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Prestito di 5 mila euro per i nuovi nati

ROMA. Un prestito di 5.000 euro per ogni nuovo nato rimborsabile con un interesse del 4% destinato a sostenere le famiglie più numerose: è una delle idee sulle quali il governo sta lavorando per sostenere l’economia, soprattutto quella familiare, nata da Carlo Giovanardi e illustrata dal premier, Silvio Berlusconi, durante l’incontro a Palazzo Chigi con i rappresentanti delle imprese e del mondo bancario. Incontro che per il momento è apparso interlocutorio con l’esecutivo pronto ad ascoltare e le categorie che hanno ribadito le loro richieste a partire da una garanzia di liquidità. Il premier ha comunque invitato i partecipanti all’ottimismo raccontando anche un paio di barzellette ad inizio riunione per scaldare l’atmosfera. Taciturno invece il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che in un intervento brevissimo avrebbe argomentato: «La parola è d’argento, ma il silenzio è d’oro». «È tirato pure sulle parole», avrebbe scherzato Berlusconi.
Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, spiega nel suo intervento che «è vero che l’equilibrio di bilancio è fondamentale, ma in momenti come questo - sottolinea - è importante uno stimolo per l’economia reale». Gli industriali chiedono così che il tetto agli interessi passivi sia alzato, sia prevista la detassazione degli utili reinvestiti nella capitalizzazione dell’impresa e si aumenti la soglia automatica dei crediti d’imposta da 516.000 a un milione di euro. Nessuna risposta invece arriva dal governo all’ipotesi di detassare le tredicesime in arrivo nella busta paga di fine anno: «Non è stata data una risposta - dice la Marcegaglia -, è stato detto che si faranno i conti». Ma gli industriali guardano in questo momento anche all’Europa, e soprattutto al costo del denaro nel Vecchio continente: «È necessario che la Bce abbassi i tassi in modo significativo perchè oggi il problema non è l’inflazione ma l’economia che ha segnato un rallentamento».
Tra le richieste di Confindustria anche lo sblocco delle opere pubbliche (30 miliardi, 2 punti di Pil «che in questo momento possono fare la differenza», dice Marcegaglia) e la promozione di prodotti ecologici: auto, elettrodomestici, case, motori industriali, realizzando «un piano organico di efficienza energetica e di riduzione delle emissioni». Di pari tenore le richieste arrivate dalle altre confederazioni.
Infine, la Finanziaria non si tocca, i conti pubblici non lo consentono: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti interviene in serata per mettere un nuovo stop alle voci che si continuano a rincorrere su possibili modifiche. Il punto sul quale ormai sembra esserci condivisione all’interno del governo è che i saldi del bilancio devono restare invariati. Se qualche novità deve arrivare occorrerà dunque tagliare da un’altra parte.
Il premier Silvio Berlusconi e i ministri economici sono comunque al lavoro per cercare di evitare che la crisi finanziaria si abbatta sull’economia reale. Salvo sorprese, però, non sembra che oggi arrivi un nuovo provvedimento in consiglio dei ministri; probabile invece che vi sarà solo un giro di tavolo. Il che non vuol dire certo che il governo stia con le mani in mano. Sono molteplici le linee lungo le quali ci si starebbe, infatti, muovendo: al primo posto resta la necessità di garantire la liquidità alle banche e alle imprese (anche attraverso il pacchetto “Scajola” fondo di garanzia, consorzi Confidi); ormai certa poi l’estensione della proroga della detassazione del salario variabile (straordinari ma anche premi). Uno sconto che dovrebbe essere ampliato anche al pubblico impiego, almeno ad alcuni settori. La cifra non è ancora stata quantificata con esattezza, ma a conti fatti dovrebbe superare i due miliardi. Il terzo asse è quello che punta a sostenere la domanda pubblica anche attraverso le spese per gli investimenti, a partire da quelli infrastrutturali. Per questo capitolo è pronto un finanziamento di 16,3 miliardi di euro (che sarà all’esame del prossimo Cipe), che serviranno per sbloccare e completare grandi opere, e che si aggiungono ai 15 miliardi della linea di credito data dalla Bei. Fondi sufficienti per rilanciare Ponte dello Stretto, Mose, la Salerno-Reggio Calabria, ma anche i grandi valichi. Poi ci sono le famiglie. Allo studio il già ricordato prestito da 5 mila euro per ogni nuovo nato.