Camilleri e i quarantenni inquieti

di FRANCESCO MANNONI

Sorprendente Camilleri. Non si è ancora spenta l'eco de Il dubbio, l'ultimo romanzo con protagonista l'inossidabile Montalbano, ed ecco già in libreria Un sabato, con gli amici(Mondadori, 142 pagine, 17,50 euro), in cui racconta i traumi dell'infanzia di alcuni amici che si ritroveranno adulti per affrontare un evento drammatico.
Ma se la prolificità di questo straordinario scrittore può sorprendere, il contenuto del libro sicuramente sconcerta, perché questo nuovo romanzo appartiene alla terza o quarta via di Camilleri, quella sperimentale dopo quella notissima del commissario Montalbano e quella storica: una necessità dello scrittore, un piacere personale?
«A forza di fare la stessa autostrada – mi dice - , dopo un po' uno viene tentato dalla voglia di uscire. Questo romanzo è stato un'evasione dall'autostrada. È qualcosa che mi sto concedendo da quando ho passato gli ottant'anni. È successo con Il colore del solee con Il tailleur grigio. Ora sto percorrendo la strada provinciale che presenta più cose da esplorare, dopo essermi avventurato in un campo che fino ad adesso era stato lontanissimo dai miei interessi. È una provocazione verso me stesso, ma quando dico che è un'operazione sperimentale baro un pochino».
In che cosa bara?
«Per la verità, l'idea di questo libro nasce da un ritorno di memoria di un mio ricordo infantile. Con la vecchiaia c'è la presbiopia della memoria, si ricordano le cose passate e si dimenticano quelle che sono state fatte il giorno prima. Allora ho cominciato a lavorare attorno a questo spunto per arrivare a un ritratto dei quarantenni di oggi».
Che cos'hanno di particolare i quarantenni di oggi?
«Sono particolarmente inquietanti. C'è qualcosa nel loro sistema di pensiero, nel loro modo di agire, che è come un girare a vuoto. Forse il mio modo di vederli non è corrispondente alla realtà, ma io scrivo romanzi. I miei personaggi sono tutti un po' arrivati, e non dovrebbero patire traumi, incertezze, timori o manie di altro tipo, invece sono instabili. Forse il loro disagio è qualcosa ancora di più profondo, non è legato alle contingenze attuali».
Quanto contano i traumi dell'infanzia in cui sono incorsi i suoi personaggi?
«Contano, ma non è che un certo tipo di trauma condizioni la vita. Semmai il trauma stinge (usiamo questo verbo da lavanderia) la vita adulta che prima o poi deve fare i conti».
E tornano i conti nel caso dei suoi personaggi?
«Credo che nella vita tornino i conti finanziari ed economici, ma i conti con se stessi tornano sempre poco. C'è sempre qualche addendo, qualche numero che non coincide, e mette in discussione tutto».
I suoi personaggi sembrano vivere quasi di sfuggita. Che tipo di vita è la loro?
«È una vita parziale, una vita non totale. Ho l'impressione che sia un insieme di frazioni di vita. Ma tutte queste frazioni non riescono a comporre una visione unitaria dell'esistenza».
Il romanzo, altro fatto di rilievo, non è ambientato in Sicilia. Perché ha voluto lasciare i 'sacri' lidi?
«Se io voglio esplorare un terreno assolutamente nuovo, questo territorio deve essere veramente tale e non già conosciuto. Ambientarlo in Sicilia mi avrebbe precluso la possibilità di avere degli elementi di novità narrativa. Questo invece è il primo libro in assoluto che scrivo in lingua italiana. Anche Il colore del sole è scritto in italiano, ma in un italiano inventato, secentesco».
Montalbano non si arrabbia perché l'ha messo un po' da parte?
«E perché mai? Sicuramente fra non molto uscirà un nuovo Montalbano. La Sellerio ne ha tre già pronti, quindi non ha che l'imbarazzo della scelta. A marzo, sempre da Sellerio, dovrebbe uscire
Il Sonaglio (la donna capra)terzo volume della trilogia della Metamorfosi, iniziata con Maruzza Musumeci (la donna sirena), e proseguita con Il casellante (la donna albero). La Sellerio ha anche altri titoli in attesa di pubblicazione, e sono Il nipote del Negus e La banda Sacco, sulle gesta della famosa banda che imperversava tra Agrigento e Raffadali, che sono libri sulla linea del Birrario di Preston e della Concessione del telefono. Tra Montalbano e no, la Sellerio ha otto romanzi miei in attesa di pubblicazione, e non posso pensare di intasare la casa editrice, "mischina": decideranno loro di volta in volta cosa e quando pubblicare».
In Spagna invece è uscito un romanzo ancora inedito per l'Italia, che le ha fatto vincere il premio spagnolo Novela Negra (150 mila euro). Ce ne vuole parlare?
«
La Rizzagliata, un romanzo ambientato in Sicilia ai tempi nostri, è tutto improntato sull'importanza positiva e negativa che può avere oggi l'informazione e come possa in qualche modo influire notevolmente su certe situazioni. Sono partito da un lontano fatto della cronaca nera italiana, il delitto - che poi non è un delitto - di quando venne ritrovato più di cinquant'anni fa il corpo di Wilma Montesi su una spiaggia del litorale romano. La vicenda tenne banco per mesi e mesi e lo scandalo che ne seguì sconquassò il mondo politico. Questo è lo spunto base del romanzo. Il titolo La Rizzagliata (che significa pesca col rezzaglio) in spagnolo, per evidenti difficoltà di traduzione, è diventato La muerte de Amalia Sacerdote. In Italia con il titolo originale uscirà sempre da Sellerio il prossimo anno».
Ma cosa dice a chi lo accusa di essere troppo prolifico?
«A 84 anni ho ancora molte cose da scrivere e non penso di dover rendere conto del mio operato. Lavoro. E chi mi vuole bene mi segua».
Quante ore lavora al giorno per produrre tanto?
«Tante. Appena termino un romanzo lo faccio leggere a mia moglie, la mia prima lettrice. E poi lo mando all'editore. Come scrittore non vivo sotto una cappa che mi isola dall' atmosfera dentro la quale tutti ci veniamo a trovare e a respirare. Quindi sono influenzato dai fatti che succedono. I miei libri spesso sono suscitati da piccoli avvenimenti come
Un sabato, con gli amici. L'inquietudine dei quarantenni mi sembra la testimonianza di un malessere reale. Non so da cosa dipenda, ma io l'ho sentita, la sento. Che fare? Mah!».