29 gennaio 2009 —
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sezione: Attualità
ROMA. Sarà leuforia della piazza, larrivo sul palco di Beppe Grillo o la voglia di presentarsi agli elettori come unica alternativa al centro-destra. Quel che è certo è che questa volta Antonio Di Pietro alza il tiro e, dopo la rimozione di uno striscione su cui era scritto «Napolitano dorme, lItalia insorge», si lancia in un pesante affondo contro il Quirinale. Un attacco che scatena la protesta di tutti partiti, a cominciare dal Pd e dal suo segretario Veltroni, che bolla come «inqualificabili» le parole pronunciate dal suo scomodo alleato. Immediata è la reazione del Colle e dei presidenti di Camera e Senato. La replica del capo dello Stato è affidata ad un comunicato in cui si dice che la presidenza della Repubblica è «totalmente estranea» alla vicenda dello striscione e che definisce «del tutto pretestuose» e «offensive» le espressioni usate da Di Pietro per contestare «presunti silenzi del capo dello Stato le cui prese di posizione avvengono nella scrupolosa osservanza delle prerogative che la Costituzione gli attribuisce».
La risposta giunge al termine della manifestazione sulla giustizia organizzata dallIdv a piazza Farnese. «Presidente Napolitano, possiamo permetterci di accogliere in questa piazza chi non è daccordo con alcuni suoi silenzi?», chiede Di Pietro prima di assestare il colpo finale. «Lei - scandisce lex pm - dovrebbe essere larbitro, a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzi». E ancora: «Il silenzio è mafioso e per questo noi non vogliamo rimanere in silenzio». In serata, laffondo viene in parte rettificato: «Non mi riferivo al capo dello Stato, ma a chi vuole mettere la museruola ai magistrati».
La precisazione non placa la tempesta che nel giro di pochi minuti coinvolge le più alte cariche dello Stato. Gianfranco Fini apre i lavori di Montecitorio ricordando che «il dirito di critica non può travalicare il rispetto che si deve al presidente della Repubblica», mentre Renato Schifani interviene nellaula di palazzo Madama per mettere in chiaro che le offese al capo dello Stato «sono offese contro il Parlamento e gli italiani» e incassa anche lapplauso di tre senatori ribelli dellIdv.
Le razioni più stizzite vengono comunque dal leader del Pd Walter Veltroni che esprime piena solidarietà a Napolitano («Rappresenta un punto di riferimento per lintero paese») e definisce «inqualificabili e inaccettabili» le frasi pronunciate da Di Pietro. Per il vicepresidente del Senato, Vannino Chiti, lattacco al Quirinale «avrà conseguenze» nei rapporti tra Pd e Idv, mentre Franco Marini propone una immediata «verifica» politica e Marco Follini chiede a Veltroni di dichiarare «la fine» dellalleanza con Di Pietro. Anna Finocchiaro interviene nellaula del Senato per accusare lex pm di essere «un tribuno che si lascia guidare dalla piazza», mentre tutti gli esponenti del Pdl, ma anche quelli dellUdc, chiedono a Veltroni di abbandonare Di Pietro al suo destino.
Gabriele Rizzardi