Lajos Markos, il mago dei ritratti

di MARIO BLASONI

Tornava ogni estate da Houston (Texas) a Lavariano, suo paese natale, a trovare il fratello Attilio e a deporre un fiore sulla tomba del marito, il famoso pittore Lajos Markos, ungherese nato in Transilvania, vissuto negli Usa ma innamorato del Friuli al punto di volervi riposare per sempre. Da qualche anno la signora Maria Madrisotti, 91 anni compiuti, non si muove molto per motivi di salute (ha problemi alla vista). Era il luglio 2004 quando ha lasciato per l'ultima volta il grande ranch di famiglia - dove vive circondata dall'affetto dei figli adottivi Lally e Claudia e dei quattro nipoti - per tornare in Friuli. Ma si sente spesso al telefono col fratello Attilio e col cugino Ferdinando Bernardis, animatore, assieme ai figli, di un Bed & breakfast che è uno dei richiami più interessanti del «piccolo borgo rurale» di Lavariano. Questa bella località in comune di Mortegliano vive nel ricordo di Markos, magico ritrattista (ha «pennellato» personaggi come Bob Kennedy, John Wayne, il generale Patton, il violoncellista Pablo Casals, nonchè, in Friuli, il cardinale Antoniutti e tanti altri personaggi tra cui il presidente dell'Udinese, Dino Bruseschi), e nell'attesa dei «ritorni estivi» di Maria Madrisotti, non dimenticata cantante lirica negli anni '40-'50.
Ma intanto, a tener vivo il ricordo del pittore ungherese e a conservare le memorie di famiglia, c'è il cognato Attilio, fratello minore (di soli due anni) di Maria. Le storie di Lajos e di Attilio si sono incrociate con gli eventi della guerra, che entrambi hanno cominciato dalla parte dell'Asse per concluderla, dopo romanzesche vicende, con gli anglo-americani.
Nato nel 1917 a Marosvasarhely nella Transilvania romena (che nel '41 entrò a far parte dell'Ungheria), Markos ha frequentato l'Accademia delle Belle arti di Budapest, diplomandosi nel '40, e quindi ha partecipato alla guerra come artista-soldato (doveva documentare gli eventi bellici per il Museo di storia della capitale magiara). Faceva ritratti per gli ufficiali tedeschi e le loro famiglie, poi fu fatto prigioniero dagli Alleati e rinchiuso a Mauthen, in Carinzia, da dove, nel '45, riuscì a fuggire raggiungendo il vicino Friuli. Trovò ospitalità a Tissano di Santa Maria La Longa dall'amico Germanico del Torso che lo aiutò a riprendere l'attività artistica. Lavorò quindi per gli inglesi, non solo con i ritratti, ma realizzando, in particolare, per il Maresciallo Montgomery una grande tela, raffigurante una scena di battaglia, oggi conservata in un museo britannico.
Anche Attilio Madrisotti ha fatto la sua guerra, ma non sui fronti europei, bensì in Libia, nell'artiglieria contraerea. Sbarcato a Bengasi il 3 settembre 1940, appena quattro mesi dopo è stato catturato da reparti australiani. Ed è cominciata l'odissea dei campi di prigionia - Egitto, India e Inghilterra - durata esattamente 6 anni, 7 mesi e 17 giorni. Ma il giovane friulano ha saputo sempre cavarsela. E ha imparato bene l'inglese superando persino gli esami d'un corso universitario sulla letteratura d'oltre Manica! Tutto questo gli servirà,
ecc ome, qualche anno dopo quando conoscerà Lajos Markos. Il pittore magiaro, capitato qui quasi per caso, si è subito affezionato al Friuli. Ha soggiornato a Palmanova, quindi a San Daniele, dove ha aperto uno studio. Nel 1949 a Milano ha conosciuto Maria Madrisotti, che nella città di Verdi e di Giulio Ricordi studiava canto. «È stato il destino: Lajos - spiega Attilio - era latore di un messaggio a mia sorella da parte di una sua amica di Udine. Ed è scoccato il colpo di fulmine!». L'anno dopo si sono sposati e sono partiti per gli Stati Uniti«. Gli inizi, in America, sono stati duri. A New York, Markos ha svolto lavori di fatica in porto, ma poi con i ritratti si è fatto strada. Si è trasferito a Houston dove ha insegnato pittura in una scuola privata. La sua fama gli ha aperto le porte del jet set. Nel '62 ha ritratto Bob Kennedy, fratello del presidente John (che verrà assassinato l'anno dopo). Si è dedicato allo studio della storia americana specializzandosi nei grandi affreschi del Far West con i pionieri e gli indiani («I suoi quadri - ha scritto Licio Damiani - rappresentano il corrispettivo dei film kolossal in techicolor»).
