di vero sulla possibilità di traslocare? «Quando si è ipotizzata leventualità di emigrare, lorganizzazione del festival aveva delle forti tensioni con il Comune di Osoppo. Non sentendoci benvoluti in casa, ci siamo guardati attorno e abbiamo così trovato altre amministrazioni ben felici di ospitarci, manifestando grandissima disponibilità e stupore per come venivamo trattati nel nostro territorio. Poi questi dissidi sono stati superati e al momento abbiamo un appoggio molto sentito, sia dalla maggioranza sia dallopposizione. Ci sentiamo a casa nostra, anche se la convenzione scade questanno e dovrà essere rinegoziata». Cosa si dovrebbe fare per sostenere maggiormente il festival? «Al di fuori del periodo del Sunsplash, il parco del Rivellino è abbandonato a se stesso. Tempo fa avevamo ipotizzato la possibilità di creare una fondazione con il Comune di Osoppo e la Regione per costruire opere pubbliche, ristrutturare e far vivere il parco durante lintero anno. Ad oggi possiamo dire di registrare una forte difficoltà a realizzare questo disegno. Noi organizzatori inoltre sentiamo la responsabilità nei confronti di quelle migliaia di persone che vengono in Friuli e si trovano poi in difficoltà con i trasporti pubblici, anche a livello provinciale. Non chiediamo aiuti per noi, bensì per chi viene nel Gemonese e nellOsovano, in modo che possa anche avere i mezzi per scoprire le bellezze dei luoghi circostanti: Venzone, lago dei Tre Comuni, Cividale, Udine. Le amministrazioni locali non sfruttano a fondo questa potenzialità non solo turistica ma anche economica». A livello internazionale come è visto e considerato il vostro raduno? «Siamo inseriti in un circuito europeo di dodici festival e ci arrivano molti complimenti da tutti loro. In quanto non sono solo i gruppi ad arrivare a Osoppo da tutte le parti del mondo, ma anche il pubblico stesso, che è multi-etnico e veramente internazionale». Alberto Zeppieri