Tre sperimentatori sfidano la pittura

UDINE. Nata da un'idea di Renato Calligaro e curata dalla Galleria Nuages di Milano, la mostra allestita dal 7 marzo al 13 aprile in tre diverse sedi espositive del Friuli collinare ha un titolo decisamente ambizioso: Glaser Mattotti Calligaro. Il destino della pittura. L'obiettivo è interrogarsi sullo stato attuale e sul futuro di una forma d'arte fondamentale che nel tempo, incalzata dall'emergere di nuove e spregiudicate forme di comunicazione, si è progressivamente eclissata, ritirata dalla realtà, scegliendo percorsi difficili e trovandosi spesso confinata in una dolorosa impossibilità comunicativa.
Come spiega Renato Calligaro nella conferenza stampa organizzata ieri mattina al palazzo della regione di Udine – incontro, coordinato dall'associazione VicinoLontano, a cui hanno preso parte l'assessore alla cultura Roberto Molinaro, il sindaco di Fagagna Ennio Benedetti e i rappresentanti dei tre comuni promotori Maria Grazia Dall'Arche, Dino Pegoraro e Luca Ovan – nella mostra la questione sul futuro della pittura è posta a tre artisti intesi in senso tutto contemporaneo: tre autori che hanno attraversato l'universo sincretico e multiforme della contemporaneità, sperimentandosi come grafici, illustratori, fumettisti. Oltre allo stesso Calligaro – celebre illustratore, vignettista di satira politica, ma anche attento osservatore della modernità in crisi a cui è dedicata TempoFermo, la rivista che ha fondato e dirige – la mostra espone anche opere di Milton Glaser e Lorenzo Mattotti: il primo, autore dei famosissimi manifesti I love New York(con un cuore al posto della parola love) e del manifesto di Bob Dylan del 1966; il secondo, noto fumettista, illustratore, autore di animazioni, campagne pubblicitarie e manifesti.
«Sono convinto – spiega Calligaro, che ha lavorato con passione e tenacia perché la mostra vedesse la luce – che chi ha familiarità con i linguaggi della grafica, della pubblicità e del fumetto oggi sia il piú adatto a rispondere alla domanda sul futuro della pittura. Chi si occupa di queste forme minoriè costantemente costretto a misurarsi con la realtà, perché deve confrontarsi con le richieste del committente e contemporaneamente cercare le forme piú adatte a comunicare contenuti e significati. La contrapposizione tra fumettarie pittori non ha alcun valore: i pittori oggi fanno cose che non si capiscono a vantaggio di critici che scrivono cose che non si capiscono. E se la pittura, tradizionalmente intesa, è quasi scomparsa, continua a vivere nella pubblicità e nel fumetto, nella contaminazione fra generi e linguaggi diversi. Io e Mattotti abbiamo spesso parlato di come il fumetto dovesse rispondere contemporaneamente alle esigenze dell'arte e alle richieste del pubblico. Mi pare che lui ci sia riuscito perfettamente, coniugando la pittura alta con il disegno fumettistico. Ma non è un caso che sia dovuto andare in Francia per lavorare. L'Italia è sempre stata troppo tradizionalista su questi temi».
Anna Davini