I ritratti però sono sempre rimasti il suo piatto forte e anche in Friuli sono molti gli amici che conservano sue opere (citiamo, tra le curiosità, il busto dedicato al manager della Mostra della Casa moderna, Alfiero Bettarini, che ha una caratteristica: le mani appena abbozzate. «Torno domani a finirle», aveva detto, non riuscendo però a mantenere la promessa!).
La storia della dinasty dei Madrisotti è pure ragguardevole. Quella di Maria e Attilio è sempre stata una famiglia di artigiani-artisti. «Il mio bisnonno Giobatta, conosciuto come mestri Tite Madrisot
- ricorda il cognato di Lajos Markos - era un valente falegname e intagliatore; mio nonno Vittorio, assieme al famoso Pietro Modotti di Udine, fu uno dei primissimi fotografi; e mio padre Achille faceva arredi sacri in legno e dipinti (stendardi)». E Attilio ha raccolto queste eredità: pittore anche lui, ha fatto soprattutto il grafico pubblicitario. Ha frequentato appositi corsi dopo le tre medie («Su e giù in bicicletta Lavariano-Udine e ritorno») e, in anni quasi pionieristici, ha avviato a Pasian di Prato la ditta Opla Madrisotti che si è specializzata nella cartellonistica stradale e negli stand per fiere. Per esempio, ha realizzato lui ilBaffone della Birra Moretti («Ma c'è lo zampino dell'arte di Lajos...»), grazie all'amicizia con Lao Menazzi Moretti.
Attilio Madrisotti ha svolto per lunghi periodi la sua attività di pubblicitario-artista anche negli Stati Uniti, avendo raggiunto sorella e cognato a Houston. Ha lavorato per aziende industriali ed enti del Texas, con grandi soddisfazioni, una dozzina d'anni: «Mi hanno sempre trattato bene. Ho avuto persino la cittadinanza onoraria di Houston! Avrei potuto restare laggiù con Maria e suo marito, ma avevo troppa nostalgia di Lavariano e del suo campanile che ha quasi mille anni...». Sposato con Silvana Metus, Attilio è rimasto vedovo qualche anno fa e vive da solo in una bella casa del centro. Dei tre figli - Sandra, Roberto e Paola, immortalati da zio Lajos in uno splendido olio del 1964 - la più vicina è Sandra che abita a Mortegliano, mentre Roberto è medico a San Daniele. Invece Paola è negli Usa, dirigente d'una importante ditta nel settore petrolifero. «Sior Tilio» si avvicina ai 90 anni (li compirà in ottobre), anni che porta benissimo («Non ho mai avuto gravi malattie!»). La sorella e il cognato gli mancano molto. «Fino al 1993 quando Markos è mancato - racconta - tornavano ogni estate. Soprattutto i primi anni era una vera festa. Lui si portava la sua Crysler familiare con la quale girava per l'amatissimo Friuli in lungo e in largo. Ma per prima cosa accompagnava i bambini di Lavariano, che lo aspettavano all'arrivo in piazza, a prendere il gelato a Mortegliano. Con la sua auto andava anche in Transilvania a cercare parenti e amici, ai più bisognosi portava anche aiuti concreti. Subito dopo il terremoto arrivò in Friuli con gli alunni della sua scuola di pittura che ritrassero le località disastate: a Houston fece poi una mostra e il ricavato fu destinato, appunto, ai terremotati friulani».
Il Comune di Mortegliano non ha ancora intitolato una via o un'istituzione al pittore arrivato dall'Est e diventato friulano per affetti e dedizione. Lo meriterebbe e un'occasione potrebbe essere il ventesimo anniversario della scomparsa (2013) al quale si sta già pensando. Nella speranza di un prossimo ritorno di Maria Madrisotti. Lei ci conta: «Quando potrò, verrò», ha assicurato al cronista che l'ha chiamata a Houston per farle i migliori auguri, anche a nome dei tanti amici friulani.