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Nasce la figlia e la madre ritrova la parola

di LAURA PIGANI

Da circa dodici mesi vive separata dalla sua bambina di 2 anni, che i giudici del Tribunale per i minorenni hanno dichiarato adottabile. Una decisione che ha sconvolto l’esistenza di questa mamma, una 34enne residente in provincia di Pordenone disposta a tutto pur di poter crescere la propria figlia. La donna ha alle spalle un passato traumatico, che inevitabilmente ha influito sulla sua personalità. Affetta da un lieve deficit cognitivo dalla nascita, è stata affidata agli zii, dal momento che la madre (anche lei colpita da una patologia deficitaria) non era in grado di occuparsi di lei. Inoltre, quando era ancora bambina ha subìto un ulteriore grosso trauma: ha assistito a un omicidio commesso da un familiare. Un’esperienza scioccante che l’ha sconvolta a tal punto da renderla muta per moltissimi anni. A strapparla a quel silenzio, consentendole di recuperare gradualmente l’uso della parola, è stata proprio la nascita della figlia, nel febbraio 2006. Un piccolo miracolo reso possibile dall’intenso amore della mamma per la sua bimba – che chiameremo Anna – e dal sostegno che madre e figlia hanno ricevuto nella casa famiglia dove erano state trasferite. Un istituto (che si trova in regione) che ha fornito loro un ambiente accogliente e cure adeguate, tali da consentire attraverso il potenziamento delle risorse della madre, l’evoluzione di crescita di Anna.
Tutti questi progressi, però, si sono interrotti bruscamente nel giugno 2007, quando il Tribunale per i minorenni di Trieste ha dichiarato lo stato di adottabilità della bambina. I servizi sociali, incaricati di seguire la madre, nelle loro relazioni avevano ritenuto che non sussistessero nella donna le necessarie capacità genitoriali. Un’opinione, questa, non condivisa dagli operatori della casa famiglia, che avevano avuto modo di seguire quotidianamente la 34enne. E lo stesso consulente nominato dal tribunale prima di essere chiamato a decidere sull’adozione, nell’agosto 2006, aveva sottolineato che, in caso di separazione dalla madre, la piccola avrebbe subìto un forte trauma psico-patologico. Inoltre, secondo il consulente tecnico d’ufficio del tribunale, la donna «possiede le capacità genitoriali per accudire la piccola, queste sono limitate solo in ragione di una lieve insufficienza mentale che vincola le competenze di elaborazione dei fatti, ma non inficia le competenze affettive con la figlia». In sostanza, la donna sarebbe in grado di accudire Anna con il supporto di adeguate figure di sostegno.
«Il principio ispiratore della disciplina dell’adozione dei minori – sottolinea l’avvocato Orsola Costanza, che ha impugnato il provvedimento – è quello in base al quale il minore ha diritto ad essere educato nella propria famiglia di origine. Presupposto necessario alla dichiarazione dello stato di adottabilità è una situazione di abbandono e questo non è proprio il caso. Per questo chiediamo che non sia interrotto il legame madre-figlia e proponiamo una graduale ripresa di questo importantissimo rapporto».