Per capire comè messa la destra, quanto è solida, quale consenso ha, come si prepara alle nuove elezioni, ci manca un dato fondamentale: non conosciamo le intese tra Berlusconi e Bossi. Erano in programma ieri sera in una cena ad Arcore. Un incontro fra leader. E questo la dice lunga: Bossi è la Lega come Berlusconi è il Pdl. Sono uomini-partito.
La Lega attorno a Bossi e il neonato Pdl attorno a Berlusconi si collegano non per adesione ideologica o programmatica, ma per fedeltà. Salendo sul palco per fare il suo discorso, Berlusconi ha ringraziato i delegati presenti non per il contributo didee, ma per l«affetto». E laffetto va alla persona, crea cioè un rapporto personale. Questo è un punto di forza per Silvio Berlusconi, ma è un punto di debolezza per il Pdl: perché laffetto non è trasferibile, il leader su cui si scarica laffetto non ha un sostituto e nel partito non cè una gerarchia, cè il capo, poi il vuoto. Per questo Berlusconi fa continue battute sulla propria longevità, sulla salute, sulla capacità lavorativa, che in effetti è sorprendente.
E per questo, dalla parte opposta, si spia ogni sua minima traccia di cedimento, «sè fatto operare a un ginocchio nella clinica di Totti», «nel discorso sè imbalbato due volte». Il Pdl ha un leader, ma non ha un successore. Ma la politica della destra sarà la politica del leader del Pdl? Per rispondere a questa domanda dovremmo essere stati invitati alla cena di ieri sera ad Arcore. Il che non è avvenuto.
Perché la politica della destra fosse la politica del Pdl bisognerebbe che il Pdl avesse il 51% dei voti. La Lega spera che questo risultato non venga mai raggiunto, perché metterebbe fine alla sua utilità e alla sua necessità. Lutilità e la necessità della Lega sono la ragione per cui la destra accontenta le sue richieste, compresa quella del federalismo, e la spartizione elettorale dei comuni, delle province e delle regioni. Ieri sera si dovrebbessere discusso proprio di questo: in ballo cè il governo delle Regioni Veneto e Piemonte, oltre che delle province di Padova, Verona, Venezia, Rovigo e Belluno. In Lombardia è in discussione Brescia. Da mesi la Lega fa capire che vuole governare due delle tre regioni, Veneto, Lombardia e Piemonte. Il Pdl risponde di essere in costante crescita in Lombardia, mentre la Lega è stazionaria. E questo ha una grande importanza in funzione anti-Pd: se il Pdl lucra i voti della crescita, il Pd scende a livelli ininfluenti. Secondo la Stampa di ieri, la Lombardia resterà al Pdl; in tal caso, la Lega potrebbe chiedere con più forza Veneto e Piemonte.
Il Pdl è appena nato e già si capisce che a destra la Lega assume una funzione concorrenziale, ma non come fa lItalia dei valori a sinistra: a sinistra più cresce lIdv più cala il Pd, a destra la Lega cresce a fianco di un partito unico che cresce. Il pericolo per la Lega è che il Pdl cresca fino a veder possibile il 51% con un aiutino che non gli verrebbe dalla Lega, ma potrebbe arrivargli dallUdc. Casini ha già fatto qualche esplicito accenno. Governare con Casini sarebbe per Berlusconi meno traumatico che governare con Bossi. Ma questa è unoperazione lunga, ha bisogno di preparazione.
Adesso Berlusconi punta a un risultato immediato: far sentire i nemici del suo partito come nemici dellItalia. Chiamare il Pdl partito degli italiani serve a questo: se è il partito degli italiani, perché raggiunge la maggioranza degli italiani, chi ostacola il Pdl ostacola il popolo italiano. Berlusconi spiega di avere scelto lui il nome Popolo della libertà, perché il potere sta nel popolo, come dice la parola democrazia.
Ora, dopo aver detto alla sinistra che il suo partito unico dovrà fare un passo indietro, perché come Pd non vincerà mai niente e le uniche chances di vittoria le avrà se ridiventerà Unione (non lo dico io qui, lo ha detto Prodi la settimana scorsa), bisogna dire alla destra che la democrazia come la intende Berlusconi separa il potere dal popolo, innalza i partiti sugli elettori, fa degli elettori dei semplici ratificatori delle nomine al Parlamento già decise dai partiti. Dopo di che usare questi parlamentari per una profonda modifica della Costituzione diventa un atto pericolosissimo, perché farebbe della Costituzione una carta in cui i poteri e i doveri non sono emanazione di unautorità del popolo, ma di unautorità sovrappopolare, che si attribuisce sul popolo una funzione paterna. Dire, come ripete Scalfaro, che «la Costituzione non si può toccare perché è sacra» è una generosa sciocchezza: la Costituzione è un prodotto di uomini, sia pure grandi e nobili, i padri della patria, e tutte le cose fatte dagli uomini invecchiano e decadono. La storia le fa nascere con una data di scadenza e sarebbe meglio se la scadenza fosse scritta sul prodotto. Dei grandi fattori storici che condizionavano la nascita della repubblica fascismo non del tutto debellato, comunismo in marcia su vasta parte del mondo, grandi potenze straniere in rapporti programmatici con i nostri massimi partiti, lautorità del partito dominante in comunicazione costante con lautorità della Chiesa, Italia miserabile ed emigrante nessuno è più valido. Ma come la Costituzione di allora rispecchiava il popolo di allora, sarebbe bene che una Costituzione ritoccata oggi rispecchiasse il popolo di oggi: il popolo, non i partiti.