Sfilano gli alpini, l'Italia saluta la Julia

dall'inviato LUANA DE FRANCISCO

LATINA. «É la nostra storia che passa», urla lo speaker al microfono. E in un attimo, dalle tribune, esplode il boato degli applausi: intensi e calorosi, come ogni anno di fronte al passaggio degli alpini di Udine, mentre l'emozione fa salire i brividi sotto un sole che cucina. Ieri, all'82° raduno nazionale di Latina, il 'miracolo" della Julia e di tutte le altre penne nere friulane si è compiuto di nuovo: a farlo rivivere, testimoni di ieri e di oggi, oltre 4 mila persone. Manca una manciata di minuti alle 13 quando, in lontananza, si cominciano a scorgere gli stemmi della sezione Carnica. Sono loro, dopo gli amici di Trieste, ad aprire il corteo dei friulani inquadrati nel 4° settore, quello riservato alle regioni del Nord-Est. La sfilata ha accumulato oltre mezz'ora di ritardo, ma nessuno protesta, perchè in una giornata così bella ci vuole ben altro per guastare la festa. Sul palco d'onore i big della politica (Fini e La Russa) non ci sono più, ma lungo le transenne la folla è tanta ed è per loro, per la gente arrivata da ogni parte d'Italia, che gli alpini sfilano.
Avanza la stella alpina di Tolmezzo e il tempo sembra fare d'un tratto un balzo all'indietro nel tempo. Gli alpini marciano «con l'aria propria della gente forte di montagna», sottolinea lo speaker, mentre il passato ritorna nello striscione dedicato a Maria Plozner Mentil e alle altre portatrici carniche. Poi è la volta dei soci di Gorizia, «la città della storia al centro dell'Euroregione», e dalle note della 'Banda Città di Cormons" che li segue. Dietro di loro, intanto, dai balconi addobbati a festa con palloncini e bandiere Tricolore, Latina guarda ammirata il passaggio di tutti gli altri friulani. Quelli arrivati nella città laziale sono molti di più, circa 8 mila, se si contano anche le sezioni di Pordenone, Trieste e Gorizia e i tanti parenti e amici che si sono uniti alla trasferta, mentre le penne nere che sfilano sono quasi 6 mila, di cui oltre 4 mila raccolte nelle sezioni di Udine, Cividale, Carnica, Gemona e Palmanova.
Ma è in piazza del Popolo, dove sono state allestite le tribune, che il termometro degli applausi tocca i livelli più alti. Quelli che segnano il passaggio della sezione di Gemona sono anche un omaggio alla memoria delle vittime del terremoto del '76, «una tragedia – ricorda lo speaker – alla quale la popolazione ha reagito con una zampata feroce». La sezione ringrazia e saluta: 'Mandi fradis", recita l'ultimo striscione. Ma siamo appena all'inizio e l'esplosione di applausi che accoglie l'ingresso della sezione di Cividale lo conferma. «Eccoli qua – esclama il presentatore – gli instancabili uomini delle Valli del Natisone». Echeggia l''hip hip hurrà" improvvisato dagli alpini e al microfono i cividalesi diventano 'i moschettieri".
Ormai la piazza è calda e pronta al 'botto". «Udine grandissima», urla il presentatore ed è subito tripudio. Il battimani copre qualsiasi altra parola, mentre davanti al palco sfilano una dietro l'altra le formazioni dei suoi tre settori. Sono tantissimi, di tutte le età, fieri e composti. Con loro, ci sono anche gli «straordinari» volontari della Protezione civile, gli alpini di Cassacco a bordo di un mezzo militare d'epoca, il coro di Codroipo, la Banda alpina, quella dello Stella e lei, «la-Fanfara-brigata-Julia-in-congedo», come scandisce al microfono lo speaker. Sono loro, i 'veci", a mandare in visibilio la piazza e a consegnare al Friuli una nuova pagina di onori nazionali. Non per niente, è il vessillo di Udine che il comandante della Brigata Julia, generale Gianfranco Rossi, e il comandante delle truppe alpine, generale Alberto Primicerj, scelgono di scortare durante la sfilata. In coda, uno striscione eloquente: 'Dal mare ai monti gli alpini sono sempre pronti". Chiude Palmanova, che con il neonato gruppo di Villa Vicentina è da poco passata a 31 gagliardetti. E lo fa con un messaggio che vale per tutti: 'Gli ideali dei nostri padri sono il nostro futuro", ricorda lo striscione che sfila dietro la fanfara e il coro sezionale 'Ardito Desio".