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Siap, cassa integrazione stoppata

di ELENA DEL GIUDICE

MANIAGO. Intanto la domanda per altre 13 settimane di cassa integrazione non si firma. Poi richiesta di un nuovo incontro all’azienda, chiarezza sul piano industriale e, soprattutto, certezze sul futuro di Siap a Maniago. Due assemblee con i lavoratori ieri per fornire un rendiconto dell’incontro svoltosi la settimana scorsa in Siap, Gruppo Carraro, tra azienda e sindacati, nel corso del quale la direzione ha delineato lo scenario in cui si trova a operare, le conseguenze della crisi, le previsioni su volumi e fatturato. Ai lavoratori che ieri dovevano rientrare in fabbrica dopo 13 settimane di cassa, e che hanno invece appreso di doverci restare per altre 13, i sindacati hanno riportato i dati: la flessione del mercato imponente, meno 80% nei primi mesi del 2009, e previsioni non certo positive se Siap ritiene che nel 2012 il mercato si attesterà sui livelli del 2007. «Ma se questo è vero – considera Massimo Albanesi, il sindacalista della Cisl che segue l’area del Maniaghese e che ha tenuto, assieme a Gianluca Pitton della Cgil, le assemblee di fabbrica – non si capisce come l’azienda non immagini di ridurre il personale, visto che nel 2007 gli occupati a Maniago erano sotto le 300 unità, mentre oggi si attestano su 350. E’ un’affermazione alla quale facciamo fatica a credere e proprio per questo noi vogliamo partecipare alla discussione sul piano industriale, che riteniamo avrà i contenuti di una riorganizzazione, che il Gruppo ha annunciato per giugno. Temiamo anche che questa ristrutturazione sia dettata più da esigenze di borsa che industriali».
Forte preoccupazione tra i lavoratori per le altre 13 settimane di cassa integrazione previste dall’azienda da qui a fine luglio, alle quali si accoderanno altre 4 settimane ad agosto (2 di cassa e due di ferie). E la domanda è: che cosa accadrà poi? E prima ancora: come possono i lavoratori sopravvivere con l’assegno di cassa integrazione, circa 750 euro mensili? «Non si può – è la risposta di Albanesi –. Rispetto a questo abbiamo chiesto a Siap di anticipare la cassa, di integrare con risorse proprie il salario dei dipendenti, e i ratei. Mentre questa richiesta era stata accolta con l’accordo precedente, stavolta l’azienda ha opposto un rifiuto. Ma noi non siamo d’accordo. Per la prima volta applichiamo la circolare Inps di marzo che cancella l’obbligo di un minimo di due settimane di produzione tra due procedure di cassa, rendendo così possibile fare ricorso all’ammortizzatore anche per 52 settimane consecutive. Ma bisogna capire che con 750 euro al mese non si va da nessuna parte. L’azienda ha proposto di anticipare mille euro prelevandoli dal Tfr per chi ne avesse bisogno, ma ovviamente abbiamo risposto no. L’azienda ha acquistato il terreno a Maniago pagandolo 10 euro al metro quadrato grazie alle agevolazioni, ha ottenuto incentivi dallo Stato e dalla Regione, sgravi fiscali, e ora è giunto il momento di restituire parte di ciò che ha avuto».
Cisl e Cgil coinvolgeranno ora le istituzioni «perché in gioco non ci sono soltanto i 350 della Siap, ma almeno altrettanti lavoratori nell’indotto, da Maniago a Spilimbergo, non dimenticando lo stabilimento di Gorizia, per il quale si teme la dismissione legata a un progetto di trasferimento di quella produzione in India». Lavoratori e sindacati si rivedranno il 22 maggio.