Un quieto sabato di veleni ed è quasi teatro alla Pinter

di MARIO BRANDOLIN Un sabato, con gli amici di Andrea Camilleri

Mondadori, 142 pagine – 17,50 euro

Un sabato con gli amici: un sabato come tanti, in cui consumare nella ritualità un po' logora e stanca di un incontro settimanale un'amicizia nata sui banchi del liceo. Ma il sabato che Andrea Camilleri allestisce ai protagonisti del suo nuovo libro ha tutta l'aria di essere un sabato speciale, di quelli in cui si gioca una resa dei conti che l'astuzia e il talento di Camilleri, scrittore e giallista raffinato, lascia volutamente aperta, anzi tale da preannunciarne altre e di ben più terribile portata.
Matteo e Anna, Fabio e Giulia, Andrea e Rena, tre coppie di affermati professionisti già compagni di scuola, si ritrovano come al solito a casa di due di loro: per la prima volta, però, in quella di Andrea e Rena. E per la prima volta con loro c'è anche Gianni, da tempo ormai al di fuori del loro orizzonte relazionale, anche per le molte ombre che connotano la sua diversità. E sarà proprio la presenza di quest'ultimo, «una meteora che per un istante ha attraversato il gruppo e poi è andata a disintegrarsi», a imprimere forzosamente una svolta nelle vite di tutti, facendo emergere verità fin lì più o meno soffertamente represse e svelando il crudo e il cattivo di rapporti affettivi ormai arenatisi nel pantano di una quotidianità fatta di rancori, di silenzi carichi di tensione, di ipocrisie banali e scontate, di relazioni pericolose variamente intrecciate tra loro.
Il racconto di questo sabato sera scioglie, senza esaurirla però, una trama (che naturalmente non sveliamo per non bruciare al lettore la sorpresa e il piacere della scoperta, ché sempre di un romanzo a
suspencesi tratta) che sin lì lo scrittore ha costruito per piccoli, succosi indizi, spezzando la narrazione in brevi capitoli e anche in un gioco assai ben orchestrato di flash backche rimbalzano sul presente illuminandolo di una luce sempre più cupa e ambigua. Per un attimo il sipario si squarcia e noi possiamo intravvedere l'abisso in cui i personaggi sembrano essere precipitati e condannati da sempre. Non è un caso, dunque, se il romanzo si apre e si chiude su episodi della prima infanzia di ciascuno dei sette protagonisti: episodi, pur con diverse sfumature, tutti terribili, che li hanno segnati in profondità e che la vita, nonostante sia stata con loro prodiga di successi, non ha saputo cancellare o ridimensionare.
Un sabato, con gli amiciè un libro che si legge tutto d'un fiato, scritto con stile asciutto, in un italiano secco e tagliente, molto dialogato e privo di qualsiasi invenzione linguistica (la vera forza e il fascino indiscutibile di molti altri lavori di Camilleri), improntato a una costruzione che è di tipo drammaturgico prima ancora che letterario, anche nella corposa definizione dei personaggi, le cui verità e consistenza si esplicano esaurientemente nelle parole che si dicono o, più spesso, non si dicono. Leggendo questo romanzo dello scrittore siciliano, che, non dimentichiamolo, è anche uomo di teatro, così lontano per stile ambientazione e intenzioni da quelli precedenti che lo hanno reso celeberrimo, si ha la netta sensazione di essere più dalle parti di un Pinter, col suo teatro della 'minaccia" e con quelle atmosfere sospese, allusive di ben altre e più inquietanti realtà, che da quelle di un altro grandissimo acuto scrittore di gialli, il francese Simenon. Il teatro che Camilleri mette in scena, alla fine, anche con un senso compassionevole di umana pietas, è allora quello di un assurdo crudele e beffardo che irrompe inesorabile a stravolgere la quiete apparente di situazioni ed esistenze, che proprio a quell'assurdo hanno cercato di sottrarsi rifugiandosi nelle maglie di una rassicurante convenzionalità borghese.