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Abete (Bnl): in Italia nessun rischio subprime

MILANO. Quanto sta succedendo negli Stati Uniti in merito ai mutui subprime, non succederà anche in Italia. Lo dice il nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza.
Insomma, per una volta saremmo stati più bravi degli americani. «Non c’è nessuna evidenza investigativa che ci possa mettere in allarme per quanto sta avvenendo a Wall Street e, comunque, noi non siamo in stato di allerta», dice al momento una fonte delle Fiamme Gialle. La polizia valutaria, va sottolineato, lavora in stretto contatto con Consob e Banca d’Italia.
«Nel nostro Paese - dicono alla Finanza - dal 2005, per effetto degli adempimenti alle direttive comunitarie, le norme sugli abusi di mercato hanno avuto un inasprimento delle pene che sono state raddoppiate. Non solo, ma Bankitalia e Consob hanno più poteri ispettivi e di vigilanza». «Le regole di accesso al mercato dei mutui - dice la Guardia di Finanza - sono più severe di quelle in vigore negli Stati Uniti o in Inghilterra: questo non è, di per sé, una garanzia assoluta che le frodi non possano avvenire, ma non delle dimensioni o dei tipo di quelle dei subprime».
E, sull’argomento, interviene anche Luigi Abete, presidente di Bnl. «Io so - dice - che in merito ai mutui subprime, l’Europa si è comportata bene e l’Italia si è comportata ancora meglio. Il settore bancario italiano è stato prudente e attento, così da non creare quei rischi particolari né ai risparmiatori, né a se stesso». «Quello che è stato fatto altrove - aggiunge Abete - sarà giudicato nelle sedi competenti. Io mi permetto solo di dire che, per una volta, l’Europa ha dimostrato di essere più matura, in termini di comportamento, rispetto al mercato finanziario americano».
Da sottolineare che, stando agli esperti della Bpm (Banca popolare di Milano) le adesioni delle famiglie italiane all’accordo fra Abi e governo saranno limitate. Si tratta, ricordiamolo, della possibilità di abbassare la rata (tornando ai valori del 2006) e allungare, invece, la durata del mutuo.
Ma i mercati finanziari hanno subito ieri un nuovo tracollo. A più di un anno dall'inizio della crisi dei mutui subprime, sono ancora i timori per la solidità delle banche americane a tener banco, questa volta con i riflettori puntati su Merrill Lynch, da cui si teme possano arrivare nuove maxi svalutazioni e un allarme sugli utili.
La cronaca della giornata è stata fatta fatta soprattutto di un tracollo prima dei future sugli indici americani e poi delle Borse Usa, con il prevedibile effetto contagio su tutto il comparto finanziario europeo, e gli indici del Vecchio Continente a loro volta a nuovi minimi da tre mesi e oltre 120 miliardi di capitalizzazione andati in fumo in una sola seduta.
Le vendite sui bancari europei sono scattate dopo uno studio con il quale Lehman Brothers ha ridotto le stime sull'intero comparto. Così tra le 'big' del Vecchio Continente, Ubs ha lasciato il 3,8% e Deutsche Bank il 3,9%. L'attesa di Lehman è che la prima possa segnare fino a 5,5 miliardi di dollari di svalutazioni nel secondo trimestre, e che la seconda per fine giugno segni svalutazioni per 1,9 miliardi euro. Hbos, colosso britannico nei prestiti ipotecari, ha lasciato il 5,4%, sotto pressione per un aumento di capitale da 4 miliardi di sterline e la revisione al ribasso dell'outlook da parte di Standard & Poor's.