Terremoti, una mappa per gli edifici del Fvg

UDINE. «Si deve alla stretta collaborazione tra Università di Udine, Ogs e Università di Trieste – stimolata dalla lungimiranza della Protezione Civile - se oggi la nostra regione dispone di una Carta del rischio sismico aggiornata e modulata sulle caratteristiche specifiche del territorio, di una ricca banca dati sul rischio sismico regionale e della capacità di insegnare a terzi la difesa dal terremoto». Si è espresso così Marcello Riuscetti, del Dipartimento di Georisorse e Territorio dell'Università di Udine, durante il suo intervento al convegno del Gruppo Nazionale di Geofisica della Terra Solida, che ieri si è concluso a Trieste dopo tre giornate di dibattiti e approfondimenti. Ricordando lo stato dell'arte di appena vent'anni fa, quando il 21 aprile 1998 fu firmata la convenzione per la stesura della Carta del rischio sismico e fu creato un gruppo di esperti ad hoc formato da Giovanni Battista Carulli (Università di Trieste), Dario Slejko (Ogs) e Riuscetti stesso, il docente udinese ha sottolineato gli enormi progressi che sono stai compiuti nella comprensione – e conseguente capacità di gestione – del rischio sismico nel corso di due decenni.
Con l'ordinanza n. 3274 il 'terzetto sismico" è chiamato dalla Regione a realizzare una proposta di riclassificazione sismica del Fvg che porta a una migliore definizione dei parametri di rischio: «Da quella data ci siamo concentrati principalmente sulla determinazione dei cosiddetti 'effetti di sito", cioè su un'analisi del comportamento dei terreni presenti in regione – spiega Dario Slejko, dell'Ogs e Direttore del Gngts - giungendo alla rappresentazione speditiva dello scuotimento realmente atteso. Questo aspetto risulta importante soprattutto per ciò che riguarda gli edifici strategici quali ospedali, caserme e stazioni di vigili del fuoco. Ora abbiamo da poco iniziato uno studio che punta a definire lo stato di sicurezza di mille scuole del Fvg: produrremo una carta di identità di ogni edificio scolastico – che non è solo il luogo in cui soggiornano i nostri figli ma può trasformarsi in un centro di accoglimento strategico in caso di bisogno - mappando gli elementi morfologici e geologici che lo circondano».