07 ottobre 2008 —
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sezione: Attualità
CITTÀ DEL VATICANO. Le banche «crollano», i soldi «svaniscono», lunica realtà che resta è Dio e la sua parola. Aprendo il sinodo sulla parola di Dio con una meditazione sul salmo 118 - nei giorni in cui la crisi finanziaria turba le economie mondiali e interpella la capacità di intervento europea - il Papa ha fatto questa riflessione a braccio: «Vediamo adesso nel crollo delle grandi banche che i soldi scompaiono, sono niente, e tutte queste cose che sembrano vere in realtà sono di secondo ordine». E nessuna solidità è garantita a chi «costruisce solo sulle cose sono visibili, come il successo, la carriera, i soldi». Papa Ratzinger ha suggerito anche di modificare il concetto di realismo: «È realista - ha detto - chi riconosce nella parola di Dio, in questa realtà apparentemente così debole, il fondamento di tutto».
Interpellato sulla meditazione del Papa, monsignor Claudio Maria Celli osserva che «la Bibbia parla anche ai finanzieri e ai banchieri» e che, ponendosi in ascolto della parola di Dio, «anche un finanziere, un operatore di questo settore, deve riscoprire qual è il suo cammino». Daltra parte, suggerisce il presidente del Pontificio consiglio per la cultura, la Chiesa non ha «soluzioni o risposte prefabbricate» alla crisi finanziaria, perchè non è suo compito averle. E cè da dire che «non ci sono molti interventi del magistero su questo tema, e nella Chiesa una riflessione su questi campi è appena cominciata». Celli commenta, infine, che per il Papa leconomia «pur importante, resta una realtà penultima».
Le parole di Benedetto XVI a partire dal salmo 118 sono venute in forma di preghiera e meditazione davanti ai 253 padri sinodali riuniti in Vaticano a riflettere sulla Bibbia. Ma la Chiesa è attenta a diversi livelli al difficilissimo momento che leconomia mondiale sta attraversando da mesi. Un invito a «proteggere le basse entrate delle famiglie e dei lavoratori dal collasso finanziario» era stato rivolto già nel febbraio scorso da monsignor Celestino Migliore, osservatore della Santa Sede allOnu, intervenuto alla 46ª sessione dellEcosoc (Consiglio economico sociale) nella sede delle Nazioni Unite a New York. Il tema è stato poi affrontato a più riprese dallOsservatore romano, con contributi di economisti ed esperti. «È probabile - aveva scritto Luigino Bruni, in settembre, sulla prima pagina del giornale vaticano - che siamo di fronte alla fine di un certo capitalismo finanziario e speculativo, cresciuto troppo e male negli ultimi due decenni, di cui la crisi attuale è solo una (e non lunica) eloquente espressione. Una crisi le cui cause hanno radici profonde, nel sistema finanziario ma anche negli stili di vita e di consumo».
Bruni osservava, poi, che la crisi «può dunque essere una grande occasione per una riflessione profonda: non si tratta di immaginare uneconomia senza banche e senza finanza», ma «occorre che anche oggi fioriscano imprenditori e banchieri animati da scopi più grandi del solo profitto». Leconomista Ettore Gotti Tedeschi ha invece recentemente proposto, sempre sulla prima pagina dellOsservatore romano, di mandare i manager a fare gli esercizi spirituali, anzichè ai «troppi» stage di formazione per imparare a vendere prodotti finanziari sempre «più sofisticati».