26 febbraio 2009 —
pagina 11
sezione: Cultura - Spettacolo
UDINE. Nata da unidea di Renato Calligaro e curata dalla Galleria Nuages di Milano, la mostra allestita dal 7 marzo al 13 aprile in tre diverse sedi espositive del Friuli collinare ha un titolo decisamente ambizioso:
Glaser Mattotti Calligaro. Il destino della pittura. Lobiettivo è interrogarsi sullo stato attuale e sul futuro di una forma darte fondamentale che nel tempo, incalzata dallemergere di nuove e spregiudicate forme di comunicazione, si è progressivamente eclissata, ritirata dalla realtà, scegliendo percorsi difficili e trovandosi spesso confinata in una dolorosa impossibilità comunicativa.
Come spiega Renato Calligaro nella conferenza stampa organizzata ieri mattina al palazzo della regione di Udine incontro, coordinato dallassociazione
VicinoLontano, a cui hanno preso parte lassessore alla cultura Roberto Molinaro, il sindaco di Fagagna Ennio Benedetti e i rappresentanti dei tre comuni promotori Maria Grazia DallArche, Dino Pegoraro e Luca Ovan nella mostra la questione sul futuro della pittura è posta a tre artisti intesi in senso tutto contemporaneo: tre autori che hanno attraversato luniverso sincretico e multiforme della contemporaneità, sperimentandosi come grafici, illustratori, fumettisti. Oltre allo stesso Calligaro celebre illustratore, vignettista di satira politica, ma anche attento osservatore della modernità in crisi a cui è dedicata
TempoFermo, la rivista che ha fondato e dirige la mostra espone anche opere di Milton Glaser e Lorenzo Mattotti: il primo, autore dei famosissimi manifesti
I love New York (con un cuore al posto della parola love) e del manifesto di Bob Dylan del 1966; il secondo, noto fumettista, illustratore, autore di animazioni, campagne pubblicitarie e manifesti.
«Sono convinto spiega Calligaro, che ha lavorato con passione e tenacia perché la mostra vedesse la luce che chi ha familiarità con i linguaggi della grafica, della pubblicità e del fumetto oggi sia il piú adatto a rispondere alla domanda sul futuro della pittura. Chi si occupa di queste forme
minori è costantemente costretto a misurarsi con la realtà, perché deve confrontarsi con le richieste del committente e contemporaneamente cercare le forme piú adatte a comunicare contenuti e significati. La contrapposizione tra
fumettari e pittori non ha alcun valore: i pittori oggi fanno cose che non si capiscono a vantaggio di critici che scrivono cose che non si capiscono. E se la pittura, tradizionalmente intesa, è quasi scomparsa, continua a vivere nella pubblicità e nel fumetto, nella contaminazione fra generi e linguaggi diversi. Io e Mattotti abbiamo spesso parlato di come il fumetto dovesse rispondere contemporaneamente alle esigenze dellarte e alle richieste del pubblico. Mi pare che lui ci sia riuscito perfettamente, coniugando la pittura alta con il disegno fumettistico. Ma non è un caso che sia dovuto andare in Francia per lavorare. LItalia è sempre stata troppo tradizionalista su questi temi».
Anna Davini