ARCHIVIO Messaggero Veneto dal 2003

Un crollo collegato con la crisi dei mutui

LONDRA. In principio fu amore a prima vista. Non appena Gordon Brown prese possesso, lo scorso giugno, del numero 10 di Downing Street i cittadini britannici rimasero estasiati dal vedere al comando un uomo serio e posato come “Brown lo scozzese”. Ma dopo quasi un anno alla guida della nazione, Gordon Brown è riuscito a passare dalle stelle alle stalle inanellando un errore dopo l'altro. Una caduta sancita ieri dal peggior risultato elettorale laburista da 40 anni a questa parte.
Eppure, all'indomani della staffetta a Downing Street, la profezia lanciata da Tony Blair - presto arriverà un peso massimo laburista che rimetterà al suo posto il peso piuma David Cameron, leader dei Tory - sembrava prendere corpo. Appena insediatosi, Gordon Brown dovette fronteggiare una serie impressionante di crisi e mezze crisi: una nuova ondata di attentati terroristici - falliti - a Londra e in Gran Bretagna, l'inondazione che colpì l'Inghilterra a nord-ovest della capitale, i sei casi di afta epizootica che hanno portato all'abbattimento immediato di migliaia di capi di bestiame nel tentativo di stroncare sul nascere l'epidemia e quindi l'emergenza creata dal virus «lingua blu». Brown gestì molto bene queste crisi accumulando un forte vantaggio sull'avversario conservatore - più del 10% a fine settembre 2007.
Poi l'incantesimo si spezzò. E secondo molti la maledizione assunse il nome di Northern Rock - l'istituto di credito ed erogatore di mutui che, chiedendo un prestito di emergenza alla Banca d'Inghilterra, scatenò il panico nei correntisti britannici. La crisi della banca, infine, si è risolta con la nazionalizzazione da parte del governo, avvenuta in febbraio. Un decisione che è costata a Gordon Brown un mare di critiche.
Un altro passaggio decisivo - che si è poi rivelato una Waterloo per il primo ministro - è stata la mancata chiamata alle urne dello scorso autunno. Brown, avanti nei sondaggi, si è fatto tentare dalla prospettiva di indire elezioni anticipate - un potere che in Gran Bretagna è nelle mani del premier - salvo poi fare retromarcia quando i sondaggi hanno dato in ripresa i Conservatori, autori di un magistrale congresso-vetrina politica.
E da allora, per Brown, è stata solo una continua picchiata.
La crisi del credito ha iniziato a mordere duramente nel Regno Unito, raffreddando i consumi e spingendo il mercato immobiliare sull'orlo di una crisi.
Quindi l'ultima debacle, ovvero l'abolizione dell'aliquota del 10% per i redditi più bassi - una mossa su cui si sono scaraventati i Conservatori e che ha provocato la fronda del “correntone” laburista. Tanto da obbligare Brown a una sorta di retromarcia, che ha dato il destro a Cameron per una bruciante battuta: «il Labour si è accorto di non avere un leader, ma un perdente (loser, in inglese). Una battuta che oggi brucia più che mai.