ARCHIVIO Messaggero Veneto dal 2003

Eleonora salvata dopo 43 ore dalle unità cinofile del Fvg

L’AQUILA. Eleonora Calesini è la ventunenne studentessa riminese che i vigili del fuoco sono riusciti incredibilmente a estrarre ancora viva dalle macerie martedì sera, quasi 43 ore dopo il crollo della palazzina di cinque piani in cui abitava con altre ragazze nel centro storico dell’Aquila. Un miracolo tra i cui artefici ci sono anche un vigile del fuoco del comando provinciale di Gorizia, Claudio Antoniutti, e il suo cane, una giovane femmina di pastore tedesco che si chiama “Kira”. Una bella storia nella tragedia del terremoto abruzzese, dove le difficoltà non danno tregua agli sfollati. Infatti, dopo due giorni passati a dormire in tenda, o in un vagone letto o peggio ancora in macchina, la fatica e l’esasperazione non possono che aumentare insieme alla consapevolezza che lì nella tendopoli ci si dovrà restare a lungo. Diciottomila, informa la Protezione civile, le persone che si trovano nelle 2.272 tende. Diecimila quelle assistite negli alberghi. Nella notte scorsa la temperatura è scesa a 4-5 gradi sopra lo zero.
E’ difficile trovare qualcuno che accetti l’idea di una “new town”, una nuova città. Nessuno ci vuole andare. «I ricordi non si possono cancellare - racconta una signora, Enza, 60 anni, tendopoli della piazza d’Armi - io voglio restare dove sono nata, dove sono cresciuta. Non mi possono spostare come una cosa, come un pacco. Non devono spostare la mia città, la devono ricostruire proprio qui, e che sia sicura».
Nelle tendopoli allestite in città o in periferia vivono migliaia di persone. Spesso c’è tensione. Ieri sera un cameramen è stato spintonato, costretto a rinunciare. Quella della piazza d’Armi è la più vicina al centro storico, la tendopoli simbolo di questa tragedia. In due giorni sono state montate le tende, i servizi igienici, le cucine da campo, perfino un ufficio postale volante per pagare le pensioni, ci sono medici e psicologi, ci sono le troupe delle televisioni. Vengono distribuiti vestiti, mutande, magliette, golf, giacconi, per chi non è riuscito a portar via niente da casa, o che necessità di un cambio. Fanno impressione le file. Si aspetta per fare colazione e per pranzare, per fare la pipì o per farsi visitare da un medico.
Il malumore cresce. Di notte fa freddo, e c’è sempre tanta umidità, di giorno fa caldo e c’è poco da fare. Il posto in tenda non è stato ancora trovato per tutti, c’è gente che aspetta da tre giorni e ogni volta riceve dall’ufficio accoglienza una risposta negativa. Ma sono problemi che in queste ore si stanno risolvendo. Ai bambini ci pensano un gruppetto di clown, ma sono pochi, ci dicono, e dovrebbero essere molti di più. Tra qualche giorno forse arriveranno i volontari di Telefono azzurro, che hanno già l’esperienza di San Giuliano e dello tsunami.
Gli abitanti delle tendopoli di giorno si muovono, qualcuno si avventura in città per controllare la casa, qualcun’altro prende la macchina e va a trovare i parenti nei paesi vicini, altri vanno a trovare figli e parenti in altre città abruzzesi. Ieri, alcuni di loro hanno protestato contro la società che amministra le autostrade perchè fanno pagare i pedaggi anche agli sfollati, e la cosa gli sembra, giustamente, assurda.

  • Articoli correlati - GIORNALI LOCALI GRUPPO ESPRESSO
  • Contenuto a pagamento

    la tribuna di Treviso

    Senza Titolo

  • Contenuto a pagamento

    la tribuna di Treviso

    Senza Titolo

  • Contenuto a pagamento

    la tribuna di Treviso

    Senza Titolo

  • + Altri risultati