Nuove prove, Napoleone firmò il Trattato a villa Manin

Tutto in una notte: l'Europa viene letteralmente ridisegnata e un piccolo paese alle porte di Udine resta legato indissolubilmente al nome di Napoleone Bonaparte. Era il 17 ottobre 1797, quindi 211 anni fa, quando il futuro imperatore francese pose la firma su quello che passerà alla storia come "Trattato di Campoformio" e che suggellò, tra l'altro, il passaggio del Friuli, di Venezia, dell'Istria e della Dalmazia all'Austria in cambio del riconoscimento della Repubblica Cisalpina. Paolo Foramitti, storico napoleonico friulano nonché capo della Delegazione del Nord Italia dell'associazione Le Souvenir Napoleonien, ha tenuto venerdì sera, al Polifunzionale di Campoformido, proprio nel giorno della ricorrenza dell'evento, una conferenza dal titolo accattivante: «La storia nascosta della notte del Trattato». Lo abbiamo intervistato.
Dottor Foramitti, lei ha ripercorso le convulse e movimentate ore che hanno preceduto la firma. Quali sono i retroscena che non conosciamo?
«La Fondation Napoléon di Parigi ha recentemente pubblicato con molte integrazioni l'intera corrispondenza di Napoleone Bonaparte, già peraltro resa nota a metà dell'800 da Napoleone III. In occasione di quest'opera si sono potute ricontrollare le tre lettere scritte dal generale all'indomani della firma dell'accordo di pace e inviate al Direttorio (il Governo francese), al ministro degli Esteri Talleyrand e a suo fratello Giuseppe. Ebbene, in nessuna di essa si fa menzione di dove fu effettivamente firmato il trattato, tema oggetto di annose dispute. In realtà, quindi, non scrive mai da nessuna parte quello che, impropriamente, gli viene attribuito da diversi storici friulani, ovvero che l'intesa sia stata siglata nell'osteria gestita a quel tempo da Bertrando Del Torre a Campoformido. Tutti i documenti a mia disposizione indicano invece, al di là di ogni ragionevole incertezza, che la sottoscrizione materiale del Trattato, benché prevista a Campoformido e che per questo è divenuta giustamente famoso in tutta Europa, sia avvenuta a villa Manin»
Dunque, ricapitolando, Campoformido, per la sua notorietà, deve ringraziare il marketing promozionale degli storici dell'800. Scherzi a parte, perché lei ritiene che la frase riportata nel documento ufficiale, custodita nell'archivio nazionale di Parigi, in cui si recita «fatto e firmato a Campoformio, presso Udine, in data 17 ottobre 1797...» risponda solo a una mera logica di opportunità politica?
«La scelta di Campoformido era dettata da un'esigenza di distacco formale tra villa Manin, residenza di Napoleone, e Udine, sede dei plenipotenziari asburgici. Le testimonianze storiche di coloro che erano presenti alla firma sono inequivocabili. Nel corso della mia conferenza ho dato lettura dei racconti dettagliati del conte Ludwig Von Cobenzl, capo della delegazione asburgica, degli aiutanti di campo di Napoleone, Marmont e La Vallette, del conte udinese Carlo Caimo, nonché di quanto scrissero il marchese de Gallo, napoletano, ma a qual tempo funzionario asburgico, e Joseph Ladrix, semplice soldato francese che in quei giorni era in servizio tra Udine e villa Manin».
Che cosa dicono?
«Dicono che tutto era stato predisposto nell'osteria di Campoformido per la firma. Il conte Cobenzl, piuttosto annoiato per l'attesa, aspettava da ore nella locanda l'arrivo di Napoleone e degli altri delegati francesi. Giunse a un tratto Marmont che gli riferì la richiesta di Napoleone di trasferirsi nella più comoda sede di villa Manin. Cobenzl scrisse nel suo diario che non trovava la soluzione prospettata 'regolare', ma poi, pur a malincuore, accondiscese e si recò a Passariano».
La Vallette, che si trovava a villa Manin, conferma nel suo resoconto questa versione?
«Assolutamente sì. E lo stesso fece il conte Caimo che risiedeva a Udine e che registrava tutte le notizie riguardanti le trattative e soprattutto gli spostamenti dei plenipotenziari».
E fu così, dunque, che verso la mezzanotte del 17 ottobre 1797 la Repubblica di Venezia non esistette più...
«Nel Veneto sono in molti a ricordare con poco piacere la firma del Trattato. Di fatto, però, la fine della Serenissima risale a cinque mesi prima, il 12 maggio, giorno in cui il Gran Consiglio sciolse la Repubblica di Venezia a seguito delle minacce di Napoleone contenute nel cosiddetto Manifesto di Palmanova. Certo, qualcuno sperava che, con la firma del Trattato di Campoformido, la Repubblica potesse risorgere. Non andò così...»
Chi potè dirsi contento di quella firma?
«Innanzitutto fu un atto fondamentale che portò la pace all'intera Europa dopo anni di guerre, importante in particolare per il Belgio che arrivò all'indipendenza e che ancora oggi festeggia quella ricorrenza. Ma direi che il 17 ottobre 1797 è una data storica anche per il riconoscimento internazionale della Repubblica Cisalpina, il primo Stato repubblicano moderno nella storia d'Italia. Come area corrispondeva grosso modo alla attuale Padania di Bossi».
Dopo 211 anni, quanto è vivo ancora il ricordo di Napoleone nel mondo?
«Il personaggio ha un grandissimo fascino. Lo dimostrano le migliaia di persone che visitano i luoghi napoleonici, ma anche le mostre sul tema. Anzi, a tale proposito, segnalo quella in corso all'isola d'Elba, una mostra itinerante che è già passata per Roma e in diverse città europee. Sarebbe interessante attivarsi per portarla a villa Manin».
E Le Souvenir Napoleonien cosa fa?
«Siamo un'associazione di appassionati di epoca napoleonica di ogni genere - collezionisti (dai soldatini alle stampe), bibliofili, o semplici turisti - che si ritrovano periodicamente e che organizzano giornate di visita e di studio sia in regione che in tutto il Nord Italia. Siamo appena stati a Monza a vedere la Corona Ferrea, quella con cui Napoleone si proclamò re d'Italia pronunciando la famosa frase "Dio me la diede". Sull'altra frase che viene tramandata, ovvero "Guai a chi la tocca", vi sono tuttavia dubbi che sia stata effettivamente pronunciata».
Per i friulani quali sono le prossime ricorrenze napoleoniche?
«L'appuntamento sarà verso maggio, per i 200 anni della battaglia di Sacile e dell'assalto a Malborghetto, avvenuti nel 1809».
E Campoformido?
«Campoformido, ogni 17 ottobre, ha il pieno diritto a celebrare l'evento che porta il suo nome, perché diede fama al paese e pace all'Europa. Ancora l'Osteria al Trattato è un luogo della memoria napoleonica universalmente noto e rilevante come pochi. Perfettamente conservato, appare ancora come al tempo di Napoleone».
Alfredo Longo