Papais: «Io, il nuovo De Agostini»

AZZANO DECIMO. E' stato giocatore professionista, ha lavorato come allenatore per cinque anni nel settore giovanile del Piacenza e per una stagione ha fatto da secondo a Gigi Cagni. Ha frequentato ambienti calcistici 'chic". Ma non per questo motivo Giorgio Papais ritiene la sua nuova squadra l'Azzanese, e la sua nuova categoria, l'Eccellenza, un declassamento. Tutt'altro. Ha accettato convinto il progetto, che lo vede alla guida non solo della prima squadra. L'ex 'pro" sarà anche il direttore tecnico del settore giovanile nonché trainer in seconda dell'under. Un ruolo a trecentosessanta gradi. Come quello che ricopriva uno dei suoi predecessori, Stefano De Agostini, capace di portare la Sacilese in C2. La sua 'scalata" è partita da qui. Una scalata che Papais piacerebbe ripercorrere.
Papaais, perché ha accettato la proposta dell'Azzanese?
«Mi ha attirato il programma. Il fatto di avere un ruolo di responsabilità».
Non importa se la categoria è dilettantistica, dunque.
«Assolutamente. Non è un problema. Ho già allenato un anno in Eccellenza a Ponte dell'Oglio, in provincia di Piacenza. L'importante è che ci sia un progetto».
Quello che ha trovato ad Azzano.
«Proprio così. L'offerta di Sante Mascarin (il presidente, ndr) mi ha lusingato. Avrò una carica importante, ma non mi spaventa: questo è il mio lavoro. Sono molto entusiasta. ho incontrato persone splendide e, per uno che dà importanza ai valori umani come me, è molto. E se ad alcuni può sembrare strano, visto che sono stato diversi anni tra i professionisti, voglio sottolineare subito un aspetto: per me l'Azzanese non è un ripiego».
Dove può arrivare questa squadra?
«Siamo riusciti a trattenere Fabbro e, se riusciremo a blindare altri giocatori importanti, potremo fare bene».
Dalla sua ha un bagaglio d'esperienza importante.
«Ho allenato quattro anni gli allievi nazionali del Piacenza, una stagione la primavera e poi ho fatto da secondo a Cagni: cercherò di mettere sul campo tutto quello che ho imparato».
A proposito di Cagni. L'ha allenato quando era giocatore. Si può dire che si ispira a lui?
«Per molte cose sì. Mi piaceva perché era credibile. E' la prima dote che ogni tecnico deve avere. Altrimenti i ragazzi non ti seguono e fanno di testa loro».
All'Azzanese avrà un ruolo simile a quello che aveva De Agostini. Lui è partito da qua e ora allenerà tra i professionisti.
«Sicuramente questa è una piazza ideale per poter fare bene, lavorare con calma e crescere. La storia di De Agostini lo dimostra».
Le piacerebbe ripercorrere ciò che ha fatto lui?
«Certo, perché no?».
Alberto Bertolotto