De arzént zù( Di argento scomparso) si intitola il nuovo libro di Ivan Crico, edito dall'Istituto giuliano di storia e documentazione, che sarà presentato stasera, alle 21, nell'aia dei Colonos a Villacaccia di Lestizza per la rassegna Avostanis. Si tratta di un avvenimento per molti versi unico perché le liriche presenti in questa silloge sono state scritte in tergestino, cioè l'antico friulano parlato fino agli inizi dell'800 a Trieste e di cui si sono perse le ultime tracce - secondo la testimonianza dello studioso Pavle Merkù, presente alla serata con il critico Gianfranco Scialino - agli inizi della prima guerra mondiale. Assieme alla lettrice Luciana Guerra, Ivan Crico (originario di Pieris) proporrà dunque singolari nozzefra i linguaggi che impiega e che possono essere vivi come il bisiaco, con il quale la sua creazione poetica si è fatta notare, o morti come il tergestino che lui - a uno o due secoli dall'estinzione - fa rivivere nella sua ricchezza. Il dialetto friulano tergestino fu l'erede della romanità nella città giuliana: appena un millennio più tardi il veneziano coloniale ne avrebbe insidiato il primato per soffocarlo del tutto dopo l'istituzione del Porto franco (1719) diventando così la lingua franca dei commerci cittadini. La toponomastica triestina attesta ancora insediamenti tergestini nella valle di Rozzol, slovenizzata al più tardi nel XIV secolo, a Roiano e in tutta la costiera occidentale che all'inizio assicurava la contiguità linguistica tra il Friuli e le sue estreme frange occidentali. Confrontato con altri dialetti friulani, il tergestino mostra una singolare ricchezza fonetica che lo rende riconoscibile ed è in ciò simile al muglisano, anch'esso scomparso pochi decenni dopo (o prima?) del tergestino. È perciò una piacevolissima sorpresa constatare come una preziosa parlata sia ora rivissuta attraverso un poeta da sempre attento alla valorizzazione del ricchissimo patrimonio linguistico locale. La serata proporrà anche un intervento in diretta della cantante monfalconese Elisa che ha più volte ribadito il suo attaccamento nei confronti del linguaggio e della cultura della terra natìa, tanto da scrivere a inizi carriera anche un brano in bisiàc. Infine un nuovo progetto della poetessa e cantante Erica Benfatto chiuderà la serata presentando improvvisazioni vocali su testi in bisiàc assieme a Gabriele Benfatto, chitarra e voce, Andrea Ell, percussioni, e uno dei maggiori organisti internazionali, Manuel Tomadin, che suonerà un organo portatile di propria invenzione realizzato a mano assieme al padre. Ingresso libero. In caso di maltempo la serata si terrà domani.