Calligaro: il destino della pittura è nella varietà delle espressioni

SAN DANIELE. Il destino della pittura è racchiuso in una sfida: sapersi misurare con più modelli espressivi, come la grafica, l'illustrazione e il fumetto; saper trasfigurare la natura e la nostra quotidianità in una nuova, originale e poliedrica creazione artistica; saper sfruttare nel migliore dei modi il rapporto con i committenti per esprimere liberamente un universo personale di segni e colori. Così, in un mondo dell'arte dove dominano incontrastati (speriamo per poco) il concettuale e il multimediale, è sicuramente coraggiosa la sfida lanciata da Renato Calligaro, maestro friulano della grafica e dell'illustrazione, che da oggi al 13 aprile ci propone una mostra tripartita con una bella serie di lavori suoi, del grande Milton Glaser e di Lorenzo Mattotti. Una stranae geniale triade sull'asse New York-Brescia-Buja che potremo conoscere meglio e ammirare grazie al percorso espositivo allestito tra San Daniele (Museo del territorio, che ospita Calligaro; vernice alle 16), Fagagna (Palazzo degli Onesti, con Mattotti, alle 17.30) e Colloredo di Monte Albano (castello, opere di Glaser, alle 19.30).
Nel furoreorganizzativo della vigilia, Calligaro trova comunque qualche minuto per una riflessione sul progetto Il destino della pittura. Titolo impegnativo per una mostra. «Lo so – commenta sorridendo –, ma mi era piaciuto il titolo di un recente convegno udinese al cui centro c'era il pensiero di Gillo Dorfles sull'arte e sulla direzione che essa sta prendendo. Quel destino racchiude la sfida di oggi, di una stagione in cui la pittura è in ribasso travolta da un mondo sempre più globale dove dominano concettuale e multimediale. Allora io dico, noi diciamo: la pittura ha una chance se sa operare in più campi, se sa giocare su più tavoli, come la grafica, l'illustrazione (anche pubblicitaria), il fumetto. La mostra spiega perfettamente questa nostra idea: lavorare su committenza senza svendersi, sull'esempio degli antichi, anzi usando i paletti che ci vengono dati (pensiamo a una campagna pubblicitaria) tirando fuori il meglio da noi stessi e, in fin dei conti, in piena libertà. Forse la libertà dei paletti è più grande della libertà... libera». Questo significa che così la pittura (ri)vive, che non si blocca, non si inaridisce. «Sì, questa è la nostra convinzione – dice il maestro friulano –. Pensiamo ai fumetti (in questo caso a Mattotti): sono pittura e arte al tempo stesso, ma sono anche altro. Quel che conta è l'ingegno che sta dietro alla matita o al pennello, capace di trasfigurare la realtà, e sottolineo trasfigurare, non di fotografarla, ma di darle nuova vita attraverso il segno irripetibile di ogni singolo artista. Abbiamo questa nobile pretesa. Assieme a quella di promuovere in futuro una vera e proprio biennale friulana, dando spazio a personaggi forse meno noti ma di valore e con qualcosa da dire, ad artisti che seguono percorsi troppo lontani dalle grandi kermesse sparse per il mondo. Insomma, una strada, un percorso e un invito a fermarsi a guardare un caleidoscopio espressivo che racchiude un talento vero nell'eterno desiderio di creare una nostra propria realtà, una creazione dal vero al di là di stili e scuole».
Glaser (che non potrà esserci perché reduce da un intervento chirurgico, ma ha mandato un contributo video), Mattotti e Calligaro ci guideranno dunque in questo itinerario-sfida in cui il destino non è un macigno che ti travolgerà, ma la porta sul domani che soltanto una mente aperta e creativa saprà varcare. (n.c.)