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Alitalia, inchiesta della Procura

ROMA. La Procura della Repubblica di Roma apre un fascicolo sulla vicenda del dissesto di Alitalia.
Ufficialmente da ieri a Piazzale Clodio - anche se il fascicolo è intestato «atti relativi a» e quindi per ora senza notizie di reato - c'è già un contenitore virtuale in cui potranno confluire i primi esiti di indagine prima ancora di un eventuale fallimento puro o mitigato dei benefici della legge Marzano, che avrebbe comunque fatto scattare d'ufficio l'interesse della procura per conto dei creditori.
Ai pm toccherà in primo luogo valutare se, durante il dissesto della compagnia di bandiera, siano stati compiuti i reati di malversazione e truffa aggravata per il conseguimento di illecite erogazioni pubbliche, come ipotizzato dall'associazione dei consumatori.
La denuncia del comitato di difesa dei consumatori è la radiografia del crack Alitalia. Uno stillicidio che, secondo l'associazione, si sta consumando da quindici anni a questa parte, fino al 2008 segnato dal fallimento della trattativa con Air France-Klm che di fatto ha congelato ai minimi il volo del titolo in borsa e che ha condotto la compagnia aerea sull'orlo del baratro.
Si comincia appunto dalla rinuncia francese e dal «conseguente prestito ponte» di 300 milioni di euro concesso dal governo il 27 maggio 2008.
Secondo il Codacons i reati di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche e malversazione riguardano proprio i prestiti e i finanziamenti concessi alla compagnia di bandiera.
La vicenda Alitalia secondo il Codacons non penalizza «solo il Paese e i lavoratori, ma trascina con sè migliaia di piccoli azionisti che avevano investito il proprio denaro in titoli della compagnia di bandiera». Nell'esposto si stima che in dieci anni Alitalia è costata ai consumatori circa cinque miliardi e 187 milioni di euro e si ricorda che nel 2007 la compagnia ha chiuso il suo diciannovesimo bilancio (su venti) in passivo.
Nel mirino ci sono anche i compensi erogati agli ultimi ex amministratori di Alitalia tra cui Maurizio Prato e il predecessore Giancarlo Cimoli. A detta dell'associazione i due manager avrebbero intascato compensi faraonici rispetto ai conti sempre più in rosso dell'azienda: 2.170 euro al giorno per Prato («In cinque mesi avrebbe raccolto 326.414 euro») e 6.400 euro al giorno per Cimoli che «soltanto nel 2006 avrebbe percepito 1 milione 536 mila euro, con il bilancio di Alitalia che subiva perdite per 626 milioni di euro».
Al momento la Procura esclude di poter valutare l'ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta. È possibile, invece, che possa approfondire quello riguardante gli «stipendi d'oro» degli ad.
In realtà sia Prato sia Cimoli sono già stati sentiti in Procura come persone informate sui fatti. Prato nell'ambito dell'inchiesta sulle oscillazioni del titolo. Cimoli era stato ascoltato nel febbraio 2007 dal pm Adelchi D'Ippolito proprio sulla questione degli stipendi erogati a manager di aziende che vantano un azionariato pubblico, inchiesta da cui è scaturito il processo ai componenti del cda Rai targati centrodestra, imputati di abuso d'ufficio per la nomina a dg di Alfredo Meocci.